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Alfredo Mazzoni. Berlusconi aveva la Minetti, io ho la Scinetti! 
Intervista dal ...dentista
31 Luglio 2019
 

Per fortuna che da un po’ la mia ...”dentiera” fa giudizio… Grazie Romina!

La prima cosa che ho chiesto alla Scinetti è stata questa: ma da vecchio dovrò portare la dentiera? Dovete sapere che dopo Arancia meccanica, quel famoso film dove un protagonista beve da un bicchiere con dentro una dentiera, io sono rimasto scioccato. Penso di aver lavato la dentiera di mia madre forse una volta (chiamavo sempre le mie sorelle). E meno male che adesso non la porta più, poverina… Da ben otto anni Nicole, pardon Romina mi fa la pulizia dentale nello studio odontofacciale del Dott. Marchetti in Via Vanoni a Morbegno in Valtellina; dopo questa ruffianata esigo uno sconto… vero Irisha (l’impiegata che mi fa il conto)! …E finalmente riusciamo a darci del TU!

 

Ti ricordavi questa mia battuta, quella che dà il titolo all’intervista?

Si, mi fa sempre ridere...

 

E quella sulla dentiera?

In effetti anch’io vorrei non portarla mai. È per questo che ho anche scelto questa professione, ahahah!

 

Ma quanti denti mi mancano?

Segreto professionale, nel senso che non è di mia diretta competenza.

 

E i tuoi denti come stanno?

I miei denti stanno bene e questa è una buona notizia, ma mai da sottovalutare...

 

Darò retta a mia mamma: “Stiich dree ai denc, perché quand i s-guiaa pü, l’è düra matei!”

Ha ragione tua madre. Il mio lavoro consiste e insiste infatti soprattutto sulla prevenzione primaria. Non è facile però rendere edotte le persone riguardo un qualcosa che non si percepisce… Cioè il benessere che già si possiede e come mantenerlo… Riguardo ai denti e riguardo alla vita… È più semplice curare una patologia già in atto, una carie nel mio ambito, che mantenere in salute i denti attraverso dei piccoli impegni quotidiani, ad esempio passando il filo interdentale o pulendo bene i denti.

 

Hai mai pensato di andare da qualche parte in giro per il mondo a fare il tuo lavoro? Secondo me nei paesi in via di sviluppo (emergenti?) faresti un sacco di esperienza.

Il mondo di oggi è diventato molto difficile e arduo ritagliarsi del tempo per se stessi (e per la propria cura). Si ha sempre meno tempo… Solo il lavoro occupa il 70% della giornata. Figurarsi se riusciamo ad aiutare il prossimo. Il tempo scorre (troppo) veloce e non si riesce a star dietro a tutti e a tutto.

 

Io ho lavorato in un ospedale in Africa: l’unico “agricolo” tra una quindicina di medici e infermiere. Ricordo che diversi medici europei passavano a Tanguièta in Benin settimane o alcuni mesi da volontari, mi raccontavano che quella breve esperienza fatta in terra d’Africa valeva anni di tirocinio in Italia.

A me piacerebbe molto andare a fare volontariato anche in India come fanno molti miei colleghi. Poi passano mesi, anni… e non mi decido mai... Perché è qualcosa che mi attrae, ma mi fa altrettanto paura nello stesso tempo. Bisogna essere preparati ad affrontare una azione del genere… Credo che quando verrà “la mia chiamata”, come dico io, non esiterò a partire...

 

Ti racconto il mio impatto con l’Africa religiosa: Arrivo a Lomè (capitale del Togo) dopo 12 ore di aereo alle sei del mattino e parto per il nord del Benin risalendo tutto il Togo che ha l’unica strada nazionale asfaltata di tutta quella zona. Settecento chilometri, a quaranta gradi all’ombra. Arrivo all’ospedale, uno dei più grandi del Sahel che sono le cinque del pomeriggio. Vedo su una veranda un frate, classico missionario con la barba lunga incolta con una radiolina appoggiata all’orecchio, che dopo un po’ si mette a saltare, urlare, cantare dalla gioia. Era una domenica pomeriggio e stava ascoltando “Tutto il calcio minuto per minuto”: il Napoli aveva segnato contro il Milan allo stadio San Paolo, ahahaha!

Ahahah! Aiutare gli altri riempie l’anima, ma è importante essere consapevoli che non è qualcosa di semplice… Ci vuole coraggio e spero me ne venga!

Detto ciò ora mi occupo di star vicino alle persone che incontro nello studio in cui lavoro… A volte si va ad aiutare chi è dall’altra parte del mondo senza aiutare prima chi è qui vicino e ha bisogno di noi!

 

Se non tieni famiglia e ti piace andare all’avventura, buttati! Ne vale la pena. Oltre al tuo lavoro, qualche lingua la conoscerai certamente. E se ne vuoi sapere di più …ci vediamo tra sei mesi.

 

Alfredo Mazzoni

inviato speciale del Gazetin


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