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Gordiano Lupi. Eroi e dissidenti
Bárbara Maritza Rojo Arias, moglie del prigioniero di coscienza O. M. Hernández, con il figlio
Bárbara Maritza Rojo Arias, moglie del prigioniero di coscienza O. M. Hernández, con il figlio 
29 Marzo 2007
 

In Italia esistono associazioni vicine alla sinistra più “radicale” che credono di fare il bene di Cuba e invece fanno soltanto il gioco di un dittatore. Voglio sperare che siano composte da gente in buona fede, accecate dall’ideologia, ammaliate dal ricordo di una speranza rivoluzionaria e affascinate dal carisma di un leader. Queste persone che manifestano davanti all’ambasciata degli Stati Uniti per chiedere “la liberazione dei cinque eroi prigionieri dell’impero” forse non conoscono la lettera che Omar Moisés Hernández ha scritto a Ricardo Alarcón dal carcere di Sancti Spíritus. Omar Moisés Hernández  è un poeta - giornalista che sconta una pena infame solo per aver manifestato le sue idee ed è uno degli scrittori cubani che sono contento di aver pubblicato nella raccolta Versi tra le sbarre (Edizioni Il Foglio, 2006).

I cinque eroi prigionieri dell’impero, invece, non sono altro che cinque componenti dei servizi segreti cubani catturati in flagrante azione di spionaggio in territorio nordamericano. In una parola sono cinque spioni presi nell’esercizio delle loro non benemerite funzioni. Provate a immaginare se una nazione confinante (e nemica) inviasse in territorio italiano equivoci personaggi incaricati di spiare segreti militari. Non credo che in caso di cattura saremmo molto tolleranti, anche se nel nostro paese una pena giusta e non contraria al senso di umanità fa parte della cultura giuridica. Pare che negli Stati Uniti non sia la stessa cosa e che per gli spioni catturati in flagrante sia prevista una dura reclusione, visto che i cinque eroi sono alloggiati in una sorta di buco che lascia poca libertà di movimento.

Il governo cubano si lamenta nelle sedi internazionali per un trattamento ingiusto che Granma e Cubavision stigmatizzano quasi ogni giorno. Le associazioni italiane filocastriste si mobilitano e sfilano contro Bush e gli USA sotto l’ambasciata e chiedono la liberazione degli eroici spioni. Fin qui tutto bene. Possiamo anche essere d’accordo. Non è una buona cosa fare spionaggio in un paese straniero, ma non è giusto neppure essere maltrattati in galera.

A questo punto, però, è lecito chiedersi perché in Italia nessuno parla delle condizioni carcerarie di Omar Moisés Hernández. Come dicono i cubani quien tiene techo de vidrio, no debe tirar piedras al tejado de su vecino e la traduzione penso che sia inutile. Non esiste al mondo tetto fragile come quello della giustizia cubana che fa vivere i reclusi per motivi di opinione in condizioni molto peggiori di quelle lamentate dai famosi cinque eroi. Il buco dove sarebbero tenuti prigionieri gli spioni di Castro, paragonato alle celle di rigore delle prigioni cubane, pare un albergo a cinque stelle. Il buco statunitense è piastrellato con mattonelle, ha una tazza sanitaria, una doccia, un tavolo, una sedia ed è anche abbastanza ampio. Omar Moisés Hernández ha vissuto a lungo in un buco della prigione di Ciego de Avila che era così piccolo da non potersi girare, privo di doccia, con una fossa scavata in terra per i servizi sanitari, senza tavolo e sedie. Fuori dal buco le condizioni sono anche peggiori. Un detenuto per motivi di opinione convive con i delinquenti comuni e sopporta ogni mancanza di rispetto da parte di secondini e reclusi.

Le parole di Omar Moisés Hernández sono pesanti come macigni e quando si ascoltano viene da pensare alla fine che ha fatto la Rivoluzione Cubana. «La cella dove vivo è sei metri per tre, non ha un doccia né una tazza sanitaria, ma solo una latrina biologica in un angolo. In tutta la galera c’è un solo televisore, è vietato comunicare con l’esterno, non possiamo ascoltare la radio, né leggere alcun giornale. Le lettere che ci spediscono vengono aperte e censurate, spesso nemmeno ce le consegnano. I cinque eroi comunicano con chi credono, ricevono visite, si fanno foto con i familiari, possono parlare. Noi siamo dispersi in una galera e nessuno si ricorda che esistiamo. Tutto è vietato. Se i cinque eroi vivono in condizioni disumane, allora cosa dobbiamo dire dei prigionieri politici a Cuba?»

Omar Moisés Hernández, insieme ad altri intellettuali dissidenti, si è macchiato della grave colpa di difendere il diritto sancito dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Per questo reato si trova in una galera dove condivide il destino di delinquenti comuni, stupratori, assassini, ladri e rapinatori, in barba a ogni regola di differenziazione delle pene. Ricardo Alarcón è bene che guardi dentro casa propria prima di tirare sassi sul tetto nordamericano. Il suo tetto di cristallo può cadere al primo soffio di vento.

 

Gordiano Lupi

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