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Claudia Osmetti: In Colorado incassa lo Stato. Da noi le mafie 
E il proibizionismo è andato in fumo
06 Luglio 2014
 

Vi proponiamo questo articolo pubblicato sul quotidiano Libero sabato 5 luglio 2014 con un’aggiunta che l'autrice ha fatto per Radicalweb.

 

 

Il proibizionismo è andato letteralmente in fumo. Almeno in Colorado. Da quando, sei mesi fa, lo Stato di Denver ha legalizzato senza se e senza ma la vendita di marijuana, le entrate fiscali in quella parte d’America sono schizzate alle stelle. A sostenerlo è il governatore in carica, John Hickenlooper, che nell’ultima proposta di bilancio ha lasciato spazio a pochi dubbi: la droga legalizzata fa meno male alla salute, dello Stato s’intende. Così se le previsioni di due anni fa parlavano di introiti per un totale di soli (si fa per dire) 39,5 milioni di dollari, adesso il giro d’affari della marijuana legale sembra lievitato. Per il prossimo anno fiscale, che negli Usa è iniziato martedì scorso, Hickenlooper si aspetta vendite per ben un miliardo di dollari. Che corrispondono a 134 milioni in entrate fiscali. Le vendite dei “negozi ricreativi” dovrebbero raggiungere i 600 milioni di dollari, il che significherebbe un aumento di circa il doppio rispetto alle previsioni iniziali. Alla faccia dei bruscolini.

E i numeri sono in continua crescita. Solamente a marzo le vendite di marjuana hanno fatto incassare al Colorado quasi 19 milioni di dollari, cinque in più rispetto a febbraio. Mentre nei primi quattro mesi dell’anno lo Stato di Denver ne ha raccolti oltre 10 milioni solo grazie alle tasse sulle vendite al dettaglio. Sempre d’erba, ovvio. Quel denaro, dicono le istituzioni, verrà investito nelle scuole pubbliche e nelle infrastrutture, nonché in una serie di campagne educative per i giovani. Il tema, neanche a dirlo, è quello delle sostanze stupefacenti.

Già, ma il resto? Sembra tutto sotto controllo nello Stato del Rocky Mountain Hight. Anzi. Gli arresti collegati alla marijuana sono crollati di colpo da gennaio, lasciando libere le forze dell’ordine di occuparsi d’altro. Anche se i crimini di sangue sembrano in diminuzione: secondo i dati governativi il tasso di omicidi nella contea di Denver è sceso del 52,9% da quando il consumo di erba è stato legalizzato.

 
E senza contare – ci racconta Claudia Osmetti – che con la caduta del divieto sulla cannabis, in Colorado l’industria della marijuana si è sviluppata rapidamente. Facile da immaginare, certo. Ma questo ha permesso la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro: attualmente sono circa 10mila le persone impiegate direttamente nell’«industria del fumo», 2mila delle quali hanno ottenuto un contratto solo negli ultimi mesi. Così anche Washington strizza l’occhio a Denver e se la DEA (l’agenzia federale antidroga a stelle e strisce) sembra sventolare bandiera bianca, forse il 2014 sarà davvero l’anno della riforma in tema di droghe. Anche perché uno studio del “Cato Institute” di qualche mese fa parlava chiaro: se tutti i cinquanta Stati seguissero le orme del Colorado, il fisco federale potrebbe incassare 8,7 miliardi di dollari all’anno. Un guadagno considerevole, specie se unito al risparmio derivato del mancato perseguimento dei reati legati alle droghe leggere. Insomma, sono bastati sei mesi al Colorado per dimostrare che la politica di lotta dura contro la marijuana non porta a grandi risultati. Men che meno economici.

 

Claudia Osmetti

(da Radicalweb, 5 luglio 2014)


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