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Gianfranco Cercone. “L'inganno” di Sofia Coppola
01 Ottobre 2017
 

Ci sono film che – per la ricchezza delle vicende narrate, per la larghezza dell'ambiente che attraverso quelle vicende è esplorato – somigliano a un romanzo.

E ci sono film che invece si concentrano su un breve episodio, quasi un aneddoto, collocato in un contesto ristretto, e che ricordano piuttosto un racconto. In questi casi, la scarsezza degli eventi può consentire al film un'analisi più approfondita dei personaggi e dell'ambiente.

A questo secondo genere, del “film-racconto”, appartiene l'ultimo film di Sofia Coppola il cui titolo italiano è: L'inganno (in effetti tratto da un romanzo di Thomas Cullinan, dal quale già negli anni Settanta Don Siegel trasse un famoso film: La notte brava del soldato Jonathan, con Clint Eastwood).

Lo spazio angusto nel quale la storia si svolge per intero è quello di un collegio femminile, in Virginia (dunque, negli Stati Uniti del sud); in pieno Ottocento, precisamente ai tempi della Guerra di Secessione. In quel collegio trova rifugio un soldato dell'esercito unionista, caduto ferito.

È un rifugio che si rivela presto irto di pericolo e di trappole anche mortali.

Perché le donne di quel collegio – giovani, le educande, o più mature come l'insegnante e la direttrice – sono tutte sessualmente represse, vuoi per la scarsità di uomini, partiti per la guerra; vuoi per l'effetto di un'educazione molto severa, puritana che traspare già dalla rigidezza degli abiti e dal portamento impettito di alcune di loro.

Così quel giovane uomo che giace seminudo in una stanza nel loro stesso edificio, esercita su tutte un'attrazione potente, che per le più giovani si colora di toni quasi fiabeschi, sembrando affascinante e spaventosa.

È evidente che tante gelosie, tanti desideri accesi e rivali, costretti a convivere a lungo, si esasperano, e possono deflagrare in conflitti anche cruenti.

È uno spunto che per la sua natura erotica., per i suoi possibili risvolti libertini, in Italia può essere facilmente definito boccaccesco. E non è una definizione del tutto impropria, purché ci si riferisca alle novelle di Boccaccio meno leggere, meno allegre, quelle in cui l'avventura erotica ha esiti funesti, addirittura tragici.

Perché la guerra sessuale che si scatena all'interno del collegio – tra donne, mai poi anche tra un uomo e le donne – e che sembra come un riflesso della guerra militare che si combatte nei campi aperti – avrà conseguenze macabre e fatali.

Dicevo che i limiti narrativi di un racconto, favoriscono in un film le virtù dell'analisi.

Da questo punto di vista Sofia Coppola si dimostra, a mio parere, all'altezza del compito.

Il coro femminile che è il protagonista del film, è cesellato con precisione e bravura, ognuna delle donne detenendo un suo specifico atteggiamento. Dall'esaltazione delirante della direttrice (interpretata da Nicole Kidman) (ed è un delirio fomentato dalla repressione sessuale), all'amarezza dell'insegnante (intepretata di Kirtsten Dunst), disposta anche a essere umiliata pur di non perdere l'occasione, forse irripetibile nella sua vita, di essere amata da un uomo; all'audacia di una delle studentesse (interpreta da Ellen Fanning), pronta a sfidare i divieti pur di sperimentare con uomo i baci sulla bocca e i primi atti sessuali.

E se l'uomo (interpretato da Collin Farrell) è visto più dall'esterno, si lascia intuire allo spettatore la sua prudenza, il suo opportunismo e anche lo sprezzo segreto con cui considera quel gineceo di donne sudiste tutte infervorate di lui.

Da non perdere.

 

Gianfranco Cercone

(Trascrizione della rubrica “Cinema e cinema”
trasmessa da Radio Radicale il 30 settembre 2017)


 
 
 
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