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Maria Paola Forlani. Arte al femminile 6 
Bice Lazzari. La Poetica del Segno
11 Dicembre 2019
 

Dipinti, disegni, oggetti, tessuti e una serie di poesie di Bice Lazzari (Venezia, 1900 – Roma, 1981) raccontano l’ecclettica ricerca di una protagonista originale dell’arte del XX secolo. Una settantina le opere in mostra al Museo del Novecento, suddivise cronologicamente dalla prima stagione figurativa, all’informale, alla completa astrazione dell’ultimo periodo, caratterizzato da un nuovo linguaggio fatto esclusivamente di punti e di linee.

All’inizio degli anni Venti Bice Lazzari esplora la pittura en plein air con paesaggi immersi in tipiche atmosfere impressionistiche e realizza ritratti di stampo accademico. «Ero nata libera», scrive nella sua autobiografia, «e, dopo tre anni di scuola, mi misi a dipingere per conto mio». Per rendersi autonoma dalla famiglia comincia a disegnare stoffe e merletti commissionati per l’Enapi, Ente nazionale artigianato e piccole imprese, e vince il primo premio del concorso Stoffe a Venezia alla fine degli anni Dieci. In quel periodo inizia anche a lavorare i tessuti a telaio e tappeti annodati a mano oltre che ad avventurarsi in tutti i campi dell’artigianato, dal vetro inciso e dipinto, al legno scolpito, alla realizzazione di arredi completi commissionati da diversi studi di architettura e alla pittura murale.

Dopo gli anni Trenta la sua attenzione si concentra sulla pittura, con un’indagine silenziosa e personalissima, se si esclude qualche debito alla lezione di Vasilij Kandinkij.

La rassegna milanese segue le fasi e i cambi di rotta dell’artista, conducendo lo spettatore dal periodo figurativo, tra le opere il celebre Autoritratto del 1929, ai lavori a telaio, agli anni dell’Informale e Dell’astrazione, tra il 1964 e il 1981 quando, abbandonata materia e colore, riduce il vocabolario espressivo a semplici segni, come Acrilico numero 5 del 1975.

 

M.P.F.


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