Macrolibrarsi.it presenta: Il nuovo Seminario Finanziario di Eugenio Benetazzo. >>> Clicca qui per maggiori dettagli
Martedì , 09 Febbraio 2010
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
NUOVE PROPOSTE DEL MESE DI FEBBRAIO

Il Capovolgimento Diagnostico
di Ryke Geerd Hamer

Iniziazione Umana e Solare
di Alice A. Bailey

Dio è un Matematico
di Mario Livio

Paura, Panico, Fobie
di Giorgio Nardone

MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Critica della cultura > Telluserra
 
Telluserra
Gabriele Pepe: poesie edite ed inedite.
Gabriele Pepe
Gabriele Pepe 
25 Settembre 2006
 
   
 
Una nuova interessante voce della poesia italiana che nella serra di Tellusfolio, in un autunno che mostra colori più sgargianti del solito, trova ospitalità e cura. Gabriele Pepe ha incontrato il portale su suggerimento di Stefano Guglielmin e le lettere qui di seguito ne sono una conseguenza. I contatti su Tellusfolio, senza le defatiganti attese nelle riviste tradizionali e paleoaccademiche, sono rapidi e si basano esclusivamente sulla sorpresa che generano i versi in una accogliente serra telematica ed elettronica. (Claudio Di Scalzo)
 
 
Roma, 13 settembre 2006
Gentile Di Scalzo,
                           Io preferisco sempre presentarmi in primo luogo con i miei testi quindi le invio un discreto numero di poesie edite e inedite.
Scusa se passo direttamente al tu ma leggendo Tellusfolio, rivista sul web che ho da poco scoperto e di questo ringrazio S. Guglielmin, mi ritrovo in così tante cose che ti sento come un amico di vecchia data. E quanto viene fatto su Tellusfolio per la poesia e la cultura m’interessa ed incuriosisce molto.
Con il massimo della calma e del tempo a disposizione, come di quello dei tuoi collaboratori, dai un'occhiata all'allegato contenente parte del mio lavoro poetico.
Attendo notizie
cordiali saluti
Gabriele Pepe
 
 
San Cassiano Valchiavenna, 16 settembre 2006
Caro Gabriele,
                       le notizie sul web possono arrivare al volo, e come una freccia telematica mettere in consonanza i midolli poetici. È un arricchimento del portale, di Tellusfolio, poter accogliere le tue poesie e quelle inedite ancor di più. Grazie per la fiducia. E se ti sentirai nella tua casa poetica l’annuario Tellus e il portale Tellusfolio ti danno il benvenuto.
 
Claudio Di Scalzo

 

 

GABRIELE PEPE, POESIE EDITE ED INEDITE

 

 

da: PARKING LUNA

(edizioni ArpaNet, Milano 2002)

 

 

IL PUNTO

 

Longitudine e latitudine mia

bussola cervello astrolabio cuore

sestante del dolore cometa e scia

onda terra Ulisse Polifemo

 

che rotte tracciare sulle mappe oscure?

croce del sud orsa minore estremo

sfiato di balena tosse di luce

sono il viaggio oppure il viaggiatore?

 

 

EPIDEMIA

 

La mia casa è infetta

parete calcinata

mattone pizzicato

fazioso e condannato.

la mia casa è chiusa. Chiusa alla magia

chiusa al destino all’ospite inatteso

al portico al vetro

a lampade nel retro.

