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Alberto Figliolia. “Amma’s Way” di Anna Agnelli
30 Aprile 2022
 

Amma’s Way. “La Via di Amma”. Mata Amritanandamayi, detta Amma, è una leader spirituale e umanitaria riconosciuta in tutto il mondo per le sue opere benefiche e filantropiche e per le attività al servizio dei propri simili, in primis dei meno abbienti, dei sofferenti, dei bisognosi a qualsivoglia titolo. È nota anche come la Santa degli abbracci.

Amma’s Way, il docufilm che dal 2 al 4 maggio sarà nelle sale italiane per la regia di Anna Agnelli, ne racconta la vita, le opere, le creazioni, le idee, la filosofia. Una filosofia basata sull’amore, e l’amore ha un aroma, è fragrante, parafrasando una delle voci che si odono nella pellicola dedicata alla ieratica figura di Amma. Ieratica certo, ma anche tanto pratica nella capacità di concretizzare e realizzare i più disparati progetti e interventi in favore di individui (sovente, ribadiamo, fra i più deboli) e di comunità.

Amore, compassione, empatia, una visione felicemente panica, l’altro non percepito come un alieno, quel che si palesa con la massima evidenza nell’abbraccio a un lebbroso. Da un villaggio remoto del Kerala, figlia di un pescatore e nell’alveo di una famiglia numerosa, alle Nazioni Unite (parlando sempre nella propria lingua madre, il malayalam) per trasmettere, indipendentemente dalle fedi e dai credi, un messaggio di amore, attraverso l’incontro, la meditazione, la pazienza, la gentilezza, l’attenzione, con chiunque, verso chiunque. Sfatiamo il luogo comune della Santona che carpisce la buona fede di ingenui devoti. Carismatica senza dubbio Amma lo è, ma il suo messaggio, oltre che essere universale, si esplicita, come detto, in forme più che tangibili e votate al prossimo, meritorie a maggior ragione dal momento che si sviluppano in un mondo in cui spirano perenni venti di guerra e di ingiustizia sociale. Trasformazione… un altro semplice segreto dell’agire di Amma. E l’amore, che trasforma, non è plagio né possesso, bensì ascolto e dedizione, responsabilità, attitudine al servizio. Lo dicono gli 11.000 pasti gratuiti distribuiti ogni giorno nell’Ashram, comunità consapevole, così come la cura degli orfani, la creazione di un’università dove si formano ingegneri e figure professionali nutrite di valori umanitari (con laboratori dal vivo nei villaggi per avvicinarsi ulteriormente alla gente). L’università da lei fondata collabora con quelle di Harvard, Oxford, Cambridge.

Il potere dei miracoli quotidiani… come quello dell’ospedale con 1.200 posti letto a Cochin o quello ancora più grande di Nuova Delhi, con reparti specializzati in ogni ambito, dove si viene curati a prescindere dalle condizioni economiche. Sembra un sogno, è realtà, è volontà, è disponibilità. E, continuando, il progetto sulla costruzione dei bagni in ogni famiglia del villaggio o l’emancipazione delle donne mediante un lavoro sostenibile e importanti acquisizioni tecnologiche. Dalle piccole alle grandi cose la lista è infinita.

Ha abbracciato milioni di persone Amma portando conforto e sollievo, aprendo orizzonti in forza del riconoscimento reciproco. “Tutti nel mondo dovrebbero poter dormire senza paura almeno per una notte. Tutti dovrebbero sentirsi sazi almeno per un giorno. E dovrebbe esserci almeno un giorno in cui nessuna vittima della violenza debba far ricorso agli ospedali. Tutti dovrebbero aiutare i poveri e i bisognosi offrendo il proprio servizio disinteressato almeno per un giorno”, ha pronunciato Amma in un suo discorso. “Una donna visionaria e travolgente, un personaggio globale che non si stanca di combattere per la pace e che, partendo dalla sua India, ha raccolto sostenitori e volontari in tutto il mondo”, una definizione che le calza a pennello. Ben la disegna il docufilm – distribuito da Nexo Digital e prodotto da Art + VIBES – della Agnelli.

