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Dissidenza e Cuba. Armando De Armas presenta “Miti dell'antiesilio”
06 Dicembre 2007
 

Presentazione del libro
di Armando De Armas, Miti dell'antiesilio

Sabato 8 dicembre, ore 19:30

Senago Milano, Villa san Carlo Borromeo

Armando Verdiglione intervista l'autore, in occasione della pubblicazione del libro


Armando De Armas

Miti dell'antiesilio

Spirali Edizioni, pagg. 135, € 20,00

 

Se fosse Fidel Castro per primo a non volere in realtà la fine dell'embargo, condizione del suo potere? Un'analisi controcorrente, “politicamente scorretta”, della drammatica realtà cubana.

Un lucido contributo allo smantellamento di alcuni miti e luoghi comuni persistenti sulla situazione di Cuba, anche a rischio di apparire politicamente scorretto. Il dissidente Armando de Armas fa notare come gli esiliati cubani siano paradossalmente attaccati perché appoggiano una politica di mano dura contro il loro paese di origine: «c'è una manipolazione del linguaggio», dice, «che cerca di far apparire Cuba e Castro come una stessa e unica cosa, così che si possano confondere vittima e carnefice».

Un impegno che spazia dalla difesa degli esuli di Miami («Una comunità coerente, che lotta per la permanenza in libertà del bambino Elián come per la solidarietà alle vittime del totalitarismo di ogni latitudine») al sostegno di ogni possibile iniziativa contro la tirannia ed a favore della democrazia.

Lincoln Diaz-Balart: «De Armas riscatta la verità. Un saggio tra i più illuminanti contro la grave mancanza di senso comune esistente nei circoli cosiddetti intellettuali, specialmente vero quando si tratta di analizzare ciò che è “politicamente scorretto”».

 

Armando De Armas (Cuba, 1958) è uno studioso di filologia con una ricca opera narrativa e saggistica dedicata alla difesa dell'identità individuale dalle forze del collettivismo. Avendo tentato di far pubblicare all'estero un suo saggio di idee democratiche, viene fermato dalla polizia politica cubana nel 1985, unitosi al Movimento dei diritti umani e cultura indipendente, viene arrestato con l'accusa di disobbedienza al regime comunista. Nel 1990 fugge dal carcere di Minas, Camaguey. Nel 1994 si allontana da Cuba con un gruppo di amici e raggiunge gli Stati Uniti, dopo una rocambolesca fuga in barca sotto i tiri delle truppe guardafrontiere. Nel 1995 sopravvive al naufragio di un'imbarcazione parte di una piccola flotta di esiliati cubani raccolti in protesta di fronte alle coste di L'Avana.


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