La mia casa è demenza

Roipnol eroico dell’invadenza

clonazione del reale

l’odore penetrante

sparato dalle fiale

soggetta alla carogna

seguace del rimorso

epidemia scommessa

di grazia e di conforto

 

 

BANANE LUMINOSE

 

È denso vorticare questa notte

notte cruda scannata sul rumore

lucida e tagliente di parole

sguainate come lame dagli abissi

del livore. Voragine e crepaccio

dove s’increspa l’ombra del dolore

precipita la ghiaia dei giudizi

 

È notte sul frullato di banane

dolce plasma rugiada di potassio

medicinale candido e soave

che spegne la mia sete artificiale

ambrosia della palma e della luna

sorriso della polpa e della buccia

che ogni pegno ed ogni scaramuccia

m’aiuta a sopportare. E pietraie

dove Odio raduna le sue mandrie

e serate dissolte ad aspettare

che la cura agisse sul mio male

notte oscura sovrana dei miei lupi

squillo d’acqua filtrata dai dirupi

risucchio spadaccino della vena

artiglio voluttuoso della belva

che il gioco e la candela mi nasconde

dentro i gorghi vermigli dell’amore

cui m’avvito Derviscio danzatore

 

Lacci neri sul braccio della notte

vibrisse prolungate sulla morte

morte dell’aria morte del mio karma

descritto tra le righe del pigiama

pellegrino che irrompe nel mio dramma

quando spillo di stella sullo schermo

di tenebra m’accascio e stingo via

 

(ma insolente nel ciclo circadiano

rimango rifugiato come tigre

di peluche nel parco inanimato)

 

Narici della notte come grotte

sul volto scheletrito della morte

morte del soffio morte dell’occaso

travaso pettorale del monsone

che vischioso s’espande nel mio fato

quando nera pupilla di ciclone

venticello mi sfiato e sbuffo via

 

(ma imboscato nel nido del malato

rimango accovonato come l’ago

del pagliaio perduto e mai trovato)

 

Spiga su spiga sangue verso sangue

la triste mietitura della carne

che lotta senza posa per restare

reclama le sue rughe centenarie

sorrisi sganasciati nel bicchiere

artrosi cataratte e asciutte vene

e se proprio deve andare pretende

per sé stessa l’intero capezzale

allora non è morte che ho sfiorato

a quest’ora sfocata della notte

ma nevose montagne dello Sherpa

che passo dopo passo ho superato

fedele scalatore del mio inganno

 

 

SPOT’N’ROLL

 

Ribelle (lemma avariato)

come la rabbia

s’è sciolto nel piombo

ma spesso trafigge il torace

scarnisce profondi e osceni budelli

canali tortuosi di spot

che ciack

e dopo ciack il segno svelano

 

così giovincelli in ferromaglia

(variegati calchi in gipsoteca)

si aggirano iniqui

nei dintorni del cervello

a zonzo sulla cornea pixellata

Struzzerellando! Struzzerellando!

tra ramaglie di flebite

le varici bordate di metallo

Il Pasto Nudo nel regno dell’occaso

Re Lucertola in vasca parigina

 

così kilometri di krani ubbiosi

(punzonati branchi in pulsoteca)

si baloccano obliqui

nel clangore della morte

a struscio sul deltoide tatuato

Cangureggiando! Cangureggiando!

tra muraglie di vinile

l’epatite in nuvole di Ganja

zerouno e l’Ecstasy del Manga

uteri e Nirvana fuggiti nella danza

 

 

CANTI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO

 

I

Crescevamo a latte fluorescente

calamitati dai fitti capezzoli

triforcuti esposti all’intemperie

come gracili scogliere

che invisibili maree frangevano

fin dentro un porto luminoso e labile

avamposto di un’onda parallela

che dopo Carosello

le valvole magnetiche del cielo

fluttuando nascondeva.

 

Ma forse era un gioco o un miracolo

dell’ombra, una frequenza visionaria

ambigua e refrattaria ai punti

di domanda, ai gusti calcolati

dei padri ragionieri, all’orizzonte

voluttuario del sole e della luna

stupore freddo della sala oscura

che gli sguardi trascinava via

in un battito di ciglia ansiose

scheletri del lampo

che nel breve svanire bianco

l’attenta retina spandeva

d’ossario fuoco e barlume antico

come parole capocchie di cerino

che sfregate sull’umido visivo:

«Glaktu! Baradha! Nikto!»

s’accendevano del nuovo rito.

