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Félix Luis Viera. Questione di punti di vista
16 Novembre 2013
 

Cuestión de puntos de vista

 

En resumen me quedan pocos amigos de la

       juventud,

la mayoría decidió lo contrario: se metieron

según ellos a normales: estudiaron

[ingenierías,

medicina, licenciaturas varias, incluidas

la filología y el derecho. Hoy

son hombres de bien,

[funcionarios importantes,

       tipos

rígidos algunos que pasan en sus autos y ni

siquiera me recuerdan. Yo sí los recuerdo,

       la prueba

es esto que ahora escribo.

No digo que sean malos, es que tiramos por

      caminos distintos

 y el olvido es algo casi obligado en este caso.

Yo, pacientemente desesperado, los veo pasar por

mi puerta –que son todas las calles y sigo

escribiendo mis poemas y mis libros.

Duele que algunos digan que estoy loco,

que ahora podría, como ellos, sorber un poco más

de panes y de peces, llevar una vida más

      hermosa,

más tranquila, una vida más vida, no estar

esquizofrénicamente peleando contra una hoja 

         de papel

sin disfrutar, como ellos, de ciertas

        bienaventuranzas

que no es táctico mencionar por el momento. 

Ellos, mis antiguos amigos, mis conocidos ahora,

        los pobres

no saben lo que es temblar amando, a pie, a esta

       muchacha,

escondido en un parque, no saben

lo multimillonario que soy

cuando escribo un poema, un libro, que leen

      estudiantes

en un ómnibus, trabajadores, oficinistas agrios.

Ellos, mis antiguos condiscípulos, amigos, no saben

       qué bien vivo

porque alguien que apenas conozco

me agradece sinceramente una cuartilla.

Ellos, mis queridos amigos, en su mayoría

notables funcionarios que se conocen de

       memoria

la programación de ambos canales de TV y

       –con más

de treinta años todas las marcas de blue jeans,

       no saben

que soy más rico que el Fondo Monetario

        Internacional

cuando en una noche de llovizna, anónimo y

          distante,

leo poemas de amor a esta muchacha.

A ellos, mis bárbaros, mis olvidadizos y

       bienaventurados antiguos

amigos, condiscípulos:

          Felicidades,

          Buena suerte.

 

Octubre 1984

 

Félix Luis Viera

De Y me han dolido los cuchillos (1991)

 

 

 

Questione di punti di vista

 

In conclusione mi restano pochi amici di

       gioventù,

i più fecero scelte opposte: divennero

secondo loro – normali: studiarono ingegneria,

medicina, conseguirono lauree diverse, incluso

filologia e diritto. Oggi

sono uomini dabbene, funzionari importanti,

       tipi

rigidi alcuni che passano nelle loro auto e neppure

si ricordano di me. Io sì che li ricordo,

       la prova

è quel che adesso scrivo.

Non dico che siano cattivi, è che seguiamo

       percorsi diversi

e l’oblio è quasi obbligato in simili casi.

Io, pazientemente disperato, li vedo passare dalla

mia porta – che sono tutte le strade – e continuo

a scrivere le mie poesie e i miei libri.

Mi fa male che alcuni mi diano del matto,

che adesso potrei, come loro, sorbire un poco più

di pani e di pesci, condurre una vita più

      bella,

più tranquilla, una vita più vita, non stare

scioccamente a combattere contro un foglio

         di carta

senza godere, come loro, di certe

        felicità

che non è tattico menzionare per il momento.

Loro, i miei antichi amici, i miei conoscenti adesso,

        i poveri

non sanno cosa vuol dire tremare amando, in piedi, questa

       ragazza,

nascosto in un parco, non sanno

quanto sono multimilionario

quando scrivo una poesia, un libro, che leggono

      studenti

in autobus, lavoratori, impiegati tristi.

Loro, i miei antichi compagni, amici, non sanno

       che vivo bene

perché qualcuno che appena conosco

mostra di gradire sinceramente una pagina.

Loro, i miei cari amici, in gran maggioranza

notabili funzionari che conoscono a

       memoria

la programmazione di entrambi i canali TV e

       - con più

di trent’anni – tutte le marche di blue-jeans,

       non sanno

che sono più ricco del Fondo Monetario

        Internazionale

quando in una notte piovosa, anonimo e

          distante,

leggo poesie d’amore a questa ragazza.

A voi, miei barbari, miei dimentichi e

       fortunati antichi

amici, compagni:

          Auguri,

          Buona fortuna.

 

Ottobre, 1984

 

Da E mi hanno fatto male i coltelli (1991)

Traduzione di Gordiano Lupi


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