Fra un mese sarà Pasqua. Il nuovo TELLUS nelle Librerie Feltrinelli, e in quelle Valtellinesi, offre a credenti e laici il miglior modo per conoscere la riflessione sul divino, sul Cristo, sulla teologia cattolica, perché presenta un'innovativa antologia della poesia religiosa italiana del Novecento. Conoscere, ma anche insegnare la letteratura religiosa, o influenzata dal sacro, è l'unico modo per sopravanzare in un colpo solo tutta la strumentalizzazione politica in atto sulla parola del Cristo. È quasi un'impresa disperata imporre all'attenzione della cultura italiana, degli addetti ai lavori, a tanti intellettuali attratti dal video televisivo o dai blog autoreferenziali, il nuovo Tellus-annuario, ed è per questo che invito i lettori-navigatori di TELLUSfolio, i collaboratori, sia episodici che stabili - (molto quelli stabili, visto che collaborazione vuol dire anche conoscere il progetto editoriale di TELLUS annuario con i suoi legami con il web e mentre tematizza non solo la poesia religiosa ma anche la rivolta anarchica) ad abbonarsi a TELLUS, ad acquistare i TELLUS colorati, quattro, a diffondere il progetto, a sostenerlo, perché la Redazione, in modo libertario, creativo, e anche cristiano, offre ad autori noti e meno noti tutta l'ospitalità possibile - e visibilità (dato che questo giornale on line ha 300.000 visite al mese!) e confida con il sostegno di collaboratori e lettori di continuare la sua presenza nell'editoria su carta e sul web.
Abbonandovi a TELLUS, acquistando questa antologia sul cattolicesimo cristiano, sosterrete il nostro sforzo e chi dirige il giornale, io ed Enea Sansi e la Redazione fino al più creativo web master; e noi ve ne saremo grati.
Qui di seguito un esempio antologico tratto dal “Manuale cattolico in versi in prosa” e cioè dall'antologia ricordata, volume di 250 pagine finemente illustrato.
Claudio Di Scalzo
dal “MANUALE CATTOLICO, IN VERSI IN PROSA”
“Padre Onnipotente”
Umberto Marvardi (Senigallia, 1903 – Gubbio, 1990)
Preghiere (VIII)
Quanto, Signore, è mai grande
la potenza delle tue mani!
Dal niente nel non essere l’assenza
di te, soli e galassie
hai suscitato, cieli ed astri,
oceani e continenti
diversamente eguali
nell’ordine splendente
dell’universo che s’espande
oltre la sua parvenza, verso
l’infinito e l’eterno che tu solo
fiammeggi in conoscenza
del tuo trascendimento
da ogni dimensione del creato.
Primavera che non conosce inverno
ma invisibile fluisce
sempre a colori d’alti cieli,
alberi, messi e fiori;
fuoco non mai innescato che divampa
la fiamma della vita
a montagne e pianure,
a mari, fiumi, terre folte
d’uomini e d’animali, testimoni,
nei vari aspetti con che tu l’adombri,
che sempre sei ma non appari;
nel deciso riflesso
della tua trasparenza oltre la gloria
incandescente di te stesso:
polvere e tenebre
al loro essere il tuo niente.
Principio senza inizio e senza fine,
tempo acceso dal Verbo
a infondere nei giorni della terra
la carne e il sangue di una nuova vita,
spiri sostanza dell’immensa luce
che il Padre avvampa al Figlio nell’ardore
dello Spirito.
Ed oltre la visione di stellanti
cieli, oltre il fulmineo volo delle immote
costellazioni
sciamanti all’universo il tuo splendore,
oltre il niente che palpita l’abbaglio
della tua invisibile presenza,
sei tu che bruci ed ardi e splendi,
Altissimo,
eterna ed infinita
trina fiamma d’amore.
Appena consegnate alla preghiera, Marvardi immaginò le parole come bolle che sciabordano sul lago nell’attesa di un’onda più lunga. Si poseranno sulle mani del Signore?, cerco un segno - anche aria mancante in gola - ma tamburellino le tue dita sul mio costato. Signore, mi chiamo Umberto Marvardi, accorda questo terrestre nome, collare sul corpo senza requie, nella trasparenza della tua voce. Attendo sotto al cavo cielo di stasera. E come il sonno di un casto bambino è la voglia di adagiarmi nell’ordine del tuo pensiero infinito. Verbo, illuminato firmamento senza inizio senza fine. Accoglimi.
Signore il mio nome non è Umberto, non ho scritto la Preghiera che leggo in tua gloria, trascrivo e copio l’umiltà di altri credenti perché m’invento un’antologia cristiana, e stanotte pensando ai miei peccati d’indifferenza per quanto muore nel mondo, tienimi come piuma sulla parvenza del tuo eterno sorriso. Sono soltanto un umile chierichetto che non trova di meglio che battere le nocche sul muro di camera per punirsi prima della confessione.