 

II

Acetate emozioni d’argento bluastro

l’osso della memoria cesellano

sugli schermi delle palpebre chiuse

come aurore boreali scintillano.

gettato nella mischia sbobinata

rinasco maschera di luce e di velluto

cono azzurrino della quinta dimensione

che mi colora e mi proietta altrove

e inganna il tempo che anfibio

mi nuota nella testa e la terra

calpesta dei miei poveri balocchi:

trastulli vulcaniani di logica puntuta

odissea di filastrocche

cinque note dello spazio

poemi dell’androide troppo…

troppo umano generato:

«Io ne ho viste di cose che voi umani

non potreste neanche immaginare:

navi da combattimento in fiamme

al largo dei bastioni di Orione

e ho visto i raggi B

balenare nel buio

vicino alle porte di Tannhauser

e tutti quei momenti

andranno perduti nel tempo

come lacrime nella pioggia»

e la fradicia colomba in un frullo d’ali sciolte

al cielo riportò la mia traslata morte

 

 

NERO NERO

 

C’è oh fratello meteorite

sfuggente e disperato fuoco

sacro zolfanello di Lorenzo vacanziero

che qualcosa si deve pur vedere

in questo nero lucore nero

paradiso dell’occhio annichilito

folgore dello sguardo cinerino

nocciolo bruno della ciliegia ombrosa

oro spento della sapienza

gemma della salvezza buia

se uomini ricurvi

sul torso della noia

condannati a vagare sulla soglia

transverberati dall’interno

sul fronte sconfinato dell’eterno

se uomini di scorza troppo spuria

abbandonati nella bruma

librati a fioche stelle

al mistero rivolgono le spalle

e altro non sanno che precipitare

 

 

 

da: DI CORPI FRANTI E SCAMPOLI D’AMORE

(LietoColle, Faloppio 2004)

 

 

CORPI DI VERSI

 

Un corpo crotalo che al mondo crepita

l’algoritmo caudato del suo nulla

trillo strisciante d’una morte acuta

retrattile tossina che s’inerpica

 

e sotto i ciottoli ripone pelvica

abbondanza di quel che sempre muta

scagliogramma di scienza biforcuta

per sistole e per diastole d’estetica

 

segnato sulle dune della mente

papiro sensoriale d’un dio scriba

stellato codice in astro rasente

 

nei cieli della carne mi trascina

come una ritorsione delle vene

dal calcagno s’abbatte sulla spira

 

 

GRASSO A TUTTO

 

Causa di tutto l’enfia e rovinosa

ascesa del glucosio e del colesterolo

a fomento dei grassi insaturi e superflui

a questo sopore tranquillo

della ragion smagrita e sottintesa

al Minotauro obeso e deliziato

della facoltà a lui concessa

di digerire senza patimento

il bolo più scabroso

che insano indugia sul palato

e dolce si confonde col languore

che papille e cellulite

camuffo nel molleggio post-bolscèvico

di questa pancia incline

all’intimo paffuto

scavato nell’addome

che del cibo dischiude la tempesta

l’ulcerosa buriana dello stomaco

dell’ittero svasato che rielabora

segnali di pieno e di vuoto

pulsione concessa all’adipe che mi lega

A questa fame cronica

fino a trangugiarmi corrotto

nelle ricette insalubri

della vaniglia e dello zabaione

 

l’ingordigia precorre i condimenti

e masticando mi sommuove e mi precede

per ventresche guanciali e coratelle

pannicoli di un cuore cupidigia

bagordi e vettovaglie di un mai sazio vendicare

gozzoviglio dell’orda crepapelle

che bramosie indica

all’orco dissoluto

che sniffa e sbava per le spoglie ghiotte

del lardo e della carne

per le superbe e succulente glorie

del paiolo sulle fiamme

 

 

GEMELLO LUPO FRATELLO CAPRIOLO

 

