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Droghe. Il governo batta un colpo! 
Appello di associazioni e movimenti per una nuova politica sulle droghe
03 Febbraio 2017
 

È stato presentato ieri in conferenza stampa alla Camera l’appello in materia di politiche sulle droghe promosso da A Buon Diritto, Antigone, Associazione Luca Coscioni, CGIL, CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), Comunità di San Benedetto al Porto (Genova), Forum Droghe, FP CGIL, ITARDD (Rete italiana per la Riduzione del Danno), La Società della Ragione, LegacoopSociali, LILA, Possibile, Radicali Italiani.

I promotori chiedono al governo di assumere finalmente un ruolo nel governo delle politiche sulle droghe nel nostro paese. Da anni non viene assegnata la delega in materia di dipendenze, mentre viene disatteso almeno dal 2009 l’obbligo di convocazione della conferenza nazionale prevista dalla legge. Nel testo si chiede anche, all’interno dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), di avviare un ripensamento dei servizi per le dipendenze coinvolgendo l’utenza e la società civile e puntando a promuovere la riduzione del danno come uno dei pilastri per gli interventi socio-sanitari in tema di droghe.

Sul versante della cannabis terapeutica si chiede invece di adeguare la produzione dello Stabilimento farmaceutico di Firenze alle reali esigenze dei malati del nostro paese e di dare impulso alla prescrivibilità della cannabis utile, secondo la più recente letteratura scientifica, per la cura di un numero di patologie sempre più ampio.

Per quel che riguarda il dibattito sulla cannabis le associazioni invitano il governo a facilitare il percorso di discussione parlamentare delle numerose proposte di legge sulla cannabis, a partire da quella dell’intergruppo per la cannabis legale e da quella di iniziativa popolare depositata a novembre scorso, e di discutere una revisione generale del Testo Unico sugli stupefacenti che ormai risale a 27 anni fa.

Infine i promotori chiedono a Governo e Parlamento di dare piena attuazione agli impegni assunti ad aprile scorso all’Assemblea generale dell’ONU sulle droghe (UNGASS), anche in vista della prossima sessione prevista per il 2019.

 

 

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Dichiarazioni di alcuni fra i promotori

 

Calderone, A Buon Diritto: «Legalizzare è la giusta via dopo le ampie conferme, prima tra tutte quella della Direzione Nazionale Antimafia, che il proibizionismo ha fallito. Legalizzare la cannabis significa maggior sicurezza, diminuzione della criminalità e introiti garantiti per le casse dello Stato. Non si capisce perché, allora, il Parlamento non metta da parte posizioni ideologiche e non si affretti a discutere in aula e approvare una legge che è, prima di tutto, una grande dimostrazione di responsabilità verso tutti i cittadini».

Filomena Gallo, Segretaria Associazione Luca Coscioni: «Nessun governo di questa legislatura si è assunto la responsabilità di convocare la VI conferenza nazionale sulle droghe per fare il punto sulle avvenute modifiche legislative e per definire le priorità penali e socio-sanitarie in materia di sostanze e dipendenze. Il tempo per ottemperare a questo obbligo di legge c’è. Chiediamo al Governo un segno di chiara volontà politica».

Patrizio Gonnella, Presidente CILD e Antigone: «Purtroppo la questione droghe è tornata in una pericolosa situazione di opacità e indifferenza istituzionale. Auspichiamo che in questo scorcio di legislatura emerga quel coraggio che finora è mancato utile ad un cambio di paradigma sulle droghe!»

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe: «La legge sulle droghe è vecchia di 27 anni e non è più adeguata ai tempi: i segnali sono numerosi non ultimi quelli che vengono dal sistema penale e delle sanzioni amministrative, ma anche dal sistema dei servizi pubblici e privati. Gli sforzi di questi anni delle Ong di proporre soluzioni e novità legislative è stato frustrato dalla totale sordità dei governi che si sono succeduti, dove in questi ultimi anni manca addirittura la delega politica. È il momento per discutere le proposte di riforme della 309/90 e di convocare la conferenza nazionale, in caso contrario ci penseranno le associazioni».

Alessandro Metz, LegacoopSociali: «Per quanto ci riguarda sta diventando insostenibile la mancanza di un interlocutore, e la definizione della delega, all’interno del Governo. Il non riuscire ad avere quanto previsto per legge, una Conferenza Nazionale in cui poter delineare i reali bisogni e le necessarie politiche anche innovative conseguenti, fa vivere chi opera, ma anche chi necessita di supporto e di cure, in una continua precarietà di risorse e di servizi. Tutto questo è inconcepibile e politicamente irresponsabile».

Marco Perduca, Coordinatore di Legalizziamo.it: «L’Italia non ha dato seguito agli impegni internazionali assunti alla Sessione dell’ONU sulle droghe dell’anno scorso. Quali saranno le ‘evidenze scientifiche anti-ideologiche’ annunciate come svolta politica proposta dal Ministro Orlando a New York nell’aprile scorso che verranno presentate dall’Italia alla prossima Commissione Droghe delle Nazioni Unite?»

Massimo Oldrini, Presidente LILA: «Si deve riportare sotto la giusta attenzione la questione dipendenze e diritto alla salute. Leggere nella relazione al parlamento che il 38,7% delle nuove diagnosi dell’anno 2014 ha meno di 200 CD4 (il recettore a cui si lega il virus HIV) al momento della scoperta e che il 27,3% ha fatto il test in presenza di sintomi HIV correlati restituisce come il tema salute sia disatteso ormai da troppi anni».

Antonella Soldo, Presidente di Radicali Italiani: «Mentre negli USA cala il consumo di cannabis tra i giovani dopo la legalizzazione, in Italia la relazione sulle dipendenze, tenuta clandestina dal governo Renzi, conferma i danni delle politiche proibizioniste. Ecco perché la nostra quarantennale lotta va avanti. Oltre a sostenere questo appello, spediremo un seme di cannabis a chi prenderà la tessera del Radical Cannabis Club, la nuova campagna di Radicali Italiani per fare pressione su governo e parlamento, affinché si approvi una riforma antiproibizionista come quella che abbiamo proposto con la legge popolare sulla cannabis legale. Oggi piantare un seme è reato, l’obiettivo è che tra un anno non lo sia più. I nostri sono semi di libertà, che invieremo anche ai direttori delle testate giornalistiche, ai presidenti dei gruppi parlamentari e a personalità del mondo della politica e della cultura per tenere alta l’attenzione pubblica».

Michele Capano, Tesoriere di Radicali Italiani: «Solo la disponibilità dei consumatori di cannabis a rivendicare in prima persona una legalizzazione che coniuga le esigenze di sicurezza con quelle di libertà dell’individuo consentirà di conquistare per L’Italia un diritto civile per cui i Radicali lottano da quarant’anni in solitudine».

Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione: «Ogni anno con il libro bianco sulle droghe tastiamo con mano i numeri del fallimento della politica proibizionista sulle droghe. Un terzo dei detenuti è in carcere per (piccolo) spaccio, un peso per il sistema della giustizia e della detenzione divenuto sempre più insopportabile anche perché è sempre più evidente la sua inutilità. È tempo di cambiare politica come ha coraggiosamente ribadito più volte anche la Direzione Nazionale Antimafia».

 

 

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