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Edwige Fenech e il cinema di genere italiano 
Traccia dell'intervento di G. Lupi per il Convegno di venerdì 29 settembre al “Siena Film Festival”
 
27 Settembre 2006
 

Edwige Fenech è un’attrice simbolo del vitale cinema popolare degli anni Settanta e Ottanta. Nel mio libro Le dive nude mi sono limitato a studiare la filmografia di Gloria Guida e di Edwige Fenech, presa a simbolo di una rivoluzione sessuale cinematografica. Negli anni della contestazione femminista ci fu per contrappeso un’ondata incredibile di lolite che avevano il compito di far sognare gli italiani. Le ragazze che sfilavano nei cortei indossavano quasi sempre un eskimo poco attraente, jeans larghi e scuciti, clarcks basse e sporche. Giocavano ad apparire brutte e poco femminili, pure se erano carine. La bellezza pareva quasi un difetto: una donna doveva essere giudicata per quel che aveva nella zucca e non dalle apparenze. Fu così che il cinema si prese la briga di fornire i modelli femminili capaci di far sognare i ragazzi degli anni Settanta. Un’Italia bigotta e poco preparata subì lo scandalo incalzante della commedia sexy e delle nuove lolite che invadevano il grande schermo.

Edwige Fenech, nome d’arte di Edwige Sfenek, nasce ad Annaba in Tunisia ed è una delle attrici che lascia il segno nel cinema di genere italiano. Unisce tratti somatici delicati a un fisico prorompente. Una grande carica seduttrice la rende un volto irrinunciabile della commedia sexy, pure se non interpreta soltanto quella. Nel corso della sua carriera le vediamo alle prese con la commedia brillante sotto la guida di registi come Risi, Steno e Sordi e pure nel thriller con Bava, Martino, Carnimeo e Deodato.

Erano gli anni Settanta e il cinema italiano di serie A usciva dalla stagione del Neorealismo, produceva stanche commedie che soccombevano di fronte ai kolossal di Hollywood, c’erano registi impegnati che si dedicavano a noiose pellicole che faticavano a trovare un loro pubblico. In compenso c’era il cinema di genere e tra queste opere spiccava la commedia sexy con film che rivisti adesso sembrano innocenti e quasi da ragazzini. C’era sempre la doccia con l’attrice nuda, un immancabile buco della serratura dal quale spiare e un po’ di sesso appena accennato.

La massima attività cinematografica di Edwige Fenech copre gli anni 1967-1984 durante i quali interpreta una quantità di pellicole indescrivibile. Le prime prove giovanili la vedono sotto la guida di Joseph Zachar in Germania e di Charbonneaux e Legrand in Francia. In Italia, Edwige Fenech comincia subito a lavorare nei vari sottogeneri del cinema popolare e nel corso della sua carriera li sperimenta quasi tutti. Il debutto è con Malatesta, prima nello storico Il figlio di Aquila Nera (1968), per poi passare a una sorta di esotico-erotico come Samoa regina della giungla, ascrivibile al sottofilone delle Tarzan in gonnella. La prima prova nel thriller è con il grande Mario Bava, purtroppo non in uno dei suoi film migliori, come Cinque bambole per la luna d’agosto. Top sensation di Alessi è un thriller erotico di impostazione psicologica e - dati i tempi - venne massacrato dalla censura. La Fenech è attiva nei Franco & Ciccio movies e la incontriamo sotto la guida di Marino Girolami nel divertente Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione e nello spassoso Satiricosissimo di Laurenti. Arriviamo al 1970 e la Fenech diventa un’attrice simbolo del thriller erotico in pellicole come Lo strano vizio della signora Wardh, Tutti i colori del buio, Il tuo corpo è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave di Sergio Martino e Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? di Carnimeo. L’attore uruguayano George Hilton realizza un connubio artistico interessante con l’attrice algerina.