Guerriero circonfuso coscritto disertore

proiettile loquace nell’armeria ventosa

sbreccato da erosione nel plesso mi dirupo

per sindrome cretosa s’impetra il mio torace

e sfiato in frana luce asmatico declivio

abraso precipizio di croci e falcilune

 

per cui sicario in pectore vittima e aguzzino

non posso mio malgrado carne midollo e colpa

massacrarmi per destino nel sangue dell’iperbole

nell’osso della truppa costringermi piagato

perché sin troppo fragile è il corpo dell’ignoto

frattaglie sotto vuoto dell’aldilà voragine

 

che implode e si dilania configge dall’interno

scritture e sacramenti Demiurgo delle spine

dei rovi dell’inferno sull’isola Moicana

sbrandelli le pupille Matrioska dei serpenti

dei torti e le ragioni Mammella della selva

allatta la mia belva ma salva i caprioli

 

(scritta dopo l’11 settembre)

 

 

STUPOR DI BANDITORI

 

Segmento d’acrocori e spioventi logge

confine di quel filo-siepe che ci avvolge

ben oltre la materia acclusa all’infinito

galvanizzato scorcio stortile e sfinito

mareggio travertino a flutto di ringhiera

che sagomata pinna d’orca betoniera

sull’onda ritmica degli orizzonti quadri

si staglia profilando marmi e caseggiati

lotti di un’asta sempre aperta di coscienza

dove sottace il banditore e senza tregua

rituona un artefatto battere d’oggetti

fantasmi immemori dei cocci desideri

persi all’incanto d’una Cairo occidentale

poco tollerante al crogiolo delle razze

al circo quotidiano promo degli intenti

stupor di folla sperperata sui trapezi

trucco del coniglio che spunta dal cilindro

e spesso mi sovverte oh cuore prenestino

oh micio personaggio amor di mamma gatta

che sottosotto mi sollazza e mi riscatta

e di notte si lascia pure accarezzare

randagia a sette gobbe e coda circolare

 

 

 

da: “L’ORDINE BISBETICO DEL CAOS”

(Raccolta inedita in via di solidificazione)

 

 

ESPOSIZIONE

 

Esposizione nucleale di un alter ego che non sia Aristotele scienziato

bensì il miraggio puro e prometeico di un progetto inafferrabile

raccolto al mito del Titano che s’intravede in fuoco e scintillio di lingua.

Sonagli luminosi, sussurri ottici, radiosi strepiti d’introspettiva fiaccola

che in luce salmodiando l’oracolo bruciante alla sua brace convertirà

 

 

GENESI

 

Caos che nasce dalle fondamenta

vacilla sfrigola e concreto cristallizza

sintetizzando in scopi ignoti un universo

esposto e risoluto che nel guscio

dell’alte forze e delle discipline tribola

 

Accado nel sottrarmi o sottostare

a quel congegno lucivago dell’erranza

incanto della fisica compiuta

radice quadra della legge e del disordine

acqua della placenta accelerata

che il nulla mal s’accosta

al pieno che sprigiono

 

e sono tenebra che luce inchioda

all’esistenza

e sono il raggio che s’espande

e la dissipazione in sé trasporta

 

lucerna dello spirito

e della stella rosa

 

 

CRESPA D’ONDA

 

(Del mare sono goccia nella brocca

che spinge fino all’orlo e mai trabocca)

 

Da crespa d’onda schiuma d’immemoria

sotto l’innata svolta della ruota

la curva si modella della storia

che in me si srotola coscienza nuova

 

Feto barionico dell’inorganico

che eterno mi ribolle e mi sostanzia

placenta nera dell’embrione quantico

che Morte già dispone alla mattanza

 

 

TRITTICO CALANTE

 

1.

