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Immigrazione e integrazione
06 Febbraio 2010
   

Il recentissimo innamoramento di Fini per le capacità di accoglienza e integrazione degli  immigrati negli USA è abbastanza sorprendente: ma -si sa- l'amore è cieco.

E quanto al fatto che gli immigrati qui da noi debbono conoscere la Costituzione, temo che -interrogati ad esempio sulla proprietà privata- anche alcuni dei nostri presidenti, ministri e parlamentari perderebbero punti: facciamoci su due chiacchiere: definendo il diritto di proprietà la nostra Costituzione ne accoglie un significato non assoluto, ma socialmente orientato. Dice che la proprietà privata deve avere una “funzione sociale” (ed è questo il fondamento della sua legittimità): in nome di questa funzione sociale può essere limitata tassata ecc. Se la Fiat vien meno totalmente alla funzione sociale che i suoi stabilimenti svolgono su un intero territorio, la sua nazionalizzazione (come chiesta da Ferrero) è del tutto costituzionale.

Non c'è nella nostra carta costituzionale l'affermazione che il diritto al profitto è senza limiti e senza vincoli: intervenire per comprimere profitti guadagni e utili eccessivi è diritto e compito dello stato, lo dice e lo fa anche Obama che non è certo un eversore. Nel proporre un disegno di politica economica e sociale, chi governa ha il diritto di regolare anche la proprietà privata. Schifani lo sa? egli non deve “confidare” che Montezemolo voglia compiacersi di fare qualcosa per l'Italia, ha il diritto di pretendere che nella crisi anche la proprietà privata abbia i suoi vincoli.

 

Ma veniamo all'“integrazione” modello USA. Propriamente parlando si tratta di assimilazione, non di integrazione: sono due cose ben diverse. Si chiama integrazione un processo bilaterale nel corso del quale le parti si modificano ambedue, cioè chi immigra assume parte della cultura del popolo presso il quale immigra. E chi riceve l'immigrazione apprende qualcosa da chi arriva. Credo che il processo storico attraverso il quale la popolazione italiana è diventata quella che è, variegata, molteplice, meticcia, addirittura “bastarda”, senza alcuna “purezza”(!) razziale è stato un vero processo di integrazione che ha sedimentato nella nostra lingua termini di altre lingue, nei nostri alimenti cibi di varie agricolture, leggende e costumanze varissime. E anche molto antiche. Invece il processo cui furono sottoposti i sudtirolesi durante il fascismo fu un tentativo di assimilazione, dovevano dichiararsi di nazionalità italiana, parlare italiano, non sapere il tedesco, studiare la storia italiana ecc. Il tentativo fallì, ma era un significativo esempio di cultura nazionalista e fascista. 

Ma gli USA non sono stati da meno: lo potrebbero raccontare le storie della migrazione italiana meridionale del secolo scorso e le tremende condizioni di sfruttamento emarginazione sociale cancellazione della cultura e lingua di provenienza. Ma lasciamo stare queste storie antiche: ancora oggi il confine tra Messico e USA è munitissimo ed è il luogo dove la repressione contro chi vuole immigrare è selvaggia. E del resto gli schiavi neri furono deportati dall'Africa nelle piantagioni di cotone degli stati del sud e sfruttati fuor di ogni misura. Ancora oggi chi vuole la cittadinanza americana ed è immigrato illegalmente può ottenerla arruolandosi ed eventualmente morendo per gli USA, come ha fatto il primo caduto americano in Afghanistan. Basta citare Martin Luther King per ricordare tempo fatica e infine morte per ottenere diritti uguali.

 

Il fatto è che la presente stagione lede e tende a violare diritti, anche quelli acquisiti da tempo e a sostituirli con politiche di scambio, oppure privilegi, oppure beneficenza: ma è un interesse tremendo che toglie a tutti e tutte quelle che vogliono giustizia addirittura la speranza e la sostituisce col commercio dei favori.

 

Lidia Menapace


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