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Paolo Diodati. Il Ricco, il Lungo e il Bello 
Imbattibile caricatura del western all’italiana
18 Agosto 2010
 

Il genere western all’italiana continua ad aver successo in tutto il mondo perché, rifuggendo dalle complicazioni intellettuali sviscerate in tanti libri e film impegnati, mostra personaggi con psicologia e ideali molto semplici: la corsa al malloppo, fosse oro o dollari o miniere di diamanti. Con Clint Eastwood s’è aggiunta la morale del cinico con un suo senso di giustizia che, per vendicare un morto o un sopruso sfodera un avvincente miscela di cinismo, umorismo spesso funereo con un sottofondo di commovente e inaspettata umanità. Ma, come per il successo planetario dello zio Paperone, dovuto alla sua insaziabile bramosia di dollari e alla sua messa in piacevolissimo ridicolo, il genere ha furoreggiato e piace tuttora, per la voluta esasperazione in chiave comico-grottesca dei veri film western. La divina commedia della vita umana, trasfigurata in grottesca commedia in cui ci si danna l’anima, ci si sbrana sempre e solo per Lui: il Dio Dollaro.

 

Il Ricco non può che essere lui: il cinico Clint che scende in campo per un insieme di motivazioni personali, ma anche di nobile impegno sociale di salvatore della Patria, della Libertà e dell’Individuo. Stabilire il diverso peso di queste motivazioni è forse compito ingrato per psicologi, quindi, soprassediamo. Ma non possiamo non sottolineare che, a prescindere dai diversi pesi del personale e del sociale, una volta raggiunto l’obbiettivo, conquistato cioè il malloppone (il Governo della nazione), dal punto di vista strettamente personale, il Ricco non avrebbe potuto che ricavarne vantaggi da entrambi i punti di vista (dimostrarlo è banale). Il cinico Clint, questa volta tanto ricco da potersi tuffare come Paperone, in una piscina piena di soldi, tende a un particolarissimo malloppo: potere e un adeguato posto nella Storia, visto che i suoi soldi ora si moltiplicano da soli. Ha bisogno però di alleati. Decide di levare dal ghetto dell’isolamento, il Lungo, capo di nostalgici e rivoluzionari dalle idee molto confuse e oscillanti tra restare ghettizzati e paladini della reazione e la voglia di sghettizzarsi con una sverniciatina rosso-verdastra. Il Lungo, è un buon oratore. A volte anche ottimo. Ha un solo difetto: non dice mai nulla che non sia un luogo comune del più abusato senso comune. Con tutto il rispetto per Mike Buongiorno, l’ho chiamato, dalle prime volte che lo sentii parlare, il Mike Bongiorno della politica italiana, nel senso di Umberto Eco. Anche perché con Mike ha in comune anche il modo di parlare. Un po’ il timbro e l’accento, un po’ il piattume e infine la strana pronuncia di certe vocali. Per esempio, certe “o” eccessivamente aperte, anche in parole dove dovrebbero essere strette.

Non bastando l’arruolamento del solo Lungo, c’era l’imbarazzo della scelta, nelle paludi del “tutti a casa”, di certe bande uscite sgretolate dalle ultime rese dei conti. Intellettuali senza più banda di riferimento, industriali, ma anche operai, disoccupati in cui si riaccese la speranza di una vita migliore, operatori scolastici, universitari da sempre in attesa di una riforma, antibanditi stufi di vedere i soliti noti fare il teatrino delle finte riforme: acque in piena che aspettavano d’essere incanalate. Le scelte del Ricco, furono oculate e azzeccate. Arruolò un impresentabile arruffapopoli più ignorante d’una capra (mi scuso con le capre) noto anche come il “Burino del Nord” (chiedo scusa ai burini), e infine lui, il Bello, l’aitante hollywoodiano capo degli ex del Bianco Fiore.

Come nelle favole e nei film western all’italiana, il Ricco, il Lungo e il Bello, aiutati dal Burino, che ripeteva e ripete la tiritera di proiettili e fucili pronti a sparare, acchiapparono l’intero malloppo.

Non restava che spartirselo e goderne i frutti.