Se dunque            paradiso

per brillanze opache disperso e disperato

in carni mollicate e gocce di vinsangue

squarcio del mondo

che viene a risanare

cavia e carcassa appesa al gancio umano

che gravitando dondola

batocchio

di un dio che enigmatico risuona

e vibra all’occhio

riottosa voce dell’oggetto

portanza ponderale a vuoto scosso

d’angelo in stallo tra le piume

sospeso            fino ai biblici macelli

a pia mascella d’asino

maglio del raglio avulso

che

sul cranio            ai filistei            martella

l’amara sicumera

 

2.

Se dunque            purgatorio

ziqqurat profondo, sentiero di babele

torre millenaria di voci scombinate

scala di sguardi

per l’alto a contemplare

fatica tragica dell’incrollabile

pariglia al vomere: mitezza e scorza

dura

arsura e sole che erratico risplende

e brucia al suolo

filtraggio tenero del fiore

patto dell’arca nel tempio predisposto

spalla a spalla sopravvivendo

mitica               fino al vortice dei cantici

ebbrezza del dio dattero

ombre di palma e ulivo

che

dal cielo            ai farisei            rinfresca

la verità promessa

 

3.

Se dunque            sia l’inferno

dei viventi questa tirannide di corpi

scorza di firmamenti e atomizzati nodi

arco di vertebre

che scocca al gravitare

il dardo provvisorio del soggetto

che pur mirato all’oltre

nel sé

scagliando affonda e in onda si trasforma

rossa salsedine

marea dal ritmo addolorato

respiro madido di sangue e rose

fiato spinato dell’evento

atteso               fino al colmo dei fardelli

al chiodo della luce

fulcro di leva azzurra

che

dal petto            ai semidei solleva

oscurità riflessa

 

 

ARACNOSOPHIA

 

Ramificati luoghi e tempi e spazi

e sfondi: gergo d’inganni, sirena

e sfinge criptolingua e ancor polena

barlume remoto di maschera

discreta che sulla prua dell’ego caravella

tra i flutti condivisi riconquista

deriva elettrica

 

ma ogni viaggio inizia con un laccio

neostringa ombelicale

di un essere cromatico che in lieve differita

concilia l’anima con il suo clone:

dinamico rovello appeso all’iride cablato

frattale impulso d’esperanto fuoco

logo mediale che in cristalli acchiocciol@

e assume censo inconsistente al cuore

 

comprime il cielo:

(dell’iperspazio

vetrose aurore trasparenti)

microsole che ri-sorge giallo magenta e ciano

sui liquidi giardini a babilonia

 

babilonia scorrevole la troia

sgualdrina processata di matrici e porte

groviglio di silici e scorie

boscaglia algebrica

mangime per quel ragno alfanumerico

che ai frutti mira dell’albero coassiale

 

il pomo turgido del fiore soffice

griglie di polpa

memorie di una vita

da mela morsicata

che vivamente sedentaria al pasto

s’intrattiene del baco resettore

 

 

DECORSI MIGRATORI

 

Ecco la truce particella che s’arrende all’ansia circolante

per abbondanza di combriccole, vecchie borie e narici al caldo

al dunque la vendetta che minaccia è biochimica volante

non va oltre il distratto sfregamento vento/ala aria/naso

migrante focolaio che, propaganda dell’arca pandemia,

di spettronebbiolina aleggia nuova di covata sulle feste

di seta e di velluto, sulla grassa dolce santa tirannia

che sovrana si sparge e mondana spancia ben oltre le frontiere

 

e tutto il resto mondo intruso che si fotta e scoppi d’insalute!

 

 

EMBEDDED

 

Coperto corre all’aria disboscata

ansia metallo errante

dal suo rombo strombazza e sbava

e non si cura dell’impatto in atto

si sposta in retroguardia

o segue un filo di binario

treno che al funerale non singhiozza

e al fondo recita la parte del carbone

nell’austera fornace della morte

 

(Cerbero suo malgrado ringhia e morde:

dal guinzaglio s’allunga nell’umano

per devozione sbrana le sue greggi

bestia pastore d’ordine marziale)

 

pur di coda resiste turbolenza

ma poi bilancia il vento

il piano ben studiato

il condor dall’artiglio calibrato

o volpe cittadina con pelliccia

cucita su misura

 

(mamma mimetica

a denti democratici

candidamente ride.