La definiscono Mahatma, come Gandhi, ma Mata Amritanandamayi Devi preferisce essere chiamata semplicemente Amma, “Madre”. Dotata di un’instancabile dedizione e amore per il prossimo, Amma è nota per il modo inedito attraverso cui esprime compassione: il suo celebre abbraccio. Un gesto semplice che, nel corso della vita, ha condiviso con oltre 39 milioni di persone. In un periodo come quello che stiamo attraversando, dove il contatto fisico è stato messo a dura prova dalla pandemia, l’abbraccio di Amma assume così una forza ancora più sconvolgente. Il film di Anna Agnelli racconta le sorprendenti imprese umanitarie di Amma. Seguendola nella vita quotidiana nel suo Ashram in Kerala e attraverso le interviste a coloro che da anni lavorano con lei, la grandezza di Amma si rivela sotto una nuova luce. Conosciuta in Occidente per il suo famoso darshan, o abbraccio di benedizione, Amma ha viaggiato instancabilmente in tutto il mondo negli ultimi 35 anni dando vita a sorprendenti iniziative umanitarie. Imprese attraverso le quali ha servito e continua a servire milioni di persone in una moltitudine di modi diversi, come fornire assistenza sanitaria gratuita, istruzione, riparo e soccorso dopo i disastri naturali. L’energia di Amma è quella del cuore (prendersi cura, ispirare, sostenere, potenziare) e non quella del potere che ha ormai mostrato tutti i suoi limiti. Il documentario racconta come Amma sia riuscita non solo a creare strutture e organizzazioni straordinarie, ma anche a formare persone imbevute della sua cultura di cura e servizio che si manifesta in ogni aspetto della vita quotidiana”. Immagini, quelle del film, colte, va sottolineato, senza suscitare alcun sospetto di piaggeria.

Vale la pena di citare un ampio stralcio/assemblaggio dalle note di regia di Anna Agnelli: “Ho incontrato Amma nel novembre 2014. Dopo che mi ha stretta tra le sue braccia mi sono ritrovata, come tanti, senza parole e in lacrime. Sono rimasta a lungo a osservarla, a osservare il vortice di energia e le persone intorno a lei, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Subito dopo ho incontrato molte persone che per anni hanno lavorato a stretto contatto con Amma e sono diventata presto consapevole delle straordinarie imprese umanitarie che le organizzazioni a lei legate hanno realizzato in tutto il mondo negli ultimi 30 anni. Sono rimasta profondamente colpita e ho deciso di girare un film esattamente su questo: gli incredibili sforzi di Amma. Volevo documentare come il suo amore e la sua compassione abbiano creato una catena di persone che lavorano instancabilmente per manifestare le sue visionarie intenzioni benevole, trasmutando le sue parole in realtà. Ispira una dedizione a cui non avevo mai assistito prima. Una dedizione al servizio, guidata dall’amore infinito e dall’energia che Amma rappresenta ed emana ogni giorno. La dedizione di queste persone serve esclusivamente allo scopo principale di Amma: aiutare i bisognosi della terra. La moltitudine di imprese e attività umanitarie che guida a livello globale ne sono la prova tangibile. Chi si trova esposto alla sua presenza non è guidato da guadagni materiali o personali: è spinto dal profondo desiderio di ricambiare l’amore che ha ricevuto. E Amma chiede che questo sia incanalato nell’aiutare gli altri. Per illustrare questo bellissimo meccanismo ho voluto mostrare alcuni dei suoi contributi umanitari in India: ospedali all’avanguardia che offrono cure gratuite ai poveri; una profonda attenzione sull’emancipazione delle donne in India, dove le strutture sociali sono ancora ben lontane dal sancirne l’uguaglianza. Infine, ci sono i dati sui soccorsi a seguito di calamità naturali. Amma si preoccupa di portare aiuto nell’immediato, ma con modalità che possano accompagnare le vittime del disastro all’inizio della loro nuova vita. I suoi volontari rimangono nei luoghi delle aree disastrate anche quando molte altre organizzazioni se ne sono andate perché ciò che Amma vuole veramente è che le persone siano indipendenti e possano costruire una nuova vita per se stesse. Naturalmente tutte le espressioni e le azioni di Amma hanno una profonda risonanza spirituale. Amma non può essere intervistata. Questo darebbe così poco a uno spettatore rispetto a ciò che Amma è in realtà. Amma deve essere vissuta. Ciò che siamo in grado di vedere in questo film sono la vera compassione e l’amore in azione: i luoghi materiali, visibili, assistenziali che aiutano l’umanità ogni giorno; e la felicità e la gioia di tutti coloro che lavorano con Amma per crearli. Vivono con uno scopo, felici e liberi; proprio quello che ogni essere cerca nella sua vita. Il film non è un commento sulla spiritualità; è uno sguardo su come la spiritualità può diventare pratica e azione attraverso la compassione e il servizio. E questo è possibile per tutti. Allora, qual è Amma’s Way? Ognuno ha la sua personale definizione, credo. Per me Amma’s Way è l’unica via da seguire se vogliamo vivere felici, in armonia gli uni con gli altri e con la natura”.

 

Alberto Figliolia


 
 
 
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