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Linda Pasta. La pietà e i cani 
Lettera aperta alla presidente siciliana dell'Enpa
03 Aprile 2017
 

A Giovanna Piccinno, presidente dell'ENPA, Sicilia

Durante un’udienza giubilare in piazza San Pietro, Papa Francesco ha invitato i fedeli a «non identificare la pietà con quel pietismo piuttosto diffuso che è solo una emozione superficiale che offende l'altro». «La pietà» ha, poi, aggiunto «non va confusa con la compassione per gli animali che vivono con noi, accade infatti che a volte si provi verso animali e si rimanga indifferenti di fronte alle sofferenze dei fratelli».

La pietà, uno dei sette doni dello Spirito Santo che «il Signore offre ai discepoli per renderli docili alle ispirazioni divine», può essere sicuramente coltivata.

Parlando di compassione per gli animali e senza scambiarla, né barattarla, con la “pietà” per i fratelli, la stessa può rappresentare, vista nella giusta luce, una sorta di strumento per imparare (ed insegnare) a provare pietà, per le sofferenze altrui.

Sicuramente chi non prova compassione per gli animali, ha poche probabilità di provare “pietà” per gli uomini.

Nessuno vuole mettere gli animali e le loro sofferenze davanti a quelle dei nostri “fratelli”, ma provare a trattare gli animali in maniera più umana e occuparci delle loro sofferenze, può essere un esercizio utile per l’“Umanizzazione” della specie umana, verso tutto quello che richiede maggiore solidarietà, interesse, e partecipazione.

Si tratta di una sorta di pet therapy di gruppo: risvegliare l’interesse verso gli animali, principalmente per evitare loro maltrattamenti inutili ed illegali. Se immaginiamo di essere i pazienti a cui applicare questa terapia, avremo come effetto terapeutico la consapevolezza di partecipare alla diffusione della cultura del rispetto.

Se esistono ancora cittadini, capaci di impegnarsi attivamente per i cani di Palermo ed evitarne il trasferimento con mezzi impropri, in luoghi inadeguati, ciò è la dimostrazione che ancora, almeno alcuni, si rifiutano di lasciarsi imbarbarire oltre misura.

Molti, non animalisti in senso stretto, mai attivisti di qualsivoglia movimento, che hanno sempre avuto fiducia nella gente e sperano, e continueranno a sperare che il mondo migliori, non possono non condividere la posizione di quanti si stanno battendo per il rispetto della legalità, nell’affrontare le problematiche della chiusura del canile di Palermo.

Sapere che esiste al mondo qualcuno, che si impegna con grinta, per far sì che le norme che riguardano il diritto alla “Vita e alla Qualità della stessa”, vengano rispettate, occupandosi di animali, può creare un sicuro piacevole motivo di conforto. Infatti, questa gente, che si oppone all’imbarbarimento nella gestione degli animali, (che siano cani, rinchiusi nei canili, o animali da macello o poveri uccelli stroncati mentre migrano), è sicuramente la stessa gente che prova “pietà” per quegli uomini, che tentano di scappare dalla loro terra, per non morirvi di fame o di guerra, o per quelli (a volte gli stessi), maltrattati senza motivo sulla nostra terra.

Proviamo a lasciarci coinvolgere, con lo spirito di condividere l’appartenenza ad una comunità di persone, rispettose dell’altrui diritto, che possano immaginare un futuro, per dirla alla John Lennon, in cui “tutti possano vivere la loro vita in pace”, compresi gli animali…

 

Linda Pasta


 
 
 
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