Sono rari i poeti giovani che riescono nell’andirivieni fra parola e performance, fra filosofia e versi, ad avere una cifra stilistica riconoscibile. Il pisano De Francesco, anche per vocazione errabonda e nomade, complici neuroni cosmopoliti e padronanza delle lingue e lunghe consuetudini all’estero, in città come Berlino ad esempio, riesce in questa scucitura fra parola e immagine offrendo ritmi e consonanze con l’universo che si scioglie anche nella precisa sensualità gestuale dei sensi. O della percezione, immagino.
Claudio Di Scalzo
LO SPOSTAMENTO DEGLI OGGETTI. SILLOGE.
Da Sosta nel sottopasso, in dormiveglia (2005):
bolle nel tempo srotolamenti
di coscienza senza esserci
è quell’odore tipico
di tutte le cucine
tra prosciutto e sapone in scorrenze
il s’agit de suivre un couple
dans le métro.
ils marchaient devant moi,
les portes étaient ouvertes.
je ne pouvais ni voir leurs visages
ni les rejoindre pour les examiner.
si trattava di un elettricista probabilmente colombiano che
tornando a casa
in metropolitana leggeva la sera
un manuale nelle pagine usurate schemi di circuiti
la barba biancogialla come l’assenza
di copertina
i vetri sono ovatta
raffiguriamo quest’uomo proiettato nelle stelle
nell’oscurità fuori pieghiamo il pigiama per la notte
mentre lui si addormenta camminiamo in giardino
voltando le spalle uno spostamento nella percezione
sblocca la figura dietro di noi
sta ferma non dice e non vuole niente si limita
forse ad osservare ma senza occhi
raccoglie nei contorni tracciati dai capelli
la presenza di tutti
nel sonno che allontana
la condivisione di due corpi in una mamma
discute nel vuoto in fila indiana allontanandosi
dal capannone nero
per attendere l’autobus
nello slargo dove ti chiedo che cosa abbiamo fatto
si intravede un bambino nella neve nei tuoi corpi
al lato della strada deserta
siamo tutti nel corridoio l’illuminazione dei lampadari
cercando l’entrata del teatro
tende nere ma non ce ne accorgiamo
però quando restiamo in due ci guardiamo
e ci guardiamo intorno crediamo gli altri inghiottiti
qualcuno bussa alla vetrata
i volti di prima sorridenti
gli amici che scherzano dall’altra parte
ci invitano a passare
e non è l’entrata di un teatro
ma porta sulla strada
uscendo nel freddo un manipolo di gente guarda in alto
da una finestra di un palazzo una tv
trasmette il filmino girato quell’estate
quando saremo tutti insieme a casa
ci sono io che mi spoglio davanti alla cabina della doccia
mi giro nudo in erezione qualcuno applaude ride
guardo l’obiettivo rido anch’io poi un qualcosa offusca la ripresa
al momento del varco
una pecora di fumo
scivola nel tempo
obliqua la luce nel frigorifero
e gli alberi fuori senza foglie
Da La percezione del mare, (un esercizio di stile, 2003):
III.
nelle diramazioni delle dune
la trasparenza sciaborda negli occhi
e il vento è vólto. striscia nelle crune
ricostruisce il tempo dai trabocchi.
sei ragni quando slitta la risacca
sono strutture di sole e di schiuma
ma pròtesi di legno senza lacca
nelle bolle tagliate dalla bruma.
è forse il dopo più vero del ciglio?
se l'acqua scivola dentro il cuscino
è un chiudersi di iridi, l'orecchio
tace e gratta dal palmo cristallino
quel che fu scoglio. nella sabbia il secchio
si spacca per la luce d'un artiglio.
V.
senza il vento che osserva, il mare è un grido
di trasparenze. se dal vuoto madido
dilata nell’oscuro un bianco ripido
e l’ombra è assente sul deserto nido.
VI.
una centrifuga di luce fissa
nel freddo l'orizzonte non più falsa
la foglia oblunga la palude glissa
tenue dal giunco alla medusa. salsa
la curvatura delle sabbie penetra
nei gazebi, tra sciami costruisce
di grani turbinanti nella tenebra.
il levigare dell'onda imbastisce
scontri tra scogli. getta la faretra
lo sguardo fatto di raggio. chi alza
la vela non è più freccia alla nube
del giunco alla medusa. strie di zebra
gli orizzonti per gli occhi che s'innalza-
nodall’arco dell’acqua al cielo succube.
VII.
percorsi assenti di pioggia tra curve
di sole. nella risacca si sfoglia
l'onda che sguscia sulla spoglia
dell'inverno di vetro. quando incurve-
rà dipartendo dal mare sarà
l'apertura alla schiuma ogni rintocco
sullo scoglio di goccia che rista
prima che ti si annulli sulla bocca.
