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Yoani Sánchez. Cuba performance
24 Febbraio 2009
 

Dal blog Generación Y

22 febbraio 2009

 

 

Cuba performance

Hace algunos días, pudimos ver en nuestra casa el documental Cuba performance, dedicado a la labor artística del grupo Omni Zona Franca. La sala se llenó de peludos y hasta algunos autores extranjeros, invitados a la Feria del libro, subieron los catorce pisos por la escalera. Amaury –el protagonista del filme– no estuvo presente, porque hace unos días le nació un hijo que lo tiene ahogado entre pañales y noches sin dormir. Era viernes trece y había luna llena, pero la superstición no nos impidió disfrutar de algunas horas de creación, libertad y descarga.

La directora del documental, Elvira Rodríguez Puerto, convivió durante semanas junto a Eligio, David y los otros artistas de Alamar. Gracias a esa cercana interacción, logra mostrarnos la mezcla de poesía, pintura, zen y grafiti con la que estos talentos autodidactas han llenado las calles de la proyectada ciudad del “hombre nuevo”. Disfuncional y estigmatizada, la singular villa del este es hoy un sitio en el que pocos quieren vivir, lleno de bloques de concreto repetitivamente idénticos. Allí habita y hace su arte Amaury, un hombre grande, negro, que se pasea con un casco de minero y con una saya amplia. Él logra involucrar a los vecinos en sus acciones plásticas, les hace olvidar las jabas vacías con las que vuelven del mercado y les ayuda a aflojar el rictus de incredulidad con que lo miran todo.

La vida nuestra está llena de performance y de acciones plásticas cargadas de simbolismo, aunque nos parezcan totalmente lineales y cotidianas. Esa es la sensación que me ha dejado escuchar la filosofía de este risueño poeta que camina apoyado en su báculo de madera. Esperar el ómnibus, hacer la cola para el único pan del racionamiento, intercambiar productos en el mercado negro, construir una pequeña balsa para echarse al mar y hasta fingir que se está de acuerdo, son parte de un guión que hemos interpretado durante décadas. Sólo que añoramos la soltura del happening y la espontaneidad con que se mueve Amaury, tan lejos del miedo, las convenciones y los controles.

 

Yoani Sánchez

 

 

Cuba performance

Alcuni giorni fa abbiamo potuto vedere in casa nostra il documentario Cuba performance, dedicato al lavoro artistico del gruppo Omni Zona Franca. La sala si è riempita di capelloni e lungo i quattordici piani di scale sono saliti a piedi anche alcuni autori stranieri invitati alla Fiera del libro.

Amaury - il protagonista del film - non era presente, perché alcuni giorni fa gli è nato un figlio che lo sommerge di pannolini e non lo fa dormire. Era venerdì tredici e c’era la luna piena, ma la superstizione non ci ha impedito di assaporare alcune ore di creazione, libertà e svago.

La regista del documentario, Elvira Rodríguez Puerto, ha vissuto per alcune settimane insieme a Eligio, David e agli altri artisti di Alamar. Per merito di quella stretta interazione, è riuscita a mostrare la miscela di poesia, pittura, filosofia e graffiti con cui questi talentuosi autodidatti hanno riempito le strade di quella che doveva essere la città dell’“uomo nuovo”. La singolare cittadina dell’est è poco funzionale e stigmatizzata, un posto dove pochi vogliono vivere, pieno di blocchi in cemento tutti uguali. Lì abita ed esercita la sua arte Amaury, un nero grande e grosso che va in giro con un casco da minatore e con un’ampia veste. Lui riesce a inserire i vicini nelle sue azioni plastiche, fa dimenticare loro le borse vuote con le quali tornano dal mercato e li aiuta ad allentare la smorfia di incredulità che mostrano verso tutto.

La nostra vita è piena di performance e di azioni plastiche ad alto valore simbolico, anche se a noi sembrano del tutto lineari e quotidiane. Ascoltare la filosofia di un poeta sorridente che cammina appoggiato al suo bastone di legno mi ha lasciato questa sensazione. Aspettare l’autobus, fare la coda per l’unico pane del razionamento, scambiare prodotti sul mercato nero, costruire una piccola zattera per gettarsi in mare e persino fingere che siamo d’accordo, sono parte di un copione che interpretiamo da decenni. Soltanto che ignoriamo la disinvoltura dell’improvvisazione e la spontaneità con la quale si muove Amaury, espressioni troppo lontane dalla paura, dalle convenzioni e dai controlli.

 

Traduzione di Gordiano Lupi


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