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S. Borgatti. L’accordo per la compra-vendita del castello visconteo è finito nelle sue segrete 
Curioso viaggio nei dintorni di Milano (Novità e aggiornamenti)
19 Ottobre 2008
 

Sembra proprio che il “totem cusaghese”, come i fantasmi, non riesca a trovare pace: se al compromesso per la sua vendita, il castello poteva permettersi un timido sorriso, al rogito, invece, non può che piangere lacrime amare. È di fatto tramontato l’accordo di compra-vendita del maniero tra il gruppo Kreiamo di Cesano Boscone e la società Il Castello di Cusago Srl. Il motivo? Una non ben definita “divergenza tecnica”, anzi, secondo Fabio Rappo, socio di Il Castello di Cusago: «La complessa trattativa, iniziata circa un anno fa, è fallita per l’inadempienza dei termini da parte delle due società»; la scadenza per il rogito era stata infatti fissata per la fine di maggio, ma la data non è stata rispettata e al 9 di ottobre la Srl Castello di Cusago, attraverso Rappo, ha reso ufficiale il fallimento della trattativa.

Quale delle due parti sia stata a non trovare l’accordo non si sa, le accuse sono reciproche. I 4 milioni di euro, questa la cifra proposta per l’acquisto del castello, rimangono congelati così come rimangono incelofanati nelle ragnatele i vetusti e pericolanti mattoni del castello fatto costruire da Bernabò Visconti. Una pessima notizia per tutti: per i Cusaghesi che vedono in questo modo sfumata la ristrutturazione del loro simbolo, per i Milanesi e gli abitanti dei comuni limitrofi affascinati dal castello da arrivare sempre numerosi alle varie manifestazioni che si tengono sotto le sue mura e per gli amanti dell’arte e della storia che ritengono il palazzo di Ludovico il Moro un esempio architettonico di pregio nonostante le pessime condizioni in cui versa. Ma ad aver più di tutti l’amaro in bocca sono i rappresentanti del Comitato Salviamo il Castello che lo scorso inverno, con la raccolta di 3.000 firme insieme all’intervento del Fai e della Soprintendenza, erano riusciti a spronare comune e Parco Agricolo Sud affinché a trattativa conclusa, che prevedeva il castello sede di rappresentanza del gruppo Kreiamo, ne acquisissero una parte per la fruizione pubblica. Il sindaco Cairati pensava ad uno scomputo sugli oneri di urbanizzazione, l’assessora Brembilla, presidente del Parco, ad un comodato d’uso trentennale col quale sistemare in un’ala del castello gli uffici del Parco Agricolo Sud nonostante, singolare coincidenza, il castello sia al di fuori dai suoi confini.

«Siamo molto dispiaciuti per questo fallimento», afferma Federico Martini, a capo del comitato «ma ciò non ci fermerà a proseguire la vigilanza sul castello con la speranza che le parti riprendano i colloqui».

La gente intanto parla e sparla: “Aspettano che cada, così costruiranno le villette” oppure “Ci vogliono troppi soldi per sistemarlo e nessuno li ha” e ancora “E dopo che l’hanno sistemato cosa ci fanno?”, o “La soprintendenza mette tanti vincoli”, ma anche “Qualsiasi destinazione d’uso sarebbe incompatibile con la mancanza di infrastrutture per l’accoglienza di tutti i visitatori” fino ad arrivare alla più gettonata “Deve acquistarlo il Comune”. Sì, ma il Comune, attraverso le dichiarazioni del sindaco Cairati, ha sempre sostenuto l’impossibilità all’acquisto e, come lui, non hanno mai potuto -o voluto- comprarlo né le amministrazioni precedenti, né la Provincia o la Regione. Il castello, così come tutto il patrimonio edilizio storico del paese, (Abbazia di S. Maria Rossa, Mulino e Cascina Palazzetta) è sempre stato di proprietà privata: nel caso del maniero, i marchesi Casati Stampa prima, le varie società berlusconiane poi, infine Il Castello di Cusago Srl. Di questa società non si sa nulla, non si conoscono nemmeno i nomi degli altri imprenditori coinvolti, a parte Fabio Rappo, noto per essere il patron del garden Viridea. Ciò contribuisce ad alimentare ancora di più il mistero sulla sorte di questo castello e sui motivi delle decine di trattative fallite sia per la sua vendita sia per la sua ristrutturazione e destinazione d’uso.

Si vede che l’aspetto decadente è ormai talmente impressionabile da aver fatto scegliere il castello come location di una fiction noir andata in onda su RAI 3 nel 2005, “Suor Jo”: le tre puntate, veramente ambientate in paese, avevano per protagonista il losco “Cusago”, proprietario oltre di un impero industriale – finanziario, anche del castello visconteo dove si svolgevano strani festini in odor di satanismo. Pura fantasia in una fiction che mescolava il peggio della cronaca nera e che difatti ebbe poco successo. La realtà, ovviamente ben diversa, ci conduce invece ad assistere in prima fila all’indifferenza imprenditoriale e istituzionale la cui coscienza non è stata nemmeno scossa né scalfita dalle tesi di laurea, dai convegni, dalle pubblicazioni, dagli studi, dalle numerose segnalazioni ad enti quali il FAI o Italia Nostra o dai recenti tour turistici che inseriscono Cusago come località d’interesse proprio per il suo castello.

L’unica cosa certa, al momento, è che il terzo paese più ricco d’Italia per reddito pro capite (dati del Sole 24 ore sulle dichiarazioni del 2006) possiede un capitale immobiliare storico destinato alla decadenza totale. E questa, purtroppo, non è una fiction, ma la realtà.

 

Simona Borgatti

 

(5 – aggiornamento)


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