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Una vedova poco scaltra. Verona, 27 e 28 luglio
23 Luglio 2007
 

Venerdì 27 e sabato 28 luglio, ore 21:15, all’interno dell’Estate Teatrale Veronese debutta, in Corte Mercato Vecchio a Verona, in prima nazionale Una vedova poco scaltra, liberamente ispirata a Carlo Goldoni di Paolo Puppa, con Isabella Caserta, Jana Balkan e Maurizio Perugini. Regia Luca Caserta. Un assaggio di questa nuova produzione del Teatro Scientifico si è già gustato sabato scorso alla Biennale di Venezia, dove la compagnia veronese è stata invitata da Maurizio Scaparro.

La Vedova scaltra appartiene all’apprendistato giovanile del commediografo avvocato, ancora imbrigliato nel gioco delle maschere e portato ad esaltare valori nazionalistici, sia pur come civetteria letteraria e quale concessione al pubblico locale. Da qui, la scelta finale della protagonista a favore del cavaliere italiano. Vent’anni dopo, ormai emigrato a Parigi, avrebbe probabilmente orientato in modo differente il plot. Ma il paradosso, a leggere con attenzione il copione goldoniano, si mostra per Puppa innanzitutto linguistico. I tre forestieri infatti, segnatamente il francese, lo spagnolo e l’inglese, differenziati nel carattere a ribadire stereotipie nazionali, sono omologati nello standard toscano, usato persino nel dialogo privato. Goldoni giustifica il fatto coll’internazionalità e col prestigio della nostra parlata e grazie alla sua personale esperienza. Dichiara infatti di aver colloquiato spesso con amici foresti in italiano. E del resto, aggiunge, nessuno si meraviglia a Parigi vedendo il Pantalone del palcoscenico esprimersi in francese. Ebbene, se viceversa adesso li facciamo conversare nell’accento almeno, se non nel lessico, straniero, si ricrea quella meravigliosa babele che faceva della Venezia dei Fonteghi sin dal Rinascimento una sorta di New York o Londra d’oggi, babele spesso ribadita nei canovacci della Commedia dell’arte o nella drammaturgia di Ruzante e Calmo.

Il testo di Puppa trasforma Rosaura in una donna smaniosa di competence linguistica.

In un’atmosfera rarefatta e sospesa, la vicenda di Rosaura rivive sotto forma di flashback nei ricordi dell’anziana vedova: la realtà si fa sogno o, forse, sono proprio i sogni della protagonista a divenire realtà. La struttura narrativa, forte della commistione linguistica voluta dall’autore, ha la sua vis nelle figure dei pretendenti alla mano di Rosaura. A tal proposito la regia di Luca Caserta ha affidato il ruolo dei tre amanti (il francese, l’inglese e lo spagnolo) a uno solo di essi, che, come in un ballo in maschera, passa da un personaggio all’altro mettendo in discussione la percezione della realtà secondo l’ottica distorta del sogno o della follia. Il passaggio da una scena all’altra è costruito su una rarefazione dei movimenti, con i personaggi che richiamano visivamente gli “autòmata” e i meccanismi di un orologio animato.

L’originaria ambientazione a ridosso del carnevale veneziano, presente nel testo di Goldoni, ritorna quindi nell’allestimento del Teatro Scientifico come sottotesto nel tema del “mascheramento”, che ridefinisce il confine tra realtà e finzione: attori che interpretano personaggi in abiti d’epoca o persone reali che scaturiscono dal magma temporale per vivere nel breve spazio della scena teatrale? Un solo uomo che diventa più individui sotto gli occhi degli spettatori; gli spasimanti, i cui tratti stereotipati rimandano a “tipi” e, quindi, a maschere o marionette; la lingua italiana, a sua volta camuffata con idiomi stranieri dall’effetto caricaturale; il Conte di Bosco Nero che, allo stesso tempo, è Arlecchino e professore di lingue. Il tutto, visto attraverso la lente deformata del miraggio, rimanda appunto (seppur in chiave comica) alla dimensione del sogno per mezzo di un costante gioco di specchi, sul quale in apertura e chiusura incombe un temporale lontano quanto minaccioso, indice di una frattura nel continuum spazio-temporale da cui emergono caratteri e storie che prendono forma e vita dinanzi agli spettatori, scrive Luca Caserta nelle note di regia.

Jana Balkan è Rosaura anziana, Isabella Caserta Rosaura giovane, Maurizio Perugini interpreta gli amanti (Monsieur Le Blau, Milord Runebif, Don Alvaro di Castiglia) ed è voce registrata di Arlecchino. Accompagnamento musicale a cura di Luca Caserta, che ha curato anche i bozzetti di scene e costumi realizzati dal Laboratorio Teatrale. Produzione Teatro Scientifico-Teatro/Laboratorio in collaborazione con “Estate Teatrale Veronese”.

 

Teatro Scientifico


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