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Giuseppina Rando. Nota a margine di “Amore liquido” di Zygmunt Bauman
27 Giugno 2020
 

Zygmunt Bauman

Amore liquido

Sulla fragilità dei legami affettivi

Traduzione di Sergio Minucci

Laterza, 202035, pp. 162, € 12,00

 

Zygmunt Bauman, (1925-2017) filosofo e sociologo di origine polacca, ma di fama internazionale, ha dedicato gran parte dei suoi studi al passaggio dalla modernità alla post modernità soffermandosi in particolare sulle cause del disorientamento e del disagio dell’uomo contemporaneo.

Con sguardo attento ha colto le evoluzioni più radicali della nostra società, da lui definita liquida proprio perché in essa sono venuti meno – ad uno ad uno – i punti di riferimento rassicuranti che costituivano la base dell’idea di progresso e di miglioramento della condizione antropologica ed esistenziale.

La “modernità” al sociologo si presenta quindi come uno stato in divenire che reca in sé un’intrinseca vulnerabilità, provvisorietà, incompiutezza. Da qui l’espressione “modernità liquida”, proprio per sottolineare il fatto che “l’unica sua costante sia il cambiamento e l’unica certezza sia l’incertezza”.

Nella modernità liquida e società liquida tutto è transitorio, fluido, cangiante, ambiguo, precario. Ciò, ovviamente, genera negli individui insicurezza e paura.

Paura anche di stabilire relazioni d’amore, divenuto anch’esso liquido.

Leggere Amore liquido è come fare un viaggio, in compagnia di Bauman, nell’intricato mondo psicologico e sociologico delle relazioni e, scoprendo la fragilità e transitorietà dei sentimenti, ci si trova a riflettere su ciò che siamo e su ciò che ci circonda.

Il protagonista, come scrive lo stesso Bauman nella Prefazione, è l’uomo senza legami come il celebre personaggio di Musil (l’Ulrich de L’uomo senza qualità).

E se l’uomo senza qualità è il perfetto ritratto dell’uomo moderno, l’uomo senza legami è l’individuo plasmato dalla modernità liquida.

Argomento principale del saggio è dunque la relazione umana e la sua sorte in un’epoca in cui gli uomini e donne disperati perché abbandonati a se stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di “instaurare relazioni” sono però al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni “stabili”, per non dire definitive, poiché paventano che tale relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di… sì, avete indovinato, di instaurare relazioni (p. VI).

Relazioni intrecciate su un terreno minato dall’incertezza e dalla paura: da una parte, vi è la tendenza a instaurare rapporti duraturi per il bisogno congenito di aggregazione e superare la solitudine; dall’altra, tale necessità si scontra col timore degli individui di restare ingabbiati in relazioni troppo stabili che limitino la propria libertà individuale.

Specchio dei nostri giorni dove si riflettono quei rapporti umani diventati leggeri e irreali all’interno di una rete che irretisce, che dà l’idea di un legame dal quale è facile entrare e uscire, legame che si può rompere facilmente, in un contesto segnato dalla virtualità e non più dal contatto fisico. Al tempo stesso, però, avverte Bauman, la relazione, il suo andamento, è affidato ad esperti, a consulenti a pagamento, ma anche su rubriche all’interno di riviste multitematiche, che non fanno altro dare consigli su come comportarsi con le persone: il paradosso è che la relazione è oggi investita di una diffidenza, di una insicurezza strutturale e, per affrontarla, ci si rivolge a terzi, ad esperti, che elevano la conoscenza comune al livello di teoria, rasentando la ciarlataneria.

Amore liquido perché ridotto a bene di consumo e quindi assoggettato a quella dinamica di attrazione e disfacimento che lo riduce in fretta a rifiuto.

Amore non sentimento, ma “fatto commerciale”: il partner diviene un “usa e getta” e i legami affettivi tra persone fragili, anzi liquidi.

Inoltre l’autore focalizza l'attenzione sul rapporto tra causa ed effetto tra i ritmi della nostra vita, discontinua in ogni suo aspetto.

Nelle relazioni umane, nate per bisogno di sicurezza, compagnia o conforto, si assiste al gioco della manipolazione, della dipendenza che ingabbia, della fusione che annulla l'individualità.

Non funziona meglio per l'amore verso il prossimo nella sua accezione più ampia perché condizionato dall'amore di sé che spesso dipende in larga misura dal riflesso esterno dell'essere amati.

Bauman analizza, inoltre, l'amore per il prossimo come rispetto della reciproca unicità e dignità, come apprezzamento del valore di una differenza che arricchisce il mondo e che mai potrà tollerare di ridurre a rifiuti le vittime della globalizzazione.

Ritengo opportuno, tuttavia, ricordare che è stata sempre radicata nella mente del filosofo la convinzione che le emozioni passano e i sentimenti vanno coltivati.

Nel Novembre del 2012, infatti, in un’intervista di Raffaella de Santis al quotidiano la Repubblica, il filosofo ha parlato dell’amore così:

«L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. (...)

Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l'opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L'amore richiede tempo ed energia.

Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l'altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l'amore. Non troveremo l'amore in un negozio. L'amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana».

Barman crede dunque che si può, a dispetto della società liquida in cui viviamo, amare profondamente costruendo qualcosa di solido che vada oltre l'instabilità, la superficialità, l'individualismo sfrenato.

Una lettura certamente impegnativa , da interpretare a fondo e da rileggere quando se ne avverte la necessità “per capire la società in cui viviamo”.

 

Giuseppina Randoc


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