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Sergio Caivano. Da “Fischia il vento” a “Bella ciao”
23 Maggio 2020
 

Sabato 25 aprile abbiamo esposto il tricolore e cantato “Bella ciao”, che si è imposta autorevolmente tra le tante canzoni partigiane pur essendo apparsa solo sul finire della lotta contro il nazifascismo, tratta dall’aria di un canto delle mondine. La sua orecchiabilità ed il senso compiuto delle parole hanno conquistato il mondo. Tanto che viene oggi cantata in tutti i Paesi e, la cosa ci deve fare molto piacere, quasi sempre integralmente in italiano. Ovunque ha assunto il significato della lotta per la libertà.

Ma non era la prima, né tantomeno la più diffusa canzone dei partigiani. Già sul finire del 1943, un medico ligure, Felice Cascione, con una esperienza come militare in Africa e poi in Russia, era ritornato dalla steppa con nelle orecchie l’aria di una locale canzone di moda. Divenuto comandante partigiano di una banda operante nella Liguria di ponente in un’area compresa tra le alture di Genova e di Savona, ed avendo tra i suoi partigiani un commilitone reduce anch’esso dalla Russia, Giacomo Sibilla “Ivan” che si ricordava l’aria di “Katiuscia”, relativa alla nostalgia di una ragazza per un giovane soldato al fronte, pensò di musicarla e d’inserirvi le parole chiamandola “Fischia il vento”. Ma c’è di più. Il CLN di allora la promosse ad inno ufficiale dei partigiani. Poco dopo Felice Cascione, per tutti “u megu”, morì nel corso di uno scontro coi fascisti. Venne decorato con la medaglia d’oro. “Fischia il vento” restò la canzone ufficiale partigiana. “Bella ciao” venne cantata da alcune brigate partigiane solo verso la fine del conflitto. Ma divenne famosa, anzi famosissima, nell’immediato dopoguerra, anche perché cantata da idoli quali Yves Montand, Milva, Goran Bregovic e tanti, tantissimi altri, che la diffusero in tutto il mondo.

Un’ultima considerazione: “Fischia il vento” può apparire come una canzone sovietizzante, vista l’origine (anche se, come abbiamo visto, non era certo questa l’intenzione dell’autore). “Bella ciao”, invece, trae origine dal canto di lavoratrici sfruttate come le mondine e perciò risulta più comprensibile a tutti.


Sergio Caivano


 
 
 
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