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Paolo Diodati: Veronica e l’astronave
19 Maggio 2009
 

Qui ci vorrebbe Fred Buscaglione. Divertirebbe ancora, tra secoli, con un pezzo tipo “Teresa, non sparare col fucile…”. Ecco un banalissimo esempio adattato all’istante alla musica e con poche varianti rispetto al testo originale, ispirato, anche lui, da un fatto di cronaca. (Apicella, viste le indubbie doti umoristiche del Capo, perché non gliela canta?):

Veronica,

ti prego,

non scherzare coi giornali,

per la rabbia tua, la bomba può scoppiar!

Veronica,

ti prego,

non spararmi dal giornale,

mi potresti fare male… non sparlar!”

È stata una follia,

ero lì, sulla sua via,

disse “Vieni a casa mia”

cosa mai potevo far?

Ai regali, abituato,

uno solo gliene ho dato,

ed ho poi festeggiato, col pensiero,

fisso a te!

Perciò Veronica,

ti prego,

non scherzare col giornale,

far così non è gentile, lascia andar…

Veronica… (NO!)

No, non sparlar!

A Veronica che poi ha sparlato e sparato, scrivendo di fatto a tutti noi, e ora descritta addirittura in lacrime (Corriere della sera del 14/05), viene spontaneo chiedere:“Ma dove ha lasciato l’astronave?”

Ora viene descritta incredula, piangente, incapace di rassegnarsi al trattamento ricevuto da gran parte della stampa e da quasi tutti gli amici impegnati in politica. Per quanto riguarda quelli della sua parte politica (o del marito, se non lo vota più), solo in due (Confalonieri e Gianni Letta) le hanno telefonato. Evidentemente gli altri per non essere ipocriti, hanno optato per le usanze dei cinesi che, pur di non rattristarti con una brutta notizia, preferirebbero ucciderti. E chissà quanti amici, in questa occasione, la ucciderebbero, la glaciale e diabolica Veronica.

Ma io che non la conosco, non voglio usare i metodi cinesi, prescindo da simpatie o antipatie politiche, per educazione, mi esprimo sulla lettera che ci ha indirizzato, con la massima sincerità.

Cara Veronica, o lei ritrova l’astronave con cui è arrivata, e ci libera dalla sua bella abitudine di scrivere i fatti suoi ai giornali o, se proprio deve restare con noi, trovi qualche altro sistema per far parlare di sé e dei fatti suoi e si decida a chiedere scusa prima che a suo marito (anche se poi divorzia), a tutti noi che non c’entriamo nulla con le sue beghe esistenziali e matrimoniali.

Con tutti i problemi, sociali, familiari, personali, che abbiamo, lei ha ritenuto opportuno farci carico anche dei motivi di belligeranza che ritiene di avere con suo marito?

Perché, dando sì prova di indipendenza, non s’è fatta vedere tra i terremotati abruzzesi? Doveva essere lui a chiederglielo? Non c’è andata perché ha scelto di vivere all’ombra? Ma allora doveva continuare a vivere all’ombra, scrivendo agli avvocati, senza cercare il consenso dell’opinione pubblica. Che facciamo, indiciamo un referendum nazionale, per conoscere il giudizio degli italiani? Incarichiamo Maria De Filippi di dedicarle una trasmissione boom con pubblico urlante rigorosamente apolitico? Altrimenti il risultato sarebbe scontato. Dovrebbe avere, infatti, il sospetto che molti di quelli che hanno solidarizzato con lei, lo hanno fatto solo per odio verso suo marito. Nessuno, infatti, potrebbe lodare la sua pessima abitudine di spiattellare i suoi sfoghi sui giornali.

È un metodo che dimostra, per alcuni consiglieri, la sua indipendenza e forte personalità?

Per me l’avrebbe dimostrata, ripeto, andando tra i terremotati, tra gli studenti, anche senza sua marito. L’avrebbe fatto, di sicuro, la separata in casa Diana Spencer. Lei non ha attenuanti. Il modo che ha scelto per richiamare le luci sui suoi problemi sono “da cortile globale”.

È questo il suo contributo al miglioramento della situazione nazionale? Perché io, lettore del Corriere della Sera, devo imbattermi nelle sue assurde lacrime post-articolo storico su Repubblica?

