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Lugano. Incontro con Florina Cazacu 
Sabato 25 marzo, nell'ambito della “Settimana contro il razzismo”
16 Marzo 2017
 

Mio padre era in ospedale e io guardavo le compagne di scuola preoccuparsi per il filo di trucco e per l’abbinamento di scarpe e maglioncino. Le guardavo inorridita, pensando che non avessero capito nulla della vita. Solo più tardi ho compreso che questa era una tappa fondamentale della crescita e che insieme alla presenza di mio padre mi è stata negata la giovinezza”. (Florina Cazacu)

 

 

L’Associazione REC, nel quadro della settimana contro il razzismo, organizza un incontro con Florina Cazacu. Con il sostegno del Canton Ticino e del Comune di Lugano.

 

Florina Cazacu è figlia di Ion. Ion Cazacu lasciò la Romania per andare a lavorare in Italia come piastrellista. Non farà mai più ritorno. Di fronte alle rivendicazioni dell’operaio di essere messo in regola e di ottenere gli stipendi arretrati, il datore di lavoro gli diede fuoco. Era il 14 marzo 2000 a Gallarate, nella zona di Varese. Ion Cazacu dopo un mese di agonia morì nella solitudine di una camera iperbarica. “È stato un incidente” disse il colpevole in sua difesa durante il processo. Oggi, scontati 10 anni di carcere, ha pagato la sua pena.

Certo, è una storia vecchia. Purtroppo insieme lacerante e attuale.

Florina Cazacu chiese aiuto a Dario Fo per mantenere viva la memoria dei fatti così come furono raccontati dai testimoni diretti, gli operai che lavoravano insieme a Ion sui cantieri e che il 14 marzo del 2000 si trovavano con lui. Dopo 15 anni dalla morte del padre vide la luce il libro intervista Un uomo bruciato vivo – storia di Ion Cazacu di Dario Fo e Florina Cazacu. Da pochi mesi è sulla scena uno spettacolo teatrale che ripercorre i tragici eventi.

Questa terribile storia continua ad essere raccontata e a bruciare negli occhi di noi spettatori inconsapevoli, capaci di cogliere la realtà solo nel momento in cui viene urlata sulle pagine dei giornali. Eppure ION siamo NOI, è solo una questione di punti di vista. Florina studiò l’italiano perché voleva essere presente al processo e capire cosa stava succedendo. La vicinanza e l’affetto dimostrati dalla popolazione comune, come il sostegno di Franca Rame e di Dario Fo, le permisero di non sovrapporre l’immagine dell’assassino di suo padre a quella di ogni cittadino d’Italia.

 

REC, Lugano

produzioni audiovisive • comunicazione • formazione


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