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Teglio. L'atteso rientro degli anziani ospiti alla Casa di riposo
Gustav Klimt,
Gustav Klimt, 'Le tre età della donna' (1905) 
28 Aprile 2006
 

Arrivare alla vecchiaia. È una sorte che, lo sappiamo, toccherà affrontare a chi ne avrà la ventura. Cosa questo significhi è pensiero affrontato di volta in volta con preoccupazione, ansia, fatalismo o in certi casi aspettativa, magari immaginandosi nuovi ruoli, quello di nonni, ad esempio, o nuove progettualità: una casetta al mare in cui vivere da pensionato, un hobby finalmente frequentato con costanza e tempo libero... Il modo di approcciarsi all'idea del diventar vecchi dipende, ci dicono gli esperti, da come si affronta la vita d'ogni giorno, dal nostro carattere e dalle esperienze vissute.

Ci saranno gli ottimisti, quelli che guardano alle situazioni contemplando sempre il famoso bicchiere mezzo pieno; e naturalmente ci sarà anche chi non riesce a veder nulla di positivo in un corpo che ti abbandona, se non lo fa anche la lucidità e lo spirito, nella consapevolezza di star percorrendo l'ultimo tratto di esistenza.

Ma sopra a tutto mi pare che esista, in questa nostra società, accanto al tabù della morte, quello di un'anzianità che possa sfortunatamente non prospettarsi come la si vorrebbe: ridente, ancora scattante, piena, e in grado di produrre. Naturalmente attrezzarsi per un futuro, da anziani, quanto più possibile attivo e soddisfacente è compito di ognuno di noi (se lo ritiene) e della società organizzata in cui si vive, che ha il dovere di predisporre soluzioni di vita dignitose e un'attenta politica sociale diretta a quest'età.

Però c'è un elemento che sfugge a chi, con eccesso di quella fede edulcorata tipica del linguaggio pubblicitario, dimentica che la vecchiaia è spesso l'età in cui, in modo più rilevante, si evidenziano problemi di salute, i quali rendono assai ardua la messa in pratica di tanti bei consigli per una qualità alta della vita dell'anziano. Sono molte le persone over 75 che vivono in strutture qualificabili come case di riposo; nella nostra provincia tali strutture sono una ventina e in esse spesso si presentano liste d'attesa lunghissime.

È su una di queste case per anziani che desidero richiamare l'attenzione di voi lettori, attenti alla cronaca civile, de 'l Gazetin: la Casa di riposo S. Orsola di Teglio, che ormai, di Teglio, conserva solo il nome.

Infatti questo pensionato, la cui ubicazione sarebbe in Viale Italia a Teglio, risulta essere stato momentaneamente distaccato a Tirano nella struttura dell'ex ospedale, al terzo piano dell'edificio.

Quando si legge momentaneamente, occorre fare un bel respiro e dilatare questo avverbio – dal sapore rassicurante (se lo si accompagna, come in tal caso, a definire una situazione non del tutto piacevole) – fino a fargli occupare nel tempo un arco di ben cinque anni! È infatti trascorso questo interminabile lasso di tempo da quando iniziarono i primi lavori di ristrutturazione dell'edificio, lavori assolutamente indispensabili per il carattere obsoleto dell'architettura interna ed esterna dello stesso. In seguito, vicende di fallimento della ditta avellinese che si aggiudicò l'appalto hanno portato a ritardi su ritardi, con un nulla (o quasi) di fatto: i lavori furono interrotti e il Comune di Teglio si trovò a dover rescindere dal contratto e indire una causa contro la ditta, causa tuttora in corso. Quindi ci fu la nomina di un collaudatore in corso d'opera, avente il compito di relazionare all'Amministrazione circa i lavori svolti dalla ditta fino a quel momento, la qualità degli stessi, i lavori restanti ecc.; e tale procedura occupò altri otto mesi. La situazione, come si evince, fu difficile da gestire e infatti il risultato è questo: gli anziani ospiti, che avrebbero dovuto restare a Tirano pochi mesi, si trovano là da ormai cinque anni. In una struttura che conserva integralmente le caratteristiche di un reparto ospedaliero: un lungo corridoio, con ai lati qualche poltrona e divanetti (per la verità scomodissimi, in quanto molto bassi), le piccole camere sui lati, cinque servizi igienici per 47 pensionati! (davvero pochi, anche se mi si dice che circa la metà dei presenti non sono autosufficienti), un'unica sala, dallo spazio esiguo, con la televisione, in cui tutti si ritrovano, in una commistione di vicinanze, di odori, di emozioni veramente poco attenta ai bisogni di privacy e alle eventuali differenti attività cui volersi dedicare.

