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RSA (Residenze sanitarie assistenziali): cosa fanno i comuni per non pagare! 
Interrogazione al ministro della salute e della solidarietà sociale
28 Marzo 2007
 

Secondo la vigente normativa, la spesa relativa al pagamento delle rette di permanenza nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) per soggetti con handicap permanente grave o ultra-sessantacinquenni non autosufficienti, è ripartita per il 50% a carico del S.S.N. (Servizio Sanitario Nazionale) e per il restante 50% a carico dei Comuni, con l'eventuale compartecipazione dell'utente secondo i regolamenti regionali o comunali. Questo, come più volte segnalato dall'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), non succede quasi mai! Numerose famiglie che devono far soggiornare un proprio congiunto in una RSA, sono costrette a pagare l'intera spesa richiesta o a vedersi negato il rimborso di quanto indebitamente pagato.

La questione è normativamente intricata: la legge 328/2000 prevede che i Comuni possano chiedere un contributo percentuale secondo i parametri ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) riferiti alla «situazione economica del solo assistito».

In realtà assistiamo ad una violazione continua e prolungata di questa legge 328/2000. I Comuni richiedono il pagamento dell'intero 50% della retta, che per legge dovrebbe essere da loro pagata, giustificandosi con i motivi più assurdi, come l'assenza dei regolamenti comunali finalizzati ad individuare la situazione economica dell'assistito o la mancata adozione di un d.p.c.m. (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) finalizzato ad «evidenziare la situazione economica del solo assistito» (qui si sfiora il paradosso giuridico: l'inerzia della Presidenza del Consiglio dei Ministri comporterebbe la disapplicazione di una legge ordinaria). Ma non basta: in caso di insufficienza del reddito dell'assistito, viene chiesto ai congiunti di quest'ultimo il pagamento di parte o dell'intera retta sulla base della legge 1580 del 1931 - Nuove norme per la rivalsa delle spese di spedalità e manicomiali... legge abrogata da norma uguale e contraria che espressamente esclude tale possibilità.

Per far luce su questa vicenda e permettere a tutti coloro che usufruiscono delle strutture RSA di avere i giusti rimborsi, rivolgo al Ministro della Salute, Livia Turco, e al Ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, un'interrogazione a risposta orale in Commissione Affari sociali per sapere quali provvedimenti di indirizzo e controllo intendano adottare al fine di garantire l'esatta applicazione della vigente normativa e la cessazione di queste prassi illegittime.

 

Donatella Poretti


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