Ma un western all’italiana non può finire in modo così banale. “E vissero, e fecero vivere, felici e contenti”? Ma va là, direbbe Ghedini.

Messe le mani sul malloppo, nei film viene a nudo la psicologia elementare di cui abbiamo detto.

I banditi, cioè i capi-banda, non si fidano l’uno dell’altro… Per un pugno di dollari (anche se in questo caso si tratta di ereditare il malloppone), si ammazzano a vicenda e i dollari finiscono al vento.

Il Bello, impaziente e ambiziosissimo, è stato il primo a spingere per la morte immediata del Ricco. Ricordate il Comitato per la Liberazione dal Ricco? Non volendo saltare il fosso e finire in braccio alle decine di bande storicamente nemiche di tutti i ricchi, il Bello si accinse a diventare il capo dei “né di qua, né di là”, convertito alla filosofia cinese “aspetterò che il suo cadavere mi passi davanti”. Il Lungo certamente si sfregò le mani e brindò, pensando d’essere restato l’unico a poter prendere tutto il malloppone di questa repubblica stile monarchico, viste le difficoltà fisiche del Burino (nel frattempo insignito del prestigioso premio “Asino d’oro alla carriera”). Con questa certezza strinse ancora di più i legami col Ricco. Unirono addirittura le loro bande chiamando la nuova “Banda della Libertà e dell’Amore”. Vissero e fecero vivere felici e contenti? Ma va là…

Approfittando della Comune Casa della Libertà e dell’Amore, dove tutto è possibile e l’Amore (per se stessi) è smisurato, per poter mettere le mani su tutto il piatto, senza dare neanche un pugno di dollari all’altro, stanno confezionando un finale che nessun regista di western all’italiana avrebbe potuto immaginare più grottesco e cinicamente divertente. Davvero insuperabile.

Il Ricco e il Lungo, divorziando, si tirano piatti e bicchieri, come scrive tutta la stampa incredula di tanta grazia (di Dio!) su cui ricamare per chissà quanti anni? Ma va là…

Visto l’innegabile degrado dei costumi e del linguaggio, si tirano scopetti del cesso usati, vasi da notte e pisciatoi usati, carta igienica usata, tampax (usati) e mettono al sole tutti i panni sporchi che nascondevano (d’accordo) nella casa comune.

Immense autobotti riempite del peggior liquame, sono piazzate a portata della gittata delle potentissime pompe (in neologismo: lanciamerda) e stanno ricoprendo i furibondi contendenti e tutti gli spettatori. Le autobotti fanno la spola per succhiare il materiale da lanciare direttamente da Stercolandia.

Si distinguono per iperattivismo i cosiddetti buttafuori: lo strabico venereo Gasparri e l’impronunciabile dell’O.K. Korral, Oral Sex.

Si fa ricorso ad armi proibite, prese in prestito o rubate a bande nemiche: il Ricco diventa, per il Lungo, “il plurindagato”! Insulto supremo ripetuto quotidianamente dall’opposizione da una quindicina d’anni e sdegnosamente respinta dai garantisti del Lungo. Impronunciabile prima, vomitata ora. Il Lungo rischia di far la figura dell’ingrato e del Fesso: un rivolo dell’eredità per la sua Banda, data per un pugno di dollari a non si sa chi e ora a disposizione del fratello ingordo della Bella, alzatasi dalla ricca tavola di un orrendo e panciuto bancarottiere, dopo essersi riempita a più non posso la pancia. Tutto ciò è nettare per le bande rivali, che però dimostrano di non essere in grado di capire i frutti dell’Amore. L’Amore, quello vero, che fa pagare la casa a un amico a sua insaputa (le opere pie non vanno sbandierate!). E l’Amore per il Lungo, che fa interpretare i desideri della sua compagna, e realizzarli, senza disturbare il proprio capo. Finezze non apprezzate da chi ha dell’Amore un’idea miope.

In tutto questo marasma la battuta migliore per involontario umorismo, è proprio del Lungo, che fa ancora la figura del Fesso: “Mi ha estromesso dalla Banda, quel illiberale fascista che non sopporta il dissenso interno? Bene, ora faccio la mia banda e chi non ubbidisce, lo sbatto fuori!” È degna del Burino padano, quando è in forma.