Qualche collega mi dice “E tu non leggere quelle schifezze di articoli”. Se compro il giornale, almeno i titoli dovrò leggerli! Non ancora dispongo di una segretaria che filtri le notizie.

Qualche psicologo spiega la sua mossa con la crisi della mezza età e con i rimpianti per la rinuncia ad una carriera che avrebbe dato visibilità alle sue qualità e alla sua intelligenza.

Beh, se questo avesse un minimo di fondatezza, con questa mossa di cui sta parlando tutto il mondo, sarebbe riuscita a correre ai ripari, veramente alla grande.

E sì, perché lei s’è ritagliato un posto sicuro addirittura nella storia, purtroppo, sempre per merito di suo marito. Altro che Rachele Mussolini che ingoiò rospi dall’inizio alla fine, Hilary Clinton, che da vera Signora, non chiese mai ai giornali se, oltre alla prova orale, Monica avesse fatto, anche quella scritta che, notoriamente, è più impegnativa e richiede molto più tempo. Altro che Claretta, Eva, Anita, Bonnie (la donna di Clyde). Lei finirà, anche se non dovesse riuscire nel suo intento distruttivo, in un libro dal titolo Come ammazzare il marito, e perché. Libro speculare, che verrà a simmetrizzare finalmente l’ennesima situazione squilibrata in cui le donne oltre ad essere discriminate in tutte le attività, seviziate, sacrificate dentro e fuori dalle pareti domestiche, malmenate, ecc. ecc., hanno dovuto assistere alla pubblicazione di un libro come quello uscito nel 1974 a firma di Antonio Amurri. Titolo: Come ammazzare la moglie, e perché. I mariti, incoraggiati da celebri uxoricidi (Enrico VIII, Monsieur Verdoux, Landru e Barbablù…) hanno goduto, finora, anche del vantaggio dei suggerimenti sul perché ammazzare la moglie.

Se non provvederà lei con l’aiuto di “amiche” giornaliste come la Latella, certamente ci penserà qualcun altro a presentarla come la punta avanzata del femminismo, creatrice del più moderno tipo di uccisione di un marito famoso. Perché, tra tutti i nemici che hanno provato a far fuori suo marito, con tutti i mezzi politici e non, impegnando fior di politici, eserciti di giornalisti e di avvocati, lei ha trovato quello più efficace per distruggerlo, uccidendolo anche senza spargimento di sangue e senza conseguenze penali. Quello più efficace per farlo affogare in un mare di ridicolo. Pensi, anche il Times ha riportato l’intervista alla mamma della diciottenne, in cui si confondeva suo marito con il Padreterno! Quello più subdolo per farlo ritrovare con i cinque figli divisi in due gruppi principali in guerra per i soldi. Non immaginava che avrebbe seminato zizzania e tensioni anche tra i figli di suo marito dicendo “Lo faccio per i miei figli”, come se fosse una ragazza madre disperata o una scaltra speculatrice che usa i figli nella sua guerra economica per strappare più soldi al marito? E, tanto per essere più chiara, ha pure aggiunto “Dopo penserò a me stessa”. Vuole la soddisfazione di vederlo con le toppe al sedere e senza soldi per rinfoltire i capelli? Non aveva pensato alle risse tra figli di madri diverse e magari figli di una stessa madre?

Ma allora voi extraterrestri non sapete che da noi se gli eredi sono due, arrivano a segare in due un tavolino a quattro gambe? Dice che tra miliardari queste ridicolaggini non capitano? Non lo so. Ma so che ci si spinge, aristocraticamente beninteso, giù per le rupi. Magari dicendo “non per i soldi, ma per principio e per giustizia”.

Infine, dobbiamo sempre a lei, cara Veronica, anche se l’ha data Ghedini, l’informazione che suo marito spende 6.000 euro per un regalino. E che a Natale ne ordina a centinaia di questi pensieri.

Chissà che effetto fanno queste notizie alle fidanzate dei nostri ragazzi laureati, addottorati, precari e che ci mettono un anno per arrivare a 6.000 euro… Tutti a caccia dell’altra metà con i soldi? Che tristezza! A parte che questa caccia riesce soprattutto ai fusti e alle bonazze. Ne conviene?

Ora o domani, piangerà anche su queste conseguenze o considerazioni prevedibili, ma che non le avevano fatto prevedere? Motivo in più per affrettarsi a ritrovare l’astronave.

 

Paolo Diodati


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