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La scuola che non c'è
06 Febbraio 2009
 

C'è una scuola che c'è, una scuola che non c'è, una scuola che vorremmo che fosse e qualcosa d'altro nella testa dei ministri Gelmini e Tremonti. Forse c'è anche un progetto. Temiamo non di qualità.

Come si distrugge la scuola pubblica italiana?

Distruggendo quello che funziona meglio. Se c'era un ordine scolastico che in Italia andava bene era la scuola elementare italiana. Ma proprio lì è cominciata la finta riforma Gelmini. La conferma che fosse un'ottima scuola di base era arrivata anche dal rapporto Timss 2007 - Trend in international Mathematics and Science study. Studio che misura le competenze in matematica e scienze degli alunni al quarto e all'ottavo anno di scolarità. L'edizione 2007 del Timss riporta i dati relativi agli alunni di 59 paesi distribuiti nei 5 continenti. Inoltre già avevamo i confortanti risultati di un'altra indagine internazionale: il Pirls 2006 - Progress in international reading literacy study – lavoro che rileva la competenza nella comprensione della lettura dei bambini al quarto anno di scolarità.

Questi rapporti, recentemente diffusi, fanno riflettere. Anche se la riflessione, dopo la cancellazione, a partire dal prossimo anno, nella scuola primaria, del modulo (tre insegnanti su due classi), si presenta un po' amara..

Rispetto al 2003 i bambini italiani migliorano le loro performance, confermandosi ai primi posti in Europa dove si piazzano all'ottavo posto in matematica e al quarto posto in scienze. Risultato che assume maggiore importanza se si considera che i nostri alunni di quarta elementare, con una età media di 9,8 anni, sono più piccoli dei corrispondenti compagni degli altri paesi: tutti con età superiore a 10 anni.

A livello mondiale la concorrenza dei paesi asiatici (Hong Kong, Cina e Singapore ai primi posti) fa scivolare l'Italia al sedicesimo posto in matematica e al decimo posto in scienze, sempre e comunque con un «rendimento significativamente più alto della media internazionale», a quota 500 punti. I bambini italiani prevalgono su quelli svedesi e norvegesi e, in scienze, anche sui compagni tedeschi.

Entrando più nei particolari, il Timss mostra che gli alunni del nord-est italiano sono in assoluto i più bravi. Invece quelli del sud-isole arrancano.

Trend opposto per i ragazzini all'ottavo anno di scolarità.

Gli alunni che frequentano la terza media in Italia purtroppo collezionano l'ennesima figuraccia, collocandosi al di sotto della media internazionale.

La lettura di questi risultati ci dice quindi che i bambini italiani escono dalle elementari più che preparati ma, dopo aver frequentato tre anni di scuola media, si ritrovano inadeguati nel proseguimento degli studi. E allora perché se veramente si vuole cominciare a riformare seriamente la scuola pubblica italiana non si parte dalle scuole medie?

I positivi risultati evidenziati dai due rapporti internazionali citati sono, infatti, riferibili anche all'organizzazione modulare delle classi introdotta dal 1990, organizzazione che dal prossimo anno cesserà di esistere a partire dalle classi prime per lasciare spazio ad un maestro unico che insegnerà nella stessa classe per 22 ore settimanali, lasciando ad altri insegnanti il completamento dell'orario a 24, 27, 30 o 40 ore settimanali, anche se la circolare n. 4/2009 sottolinea «nei limiti dell’organico assegnato…». Ovvero la lettura è che a partire dall’anno scolastico 2009-10 ci saranno notevoli tagli all’organico e che in progressione avremo una forte riduzione dell’offerta formativa nella scuola primaria pubblica.

Perché di nuovo si ricrea il caos in un ordine scolastico che funziona meglio di tutto il processo formativo italiano?

Ma allora di che qualità si parla? Di quale merito? Di quale eccellenza? Semplice: si guardano solo le criticità, i dati negativi, ovvero, ciò che in qualche modo può giustificare un pesantissimo taglio ai fondi e al personale scolastico italiano della scuola pubblica.