Nel ferro e su sgabello

l’incappucciato elettrico

per mille Volte

assaggia la sua corte)

 

il grigio allunga il passo

nell’ombra del suo codice

i morti riavvampano nel plasma

o in liquidi cristalli

e se l’incendio esige le sue fiamme

allora basta un pollice

per spegnersi lontani

 

(un cumulo di corpi

sul pavimento crudo

annuncia un lampo chiuso

che infigge esibizione:

avranno un pio crociato

un colpo di spallucce

e tutto sfugge al popolo sovrano!)

 

ma dalla cattedrale

chi urla al paradiso

se non Quasimodo?

 

 

IN CORSO DI ESPIAZIONE

 

1.

Non voglio più lambire incanti cortigiani

talmente vasto il regno dell’abbaglio che occhi

bruciano a contemplare stimmate profane

piaghe stellari d’ineffabile entropia

sacrilegio che muta i prìncipi in ranocchi

e s’offre di purezza ai sogni partigiani

speranza necessaria alla carnezzeria

di cuori dissennati e miti da sfamare

 

libero tuttavia dagli abili macelli

che la grandezza sta nell’essere maldestro

il goffo incantatore del serpente bianco

l’illustre demone che morde all’occorrenza

e nella carne effonde angelico veleno:

in cruda morte visionaria degli agnelli

in scandalosa vanità dell’innocenza

crudele sperpero di vittime al massacro.

 

Coesiste sempiterna fluttuazione errata

archètipa frequenza non conforme al tono

che vibra per contrasti e scioglie il suo lamento

in singole devianze in mutazioni ritmiche.

È fonte distorsiva che battezza il mondo

si svela al paradosso e dell’assurdo canta

oscillazioni partiture dell’origine

figure primordiali di suono e pigmento

 

2.

E mi sovverto senza norme e direttive

che verbo del potere è voce rutilante

è bocca di sfintere in fondo alle preghiere

che evacua sale divorando gigli e rose:

rivendico salvezze in lingue deflagrate

indocili frammenti schegge clandestine.

Per saltimbanco impegno insisto sull’orrore

mi espongo evanescente al lancio delle pietre

 

che mostro grado medio introiettato all’orbita

pianeta scenico di lauto amore aggrava

fingendo onore dove l’orda frusta ingorda

e nel civile ossequio al regolato abuso

bombe e ganasce assolve e con distacco avalla:

ferocia apatica dell’abbondanza cronica

furore dell’ammasso dei valori a frutto

orgoglio e lustro dell’armata pappagorgia.

 

Ma tra un’ellisse e l’altra gravita la luna

pallore visionario in carne di satellite

che ad ogni eclisse rende nuova la mia specie:

invereconda e sconveniente traiettoria

astro retrogrado delle fobie congenite

corpo cieco che varca la galassia ossuta

e nero si riflette sull’azzurra crosta

di un’altra terra arresa al fondo della pelle

 

3.

Sopravvivono brandelli faville d’ombra

sgranati fotogrammi esposti al cielo pigro

sul mucchio abraso delle rètine sdrucite

cronografie catodiche d’avanzi umani

residuali lampi d’apparenza che sul ciglio

di strade ambite vagano: scintille d’ossa

bagliori della morte scheletriti sguardi

dell’umor vitreo tra le precarie viste

 

di un occhio che di lacrime straripa a gloria

d’intrepide rivolte e crude repressioni

che (gravido d’amore) porfido non duole

scagliato col cervello e cuore scintillante:

sogno sbranato da fameliche illusioni

cometa lacerata a coda transitoria

paesaggio mistico che ancora stilla sangue

e di reliquia sboccia: miraggio d’altro fiore

 

tra le scabrose aiuole al centro dei deserti

polline che incendia polveri d’un mito

eroso dalla furia del suo stesso oltraggio

cadente simulacro di un pensiero come

vermiglia cenere tra i fuochi del giardino

luce smarrita nell’intrico dei cipressi

che il sol dell’avvenire imploso all’orizzonte

di schianto illumina la neve nel crepaccio

 

