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Giuseppina Rando. Incontrare “l’altro”/ A libro aperto: pensieri peregrini a sera… - 25
Lautir, Ritratto di Jean Paul Sartre
Lautir, Ritratto di Jean Paul Sartre 
16 Settembre 2021
 

Vivere, a ben riflettere, è convivere, è porsi in relazione con l’altro in quella varia e fitta trama di scambi che costituiscono il tessuto sociale.

Il filosofo tedesco Heidegger con il suo concetto di esserci ha voluto, in realtà, porre l’attenzione sulla nostra vita e sulla caratteristica di essere gettati nel mondo, per stare in rapporto agli altri.

Incontrare l’altro e rapportarsi a lui richiede, però, un’uscita da se stessi e dal proprio io e, in conseguenza, impone riflessioni su quella dimensione che va ben oltre le singole entità “io” e “tu”, oltre anche la semplice somma di queste due parti poiché incontrare l’altro significa essere partecipi di una dimensione terza, quella intersoggettiva.

Entrare in relazione con l’altro vuol dire entrare in contatto con altre identità, cioè con qualcuno che è “diverso” da noi. Ma l’altro non è solo “altro”, poiché assume un ruolo fondamentale anche per la comprensione di noi stessi, non sempre facile.

In realtà non è semplice definire il senso di sé in un contesto culturale, oggi frammentato e in rapido cambiamento.

Molti soggetti sembrano condizionati o inibiti nella libertà, altri smarriti, incapaci di autonomia e di visione critica. C’è poi chi manifesta maggiormente lo smarrimento più profondo nella difficoltà a definire se stesso e il suo rapporto con l’altro. Si corre il rischio dell’annichilimento, del narcisistico ripiegamento in sé e di non “vivere” tutta intera la complessità della propria esistenza.

Bisognerebbe allora trovare forza e fiducia in se stessi, riconoscere i propri limiti, volgere lo sguardo oltre il proprio orizzonte psicologico per completarsi nell’altro.

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso… recitava il poeta inglese John Donne (1572-1631).

Bella anche l’immagine che ci propone lo svizzero Hans Urs von Balthasar (1905-1988):

Il bambino è consapevole, sin dal primo aprire gli occhi della mente.

Il suo «io» si risveglia nell’esperienza del «tu»: nel sorriso di sua madre, da cui impara che è contenuto, confermato e amato, in una relazione incomprensibilmente avvolgente, già attuale, protettiva e nutritiva.*

È nella relazione con l’altro che il nostro io sboccia e fiorisce.

Il punto di partenza è in quel contatto primordiale, in quel sorriso, in quell’abbandono sereno con la madre, è l’esperienza decisiva per sapere che solo con l’altro c’è vita, c’è amore.

Dobbiamo pure ammettere, però, che relazionarci con gli altri non sempre è semplice né facile: gli altri possono diventare persino un inferno.

Ne era convinto il filosofo francese Jean-Paul Sartre (1905-1980) che nell’opera teatrale A porte chiuse sentenzia: l’enfer c’est les autres (l’inferno sono gli altri)

È la frase, forse, tra le più conosciute del filosofo dietro la quale si nasconde un ragionamento che sintetizza l’intera filosofia sartriana.

Ognuno di noi, nell’incontrare l’altro , porta con sé vittorie e sconfitte, gioie e dolori, una soggettività che non può prescindere dalla oggettività di altre relazioni passate e presenti.

Non si può prescindere dalla cultura e dalla personalità dell’altro e dal riconoscere che gli altri sono noi stessi sotto mille e una forma.

Incontrare l’altro, oltre ad approfondite la conoscenza di se stessi offre un tassello necessario per avere una vita piena e gratificante.

E se di ciò c’è la piena consapevolezza, incontrare l’altro diventerà un’esperienza di crescita e di arricchimento reciproco.

Incontrare l’altro può essere anche faticoso , può far soffrire, ma ci impedisce di essere un oggetto o di convivere solo con se stessi in una specie di autismo spirituale.

 

Giuseppina Rando

 

 

* H. U. Balthasar, Sperare per tutti, Editore Jaca Book, 2017.


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