A questo punto Edwige Fenech viene lanciata nel cinema sexy con l’antesignano della commedia scollacciata: il decamerotico. Vanno ricondotti a questo sottogenere tutti quei film che prendono le mosse dal Decameron (1971) di Pier Paolo Pasolini, ma che si differenziano per una maggior attenzione ai temi erotici e farseschi. Nel 1972 Edwige Fenech ne interpreta tre di un certo interesse: La bella Antonia prima Monica e poi dimonia di Mariano Laurenti, Quando le donne si chiamavano Madonne di Aldo Grimaldi e soprattutto Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda sempre di Mariano Laurenti.

Malizia (1973) di Salvatore Samperi è il film che apre le porte al nuovo genere della commedia sexy ed è il capostipite di tutte quelle commedie scollacciate che hanno la famiglia come campo d’azione. La commedia sexy riunisce due elementi fondamentali: un po’ di sesso non troppo spinto e una comicità molto popolare ma di sicura presa sul pubblico. Una commedia sexy che fa da apripista per il genere e da modello per futuri film è Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1973) di Sergio Martino, che lancia l’attrice franco-algerina. Se è diventato un cult movie parte del merito va anche a Paolo Villaggio che ne Il secondo tragico Fantozzi (1976) lo cita come film preferito e lo paragona alla Corazzata Potëmkin (1926).

Come Gloria Guida è la reginetta degli erotici-familiari di tipo psicologico-adolescenziale e dei drammi erotici, Edwige Fenech è l’incontrastata dominatrice della commedia sexy, genere nel quale si esibirà nelle caratterizzazioni più varie con brillanti risultati. La Fenech è di volta in volta una prostituta, la zia intrigante, la giovane nonna super sexy, la poliziotta conturbante, l’insegnante che seduce, la dottoressa che sconvolge e via di questo passo. Altre commedie sexy interessanti sono La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono di Laurenti e La signora gioca bene a scopa? di Carnimeo. Vanno citati anche Innocenza e turbamento di Dallamano e Grazie nonna di Girolami che riconducono la commedia sexy in ambiente familiare. Anna quel particolare piacere di Carnimeo è un film atipico perché rappresenta una via di mezzo tra il thriller e il lacrima movie.

Un film fondamentale nella commedia scollacciata è L’insegnante (1975) del compianto Nando Cicero, indiscusso capostipite del sotto filone erotico dedicato alle professioni. Il maestro è sempre Salvatore Samperi con il suo Malizia (pure qui l’ambientazione è siciliana), si sprecano i riferimenti erotici a situazioni standard, non ci sono docce nude ma non mancano occasioni di voyeurismo dal buco della serratura, calze a rete e reggicalze, in un gioco a mostrare e nascondere che fa seduzione…

Buone commedie sexy di ambientazione familiare sono: La moglie vergine di Marino Girolami (1975), Il vizio di famiglia di Laurenti (1975) e in parte anche La pretora di Lucio Fulci (bravissima nel doppio ruolo di pretora inflessibile e di gemella prostituta). Nel solito periodo la Fenech torna al giallo erotico con Nude per l’assassino di Andrea Bianchi e al comico sexy con Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo, accanto a un esilarante Tomas Milian nell’episodio La cavallona.

Un ruolo importante interpretato dalla Fenech è quello ricoperto nei tre film diretti da Michele Massimo Tarantini come poliziotta. Il primo è La poliziotta fa carriera (1976), sequel apocrifo dell’ottimo La poliziotta (1974) di Steno con la bravissima Mariangela Melato. Il paragone con La poliziotta di Steno non va neppure fatto, sono due cose troppo diverse. La poliziotta era una parodia impegnata e al femminile dei poliziotteschi, che proprio Steno aveva lanciato con La polizia ringrazia (1972), e si proponeva di fare un discorso sociale. Tarantini con La poliziotta fa carriera vuole soltanto far sorridere utilizzando gli schemi consolidati della commedia sexy. Da questo film in poi Edwige Fenech dimostra di essere anche un’attrice comica e di sapersi adattare al meglio alle gag di attori come Renzo Montagnani, Alvaro Vitali e Gianfranco D’