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Fabiano Alborghetti trova Geraldina Colotti 
Cercando l’oro della poesia 37
Geraldina Colotti (foto © Basso Cannarsa)
Geraldina Colotti (foto © Basso Cannarsa) 
04 Aprile 2010
 

Il 2010 è bene iniziato e incontra Aprile, accompagnando la nostra rubrica tra web e radio. Ricordiamo che le novità del 2010 sono tre.

La prima: voci poetiche di sole poete.

La seconda: il gemellaggio con la rubrica "La voce di Gwen" in onda ogni sabato su Radio Gwendalyn. La puntata del mese è in onda il sabato successivo l’uscita in web nei microfoni radio e poi disponibile in Podcast.

La terza: l’autrice invitata, oltre ad offrire propri testi, porterà in apertura delle poesie di un autore/autrice particolarmente caro o vicino, spiegando in poche righe il perché di questa vicinanza.

 

 

La nostra terza e straordinaria autrice è Geraldina Colotti che sarà poi in onda sabato 15 maggio 2010 per La voce di Gwen su:

 


 

 

 

LA POESIA A ME VICINO: BERTOLT BRECHT

 

 

A coloro che verranno

Bertolt Brecht


Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l'ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E l'uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell'affanno?

È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m'autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri,
e sono perduto).

“Mangia e bevi!”, mi dicono: “E sii contento di averne”.
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d'acqua?
Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!

Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all'amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.

Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c'era, e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo:
anche l'odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l'ira per l'ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l'ora
che all'uomo un aiuto sia l'uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

 

 

Per il poeta ho fatto una scelta “di comodo”, persino ovvia: il Brecht della poesia “A coloro che verranno” (pag. 97-99 del volume Einaudi Nue, 1971, Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini).

Dice Brecht: «Scrivo le mie parole in una lingua durevole perché temo che molto ci voglia finché siano adempiute». Che dire di più?

 

 

 

LA POESIA DI GERALDINA COLOTTI

(tutte le poesie sono tratte da La guardia è stanca edito per Cattedrale Libri nel 2009)

 

 

Altre stagioni

 

Mi strapperò la pelle

ne farò corone

per le rotte dei folli

per le mani sorelle

d’altre lune

mi strapperò la pelle

ne farò corone

per le strade ribelli

per i tetti e i cancelli

d’evasione

mi strapperò la pelle

ne farò corone

per l’eroe senza un come

che non lascia nessuno

al padrone

mi strapperò la pelle

ne farò corone

per le frasi incompiute

dalle mani cadute

altre canzoni

mi strapperò la pelle

ne farò corone

dalle stagioni inverse

all’onda senza nome

altre ragioni

 

 

Scilla

 

Scopri la lingua dei fossili

i suoni d'esilio

bambina di scogli

togli la terra dura

togli con cura

veli e fanghiglia

temi il fiato di carogna

che sorveglia la soglia

le tue pagine sfoglia

scopri la lingua dei fossili

i suoni d'esilio

bambina di scogli

togli gramigna al cuore

cogline il respiro

poi saprai di mare

 

 

Lampedusa

 

Bambini in mare

pakistani irregolari.

Li salviamo, maggiore?

Meglio gettare anche

i genitori

per ricongiungere

il nucleo famigliare

 

 

Kamikaze

 

Sono tra voi

che avete stanze quiete

e aria condizionata

sono il mirino

il sellino

il postino

l'autobus che tarda al mattino

Sono tra voi

mi avete visto allo specchio,

le mani sporche

le vostre

appena guantate

 

 

Bar­ri­cate

 

Men­tre tor­navamo da Berlino, alla prima,

molti uomini fuma­vano cubani

le donne esi­bi­vano diademi

e sigarette egiziane

Se vuo­tas­simo le tasche

a questi parassiti –

disse Hans

davanti al teatro di Brandeburgo –

avremmo pane e latte gratis

per gli asili della Turingia

E l’orchestrale smise di cantare

le maschere di accompagnare

Se vuo­tas­simo le tasche

a questi parassiti…

gridò Hans

sfi­dando il tiro

delle mitragli­atrici

Men­tre noi affilavamo i denti

sulle bar­ri­cate

il vero ballo non era ancora iniziato

Se vuo­tas­simo le tasche

a questi parassiti…

disse Ulrike

davanti al teatrino del parlamento

avremmo il pane e le rose

e il nos­tro tempo

E l’orchestrale smise di cantare

le maschere di accompagnare

Se vuo­tas­simo le tasche

a questi parassiti…

gridò Ulrike

sfi­dando il tiro

delle mitragli­atrici

E l’orchestrale smise di cantare

le maschere di accompagnare

Men­tre Alice

spar­ava agli orologi

le nos­tre unghie erano ali rovesciate

Saliva la tem­pesta in controcanto

 

(La cuoca rossa. Sto­ria di una cel­lula spar­tachista
al Bauhaus di
Weimar. Omag­gio)

 

 

Donna di bruma

 

Donna di bruma

tor­rente verderame

tra i passi di Parigi

conta i sassi

mormora di lotte partigiane

Mordersi a sangue per sputare poi

il veleno

 

 

Ulivi

 

L’altra città sospesa sul diluvio

è selva nell’asfalto

è Palestina

piange terra dagli occhi

asciutti

come ulivi d’agosto

 

 

 

Geraldina Colotti, nata a Ventimiglia, è redattrice del quotidiano il manifesto e curatrice di Le Monde diplomatique (edizione italiana).

Ha scontato una condanna a 27 anni di carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse ed è autrice di racconti, poesie, romanzi per ragazzi. Fra i suoi libri ricordiamo Versi cancellati (1996), Sparge rosas (Manni, 2000), Certificato di esistenza in vita (Bompiani, 2005); Il segreto (Mondadori, 2003), e, con Vauro, Scuolabus (Mc movimenti cambiamenti, 2002).

 

Fabiano Alborghetti

 

 

Puntata registrata “La Voce di Gwen” >> La guardia è stanca


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