 

E gli altri, quelli delle altre bande? Per ora, tutti moralisti. Tutti a scandalizzarsi. Non per niente erano stati loro a denunciare negli anni ottanta, la questione morale! Scandalizzati allora, figurati adesso. Non a caso ci hanno fondato addirittura una banda apposta, basata sui valori morali. Come se questi non dovessero appartenere a tutte le bande!

Ma perché così perentoria e chiara la denuncia sulla questione morale, solo negli anni ottanta?

Perché, dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, non avevano rubato?

Forse perché fino ad allora il bottino veniva spartito quasi tutto tra due bande. Quella del Bianco Fiore e quella del “Sol dell’avvenire”. Ma la banda del “Cinghialone” ruppe il tacito accordo per il silenzio che conveniva alle due bande più grandi. Quello, con tutta la fame arretrata, sue e dei peones, volle sedersi a tavola, con tanto di stivali e speroni, levando il pane dalla bocca degli altri. Era davvero famelico. Ricordate la risposta, che gli viene attribuita, quando gli comunicarono che anche tutti i cinesi e in pratica tutto il resto del mondo, stavano passando alla sua banda? Invece d’esserne contento, disse “E se tutti passano alla nostra banda, noi a chi rubiamo?”

Quindi ora, tutti scandalizzati e ad aspettare che la nuova balena tiri le cuoia, per potersi nutrire dei suoi resti. Con aria triste, ma fiera e poetica, James Bondi dice al Capo “Il Lungo è stato il tuo Pisciotta. Anche se bevande e cibi avvelenati ne hai avuti anche dalla Veronica, quella del Saloon di Salerno. È stato l’inizio della fine… Ci consola il fatto, come ha detto seriamente Pierri, che moriamo per il bene della Nazione, anzi, del Mondo intero…

E il Ricco, col sorriso più beffardo che mai, il sigaro in bocca, ironico e iperacido, proprio alla Clint “Certo, James, continui ad adeguarti. Siamo in un mare di merda e tu, che fai? Ti adegui e ti metti a fare lo stronzo, tanto per aumentarla! Noi moriamo? Continui a non capire. Quando ero ragazzino, quegli altri ripetevano “Ha da veni’ Baffone…”. Anni e anni ad aspettare sul palcoscenico del teatrino, che venisse Baffone a sistemare tutto e tutti. Sì!…, aspetta, aspetta Godot… Baffone non solo non è venuto, ma l’unico Baffino che s’è intravisto, hai visto come lo hanno sistemato? Moretti, Veltroni, Grillo, Vendola… Tutti a dirgli “Vattene a far danni altrove! Sta zitto, levati di torno! Va a lavorare…”. Poverino! Tutto sommato, sono quello che l’ha trattato meglio! Noi Illuminati, vedi Cesare, prima venivamo trucidati. Per fortuna i tempi sono migliorati. Questa volta sarà dura spuntarla sull’Armata Brancaleone. Ma… non c’è due, senza tre. Prenderanno momentaneamente il malloppo. Ma, seduti a tavola in venti o trenta tra bandone, bande, bandine e microbande, mutate mutandis slogan, bandiere, obiettivi dichiarati, si ripeterà il solito film. Dopo un faticosissimo decollo rasoterra, il mostruoso Uccellaccio anti-Ricco, perderà, al massimo dopo due anni, l’ala destra cioè il Clan campano e l’ala sinistra dei Rossi che più rossi non si può, i Turigliatti, veri eredi di Togliatti. E io dirò agli italiani: “Amici, fratelli, camerati e compagni di tutti i colori, uditemi!! Quando il gioco si fa duro, scendono in campo i duri. Quindi, rimbocchiamoci le maniche! Viva la Libertà, Viva Catullo!” “Che c’entra ora Catullo?” “Beh, lui mi sembra parlasse d’Amore e d’Odio. Non possiamo ripresentarci con la storia dell’Amore e basta!”

 

Paolo Diodati


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