Marvardi scrisse le sue poesie all’Istituto Universitario di Magistero Maria Assunta in Roma. Se le ricordava una per una perché erano il suo intimo libro di preghiere. Le sue raccolte, infatti, hanno titoli come Preghiere, 1947, Altre Preghiere, 1951, Preghiere e feste cristiane, 1956, e io stesso sono ricorso, perché introvabili, alla sua antologia Immagini e preghiere. E l’ho trovata nell’istituto dove insegnò, (insieme all’orologio di Angela Paola Caldella, anch’essa transitata in questi corridoi con facce di santi simili a fontane ristoratrici), scoprendo anche una foto dove si capisce che la mano del Signore gli sta premendo, fino ad interrompere la regolarità dei battiti, il petto. Questo scrivo su di un foglietto. È una scaglia del bene divino, l’eco delle nostre preghiere, aggiungo; a pregare, in cambio si riceve questa pressione sulle radici della fede. E lo strappo lo decidiamo noi, a noi la scelta se fuggire dalle responsabilità della vita.
Giulio Salvadori (Monte San Savino, Arezzo, 1862 – Roma, 1928)
La predica agli uccelli
Francesco, andando con sua compagnia
alberi vide a lato della via,
ed una moltitudine d’uccelli
che piegavan col peso i ramoscelli.
Ed ei si volse tanto lieto in viso
che gli ridea negli occhi il Paradiso.
- Fratelli miei, voi grati esser dovete
a chi vi fece creature liete:
e sempre voi dovete Lui lodare
perché v’ha fatti liberi a volare,
e v’ha dato di piume il vestimento,
sì che non vi fa danno acqua né vento.
E voi non seminate, eppur mangiate
e dell’acqua del ciel v’abbeverate;
lume v’ha dato a fabbricarvi il nido,
e delle vie del cielo istinto fido:
tanto, uccelli, v’amò l’alto Signore:
or voi rendete a Lui col canto onore. –
Mentre Francesco così stava a dire,
ei battean l’ali quasi a plaüdire,
e abbassavan le brune testoline
e allegrezza mostravan senza fine.
E san Francesco ancor si rallegrava
maravigliando, poi che lo mirava
L’alata moltitudine ascoltando
come la folla fa, che ascolta un bando.
Poi fece il segno lor si santa croce,
dicendo: Andate! E a quella dolce voce,
in aria si levarono festanti
e si sentian maravigliosi canti.
Poi, secondo la croce, obbedienti
se n’andaron partiti ai quattro venti,
e in tutte le sue parti il ciel sereno
fu dei lor canti armoniosi pieno.
San Francesco suggerisce che Dio è un Padre onnipotente che non nega la sua tenerezza e questo lo rivela conversando con creature come gli uccelli, tanto rapidi - nell’azzurro - a spostarsi lungo i bracci della croce quasi fossero emblemi di un unico saluto a noi rivolto. Penso alla figura di mio padre, che mi prendeva sulle spalle a caribicci, come il cavallo col fantino gioiellino e scopro che quella lontana forza mi rassicurava, mi deliziava nel galoppo, persino sicurezza infondeva nel rasentare gli spigoli delle porte; era l’impeto dell’amore del mi’ babbo. Così in Dio, onnipotente, la potenza che diventa vela dell’amore assoluto. Guizza, rende vortice, quanto si oppone in noi ad accogliere l’amore. Unica condizione scoprire che questo sommovimento è gratuito. Come il canto degli uccelli di San Francesco.
Giulio Salvatori - che umilmente volle scrivere, dopo Manzoni, poesia religiosa - immaginando gli esseri viventi, uomini e animali, e gli elementi, come creta disposta ad ospitare il segno della parola innamorata di Dio, partirà dalla parafrasi dei Fioretti.
Con la poesia di Salvadori, compaiono generici volatili, ma poi sarà il momento dell’usignolo di Jenco, delle palombelle di Grande e delle rondini di Bigongiari. Diventa quest’antologia un manuale di volo all’altezza dello spiumaggio cristiano del cuore? Sorrido divertito. E intanto prendo appunti sfogliando i tre volumi delle Liriche e saggi, editi a Milano per Vita e Pensiero nel 1933. Salvadori non scrive soltanto poesie e saggi troppo colti per rappresentare la cercata anima popolare cristiana, ma compie opere di bene, con cangiante ardore silenzioso, e insegna fino ai suoi ultimi giorni all’Università Cattolica.
– Pronto, parlo con Don Gino Barzacchini?, sì sono Claudio... sto scrivendo sulla poesia di Salvadori... no, non posso aspettare domani, mi passa l’ispirazione... ho bisogno di una consulenza, lei che sa tutto di santi e martiri, Salvadori secondo quanto leggo ha ricevuto l’attenzione della Chiesa per diventare beato, sa se lo è diventato?, certo capisco, dunque i tempi sono lunghi, allora non sarà ancora successo, l’antologia che ne dà notizia è di questi anni...