Si sa, o si può ben immaginare, quante cose siano cambiate per ognuno degli anziani ospiti nel trascorrere di questo lustro: dapprima la fiducia, alimentata dai parenti che, rassicuranti, prospettavano il ritorno per Natale, poi per l'estate... A seguire l'impazienza, la malinconia, soprattutto per chi, ancora autonomo, era abituato a considerare la casa di riposo come la propria abitazione, dalla quale uscire comodamente per un giretto in paese, al mercato tellino del martedì o in piazza e farmacia. E a ricevere più visite, che sembrano essere il sale che dà sapore alle esistenze di questi anziani ai quali è venuto a mancare il contesto abitativo cui erano abituati anche da lungo tempo, quello del paese natale e con questi punti fermi anche la possibilità di non stravolgere ritmi di vita spesso improntati, a quell'età, ad una tranquilla quanto rasserenante abitudinarietà.

Ora dal Comune di Teglio giungono finalmente notizie che fanno ben sperare: la nuova assegnazione dei lavori è stata compiuta, beneficiaria una ditta locale che, si assicura, concluderà i lavori per la fine dell'estate 2006. Il rientro, davvero tanto auspicato da ospiti e familiari, nonché dal personale della casa di riposo (concorde nel mettere in luce i disagi di una struttura ospedaliera, improvvisata pensionato per anziani) è previsto per l'autunno prossimo.

Con nuova, e auspichiamo ben riposta fiducia, gli anziani di Teglio attendono quel momento.



SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO DELLE TEMATICHE SUGLI ANZIANI



Molto interessante: www.geragogia.net «vuole essere un preciso punto di riferimento ed un'occasione di confronto, oltre che per le popolazioni degli adulti e degli anziani, anche per gli studiosi della senescenza che abbiano peculiari interessi educazionali e vogliano provarsi a delineare nuovi profili esistenziali e prospettive migliori per il vecchio di domani».

Informazioni utili anche al sito www.animanziani.it, la cui intenzione è di dare un aiuto a coloro che si occupano degli anziani in termini di animazione, siano questi parenti, volontari, operatori di case di riposo.

All'indirizzo www.comidan.it si trovano indicazioni sull'attività e gli approfondimenti di un comitato, sorto dopo la presentazione della Carta dei Diritti degli Anziani nel 1995, che si propone di promuovere una nuova cultura sugli anziani e per gli anziani.



ALCUNI DATI STATISTICI

Secondo un rapporto del Cnel (sezione statistiche territoriali) del 2003 solo il 2,8% degli anziani italiani riesce ad avere un’assistenza a casa propria. In Francia è il doppio, in Germania è il triplo. Alle case di cura e alle residenze sanitario-assistenziali si rivolge, su 2,8 milioni di anziani bisognosi d’assistenza, una percentuale minima: meno dell’8%. Gli italiani non amano finire in ospizio come scandinavi e californiani. Nonostante gli over 65 siano aumentati vertiginosamente, negli ultimi dieci anni il numero di vecchi che hanno trovato ricovero in istituti ad hoc è rimasto praticamente identico. Gli ultimi dati dell’Istat riferiti al 2001 segnalano un paradosso: su 273 mila posti letto disponibili, ne sono rimasti vuoti quasi 50 mila. Un controsenso che si spiega così: i pochi istituti veramente qualificati sono presi d’assalto e hanno lunghe liste d’attesa, il resto sono considerati parcheggi per anziani, a volte veri e proprio luoghi di emarginazione sociale. Ad alimentare la diffidenza nei confronti dell’ospizio giocano un ruolo prezzi non certo popolari: per un ricovero in casa di cura si arriva a spendere anche 1.500-2.000 euro al mese di contro ai 700-900 euro di costo di un assistente a domicilio. (da www.alef-fvg.it)


Annagloria Del Piano

(da 'l Gazetin, aprile 2006)


 
 
 
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