 

KATRINA

 

Cielo salsedine alghe vive e spazi aperti

se troppa luce sull’incudine del mare

se nubi sfilacciate in torbide tensioni

se troppa meraviglia

esagerato crisma

nell’occhio del dragone

 

a làtere quell’ombra a margine lo sguardo,

sin troppo calmo in apparenza, cardine

s’inventa a bieco sortilegio

che vortica maligno e sogni sradica

dai fasti della carne

 

pupilla incarognita di palude

crettato alligatore

che espugna la barriera

e nell’oscuro mastica la vita

sul filo amniotico dell’arroganza

 

che il fine rende gloria alla bonaccia

battaglia ha costi da salvare

un argine sicuro è fuga di bilancio

pertugio periglioso che minaccia l’urna

al tempo dell’incanto

 

 

LE COLONNE IMMERSE

 

Che resti l’Ercole impotente

le cui colonne immerse

ho fintamente superato

 

sale la bruma e spacca l’ossa alle brughiere:

ventose sentinelle

di rango disumano

 

che per lombrichi versi

mi scavo da lontano

digestione di muschi e di licheni

 

rifiuti cronici di un pasto solitario

farina dei miei lombi

aspersa sull’ortica

 

che corrono i cavalli e la canizza sbrana

e i corvi gracchiano dai tempi del disgelo

e il cacciatore arranca

 

senza fiato rincorre la sua vita

preda cangiante che del cosmo

si crede l’epicentro

 

 

AI POSTERI L’ATLANTE

 

Fratelli corpi

esposti all’empirico giudizio

ricomposti al ludibrio della scienza

 

monografia del sano

sindrome gemella in gogna luminosa

su sfondo bianco

 

alone estorto che assume impronta

su sindone cartacea

cartina patologica di un altro cielo

 

che per contrasto assiste alla riscossa

di un lampo che traslucido rivanga

il tumulo di carta patinata

 

il dotto candido sepolcro

sottile come un foglio:

sudario pagina con epitaffio

 

 

 

NOTA BIOGRAFICA

Gabriele Pepe nasce a Roma, dove pure risiede, nel 1957. Ha pubblicato finora due raccolte di poesie: Parking Luna, ArpaNet, Milano 2002 e Di corpi franti e scampoli d’amore, LietoColle, Faloppio (Co) 2004. È inoltre presente nelle antologie: Ogni parola ha un suono che inventa mondi, ArpaNet, Milano 2002; Fotoscriture, LietoColle, Faloppio (Co) 2005; Il segreto delle fragole 2006, LietoColle, Faloppio (Co).

Suoi testi e recensioni sono apparsi su varie riviste tra cui: L’Avvenire, Tuttolibri (inserto de: la Stampa), Il Segnale (n. 63/2003 e n. 66), Il Segnalibro (dicembre 2002), Spiragli, Storie (n. 50), Il Foglio Letterario (marzo 2003), Tam Tam, Stradafacendo, La Clessidra, Poiesis, Tirature ’03 (Ed. Il Saggiatore 2003), Gradiva, Polimnia ed altre.

Ha ricevuto premi e riconoscimenti in vari concorsi di poesia.

Ora sta lavorando alla sua terza raccolta poetica da cui sono tratte alcune delle poesie qui presentate.


Foto allegate

 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
ISRAELE NELL'UNIONE EUROPEA. Cosa ne pensi?

Sono d'accordo. Facciamolo!
 58.1%
Non so.
 1.1%
Non sono d'accordo.
 40.7%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276