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Milano. Giocando sotto le bombe al CIA “A. Manzoni”
09 Marzo 2017
 

In Palestina i bambini crescono con la paura dell'uomo nero: il soldato israeliano, che di notte può entrare nelle case e portare via genitori e fratelli. E nel mondo, attualmente, 232 milioni di bambini vivono in zone dove i conflitti provocano, per il 90%, vittime tra i civili (mentre nella I Guerra Mondiale la percentuale era del 5% e nella Seconda del 50%).

Queste, alcune delle affermazioni che si sono ascoltate durante la serata organizzata dal Civico Centro di Istruzione per l’Adulto e l’Adolescente “A. Manzoni”, “Giocando sotto le bombe”e dedicata alla condizione dei bambini costretti a vivere in zone di guerra

L’iniziativa si è tenuta il 23 febbraio presso il Civico Polo Scolastico “A. Manzoni” di via Deledda 11 e ha visto la presenza di Anna Scavuzzo, Vicesindaco nonché Assessore all’Educazione e Istruzione del Comune di Milano, di insegnanti e studenti ma anche di cittadini comuni che hanno affollato l’aula magna dell’istituto.

Dopo i saluti istituzionali della Preside del CIA “A. Manzoni””, dottoressa Silvia Corniglia, e della dottoressa Sabina Banfi, Direttore Area Servizi Scolastici ed Educativi del Comune di Milano, ha preso la parola Fiammetta Casali, Presidente del Comitato Unicef Milano, che attraverso alcuni dati ha dimostrato la situazione drammatica in cui si trova parte dell'infanzia nel mondo: 200milioni di bambini sofferenti per malnutrizione, con quasi la metà di quelli che hanno un'età inferiore ai 5 anni che muore per malattie ad essa correlate; 16.000 bambini deceduti ogni giorno per malattie curabili attraverso vaccinazioni; 150 milioni dai 5 ai 14 anni costretti a lavori dannosi per la loro salute. In particolare, si è poi soffermata sulle realtà del Sudan (dove 5 milioni di persone vivono in condizioni di povertà), dello Yemen (dove un bambino muore ogni 10 minuti a causa delle bombe, del collasso del sistema sanitario o della malnutrizione) e dell’Ucraina orientale.

Proprio l'immagine del piccolo Sasha che vive a Torestskche – un villaggio di quello Stato – ed esce momentaneamente dalla sua cantina-rifugio per vedere il sole, ha concluso l'intervento della dottoressa Casali. È quindi seguito quello di Antonino Arini di Emergency, che dopo un video incentrato sulle importanti attività svolte dall'organizzazione, si è concentrato sulla realtà afghana. Dal drammatico riferimento alle mine, che ancora adesso mietono vittime o provocano ferite gravissime soprattutto tra i bambini che giocano, il discorso si è poi incentrato sulla maternità. Infatti, in un Paese dove il tasso di fertilità supera i 5 bambini per donna (contro l'1,3 dell'Italia), l'assistenza sanitaria è quasi inesistente e perciò le azioni (completamente gratuite) di Emergency assolutamente necessarie. Particolarmente impressionanti, a riguardo, sono risultate alcune fotografie che testimoniano l'esistenza di ospedali o punti di assistenza dell'organizzazione in territori isolati ed impervi.

Dopo l'Afghanistan ci si è spostati in Palestina, dove opera Amal – Bambini per la pace. Alessia Manera ha raccontato la realtà di quei luoghi dove ibambini sono costretti a vivere sotto un regime di occupazione che dura ormai da decenni. Gli interventi notturni dell'esercito che provocano traumi indelebili, gli spari alle gambe per mutilare i più giovani, la distruzione di campi agricoli fino a 2 km dal muro eretto dallo Stato Israeliano (e ritenuto illegale dal Tribunale dell'Aja), le difficoltà di spostamenti anche brevi o nell'utilizzo dell'acqua durante i mesi estivi, sono stati alcuni dei temi trattati dall'esponente di Amal. Che ha anche accennato alle attività dell'Associazione, che variano dalla realizzazione di spazi di gioco per bambine/i a scambi culturali con scuole milanesi, dalSummer Campideato nel campo profughi di Deisha (che ha coinvolto circa 500 bambine/i tra i 5 ed i 12 anni) al “Progetto Ulivi”, che ha permesso la restituzione alla comunità palestinese di terreni che sarebbero dovuti essere rasi al suolo in quanto vicini al muro, dando ai bambini la possibilità di coltivare ulivi ed agrumi insieme a quei contadini che per generazioni si sono presi cura di quei campi, promuovendo così un percorso di memoria e di scambio di saperi tra generazioni.

L'appassionata testimonianza si è conclusa con un video sui Shministim, ragazze e ragazzi israeliani che rischiano la prigione per la loro scelta di essere obiettori di coscienza in segno di protesta contro l'occupazione e la violazione di diritti che produce.

Nell’ultimo intervento previsto dal programma, la dottoressa Anna Scavuzzo ha voluto sottolineare il ruolo che il Comune di Milano svolge per contribuire ad un dialogo costruttivo tra le parti in causa in queste ed altre aree del mondo martoriate da conflitti e divisioni. Inoltre ha ricordato i suoi incontri con i bambini della ex Jugoslavia e con la figlia del leader politico israeliano Shimon Peres, insignito del premio Nobel per la Pace nel 1994 (insieme al leader palestinese Arafat e a Yitzhak Rabin) proprio per i suoi sforzi nel promuovere il processo di normalizzazione in Medio Oriente, poi vanificati dall'assassinio di Rabin da parte di un colono ebreo estremista.

Innanzitutto, è necessario distruggere i muri che abbiamo alzato dentro di noi”: l’incontro, inserito in un percorso culturale ideato dalla Scuola e denominato “Punti di vista”, si è chiuso con questo commento di uno studente del CIA “A. Manzoni” che per alcuni mesi ha vissuto in Palestina. L'appuntamento va al prossimo anno, con nuovo argomento dedicato alla Storia o all'attualità.

 

Mauro Raimondi



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