La ministro Gelmini ci appare così poco autorevole e soprattutto poco competente a ricoprire un ruolo istituzionale che dovrebbe avere come primo obiettivo la salvaguardia della pubblica istruzione, come da dettato costituzionale, proprio cominciando da una seria valutazione dei risultati di competenza degli alunni.

Le valutazioni serie si fanno anche con i numeri e allora i risultati della scuola di base italiana dovrebbero indirizzare nel migliorare l'offerta e non nel seminare dubbi in un'opinione pubblica già massicciamente pilotata a fini strumentali anche sul tema scuola.



Alcuni approfondimenti


Il 18 dicembre 2008 il Consiglio dei Ministri ha emanato lo schema di regolamento recante la “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”, mentre il 16 gennaio è uscita la circolare n. 4 sulle iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado riguardanti l'anno scolastico 2009-2010.

La CGIL ha però deciso di impugnare la circolare n. 4 davanti al TAR del Lazio per illegittimità. Infatti la direttiva è una circolare applicativa di regolamenti che, al momento non esistono, perché devono ancora essere pronunciati i prescritti pareri della Conferenza Unificata e del consiglio di Stato. Siamo alle solite: questo è uno stato di diritto spesso letto al …rovescio!!!

Il regolamento prevede, per le iscrizioni alla classe prima nell’anno scolastico 2009/2010, la seguente articolazione oraria:

24 ore settimanali da svolgersi in orario antimeridiano (es: 4 ore x 6 giorni o 5 ore circa x 5 giorni). La classe è affidata ad un insegnante unico che insegnerà tutte le discipline per 22 ore compresa la lingua inglese se la docente ha partecipato allo specifico corso di formazione, più 2 ore di religione cattolica, senza compresenze;

27 ore settimanali da svolgersi prevalentemente in orario antimeridiano (con la mensa?). La classe è affidata ad un insegnante unico che insegnerà tutte le discipline per 22 ore compresa la lingua inglese se la docente ha partecipato allo specifico corso di formazione, più 2 ore di religione cattolica, senza compresenze. Nelle rimanenti 3 ore non si sa cosa faranno i bambini, né a chi verranno affidati;

30 ore settimanali (27+3 opzionali) con un maestro unico comprensive del tempo mensa. La classe è affidata ad un insegnante unico che insegnerà tutte le discipline per 22 ore compresa la lingua inglese se la docente ha partecipato allo specifico corso di formazione, più 2 ore di religione cattolica, senza compresenze. Ancor di più in questo caso, non si sa cosa faranno i bambini, né a chi verranno affidati nelle rimanenti 3 ore + 3 opzionali. È probabile che su questo modello vadano ad operare soggetti esterni alla scuola (cooperative a pagamento? Con quale qualifica?);

40 ore settimanali con due maestre (Tempo Pieno) senza compresenze. La mancanza delle compresenze determina un impoverimento di questo modello pedagogico-didattico, fiore all’occhiello della scuola pubblica italiana. Rispetto però alle altre opzioni è l’unica da prendere in considerazione perché la presenza di due docenti permette ad essi di approfondire la conoscenza disciplinare, di confrontarsi sulle dinamiche della classe e ai genitori di rapportarsi con più punti di vista. Opportunità impossibili con la maestra unica tuttologa.

Inoltre i tempi distesi del Tempo Pieno permettono:

- di rispettare i tempi di apprendimento delle bambine e dei bambini, nulla viene fatto di corsa o in modo superficiale;

- di dedicare attenzione ai bambini in difficoltà di apprendimento affinché tutti giungano agli stessi traguardi;

- di svolgere attività di laboratorio.


La riduzione del tempo scuola, la cancellazione delle compresenze, il ritorno del voto in condotta, l’istituzione delle classi ponte, l’essenzializzazione dei programmi di studio, i tagli dei finanziamenti e la riduzione degli organici determinano l’impoverimento culturale della scuola pubblica statale


a cura di Scuola e Diritti

(da 'l Gazetin, gennaio-febbraio 2009)


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