Da Lo spostamento degli oggetti (2006):
anche noi vogliamo essere
dove il movimento della centrale eolica
proietta sulla distesa la linea del sole
come quando da bambini sentivamo
il riverbero delle voci al mattino presto
e ci si immaginava l’inizio di un film
fino a pensare oggi
che l’origine era diversa che risiedeva
in un’altra esistenza lasciata aperta
dalla facciata di un palazzo visto dal treno
e ci sembrava la vera vita
solo perché non era la nostra che ci è dato percorrere
senza interruzione
nella percezione degli oggetti il profumo di mia madre
nella bottiglietta a forma di cono la luce bianca
di quando ancora non ti avevano regalato il paralume
la fuoriuscita imprevista
dell’idea di morte quella mattina davanti allo specchio
la febbre e i dinosauri sul tappeto di salotto
il vuoto sedato sul petto di mio padre
il punto di fuga nel buio in allontanamento permanente
oggi cosí come sono
io nella percezione degli oggetti
e in tutto il resto il suono della lavastoviglie sull’evidenziatore
ed io curvo nello studio degli oggetti
la mano sul fianco vicino al tuo seno troppo duro l’umidità
ovunque l’umidità nella stanza nei pantaloni
le impressioni retiniche gli acufeni l’angoscia
cosí come sono e tutto l’indefinibile resto
nella percezione degli oggetti
che se mai ci sembrasse proprio impossibile immaginare
cos’è la morte ci sono sempre gli oggetti a ricordarcelo
bambole soprammobili poltrone
anche gli elettrodomestici
come ogni altra macchina attivata da energie esterne
e queste stesse energie questa stessa luce
non sentono ma ci sono
persino un’arancia che cade dal finestrino
rotola per qualche metro scoppia in pezzi sulla strada eppure
non c’è stato alcun dolore
lo stato orizzontale della carta
subisce perturbazioni
nell’assimilazione del piano
alle condizioni spaziali di una sfera
quindi il corpo solca l’aria
in una traiettoria decisa dalla mano
d’un tratto qualche verso si trova nel cestino
la gomma blu degli ascensori
che è adesso una formazione di tempo nell’odore del rivestimento
e noi che siamo qui
che le particelle calde del fiato e gli sguardi
nel suono delle cinghie
gli sguardi verso le maniglie
si sale in testa le nebulose corpuscolari il vagone
delle città siderali
cosí le cose della casa quando tutti sono usciti
restano nella luce obliqua
e accade di avvistare un frigo o una poltrona
nella finestra del palazzo di fronte
di ricordare quel quadro
in un corridoio del pompidou
e pensarlo sussistente nella notte senza occhi
salendo le scale
una testa femminile verso la finestra sul pianerottolo deserto
si volta di scatto non può accettarne il volto
è costretto al risveglio esce a tiergarten
mentre cammina guarda i rami
ed è la solita vertigine quando si mostra negli oggetti
ma subito ci appare inverosimile
restiamo senza dire niente
continua questa inspiegabile assenza di dati su tutto
le cose tacciono poco a poco
manifestazione repentina dell’estate
dietro le facciate delle case il sole
giallo implacabile
occupa spazio
LETTERA CON FOTO E DIDASCALIE
Caro Claudio,
eccoti finalmente le tre foto che accompagnano i miei versi. La foto "ale" è un mio ritratto. Le due altre foto sono di due installazioni diverse.
Ti riporto qui di seguito due brevi descrizioni che, se vorrai, potrai accludere come spiegazioni delle foto sul portale Tellusfolio.
"o.m." è un'installazione realizzata alla Kunsthaus Tacheles di Berlino in febbraio 2005. I visitatori erano invitati a stendersi su dei letti, ad ascoltare la lettura del ciclo di poesie "o.m.", realizzata con elaborazioni digitali della voce parlata, e a leggere gli stessi testi poetici, rappresentati sugli schermi LCD che pendevano dal soffitto. La foto ritrae l'installazione al momento del vernissage.
"sosta3" è un'installazione-performance realizzata all'Interdisziplinäres Zentrum für Kunst und Medientechnologie Denkmalschmiede Höfgen, in provincia di Lipsia, il 10 settembre 2006. I visitatori erano invitati a rispondere al telefono che si trovava in uno spazio appositamente configurato. Da un'altra stanza, l'autore, con la collaborazione di due lettrici germanofone, leggeva in tempo reale una o più poesie del ciclo "sosta nel sottopasso, in dormiveglia" a chiunque rispondesse alla chiamata.
Completava l'atmosfera un suono uniforme, basso e prolungato, creato attraverso l'elaborazione digitale della stessa voce parlata e diffuso nella stanza dove si trovava il telefono. La foto ritrae l'installazione subito prima dell'inizio della performance.
Alessandro De Francesco
NOTA BIOGRAFICA
Alessandro De Francesco (Pisa, 29/09/1981) ha compiuto studi di filosofia, letteratura, musica e arte all’École Normale Supérieure, all’IRCAM e all’Université Paris 12 di Parigi, alla Technische Universität e all’Universität der Künste di Berlino, al Centro Studi Musica&Arte di Firenze, all’Accademia Chigiana di Siena e all’Università di Pisa, dove si è laureato in Filosofia con una tesi sul linguaggio poetico.
Lavora attualmente come artista freelance ad un progetto di interazione tra la propria scrittura poetica e i linguaggi dell’arte contemporanea, realizzando installazioni, registrazioni digitali, performances, staged concerts, tutti basati su proprie poesie. Ricordiamo a tale proposito l’installazione o.m., Kunsthaus Tacheles, Berlino 2005, la performance :poesia:suono:spazio, Cantiere S. Bernardo, Pisa 2005, l’installazione-performance sosta#1, Universität der Künste, Berlino 2006, l’installazione-performance sosta#3, Interdisziplinäres Zentrum für Kunst und Medientechnologie Denkmalschmiede Höfgen, Lipsia 2006. Per il 2007 Alessandro De Francesco è invitato al centro di arte contemporanea Abbaye de Fontevraud, Francia, all’istituto di arte del suono STEIM di Amsterdam, Paesi Bassi, e all’E-Media Centre di Tallinn, Estonia.
Alessandro De Francesco ha inoltre pubblicato poesie su varie riviste, tra cui Gli epigrammi di Rottluff, in Caffè Michelangiolo (2002) e la condivisione, in Quaderni della Biennale di Poesia di Verona (2005), ed è finalista al Premio Nazionale di Poesia Lorenzo Montano, sezione “Una poesia inedita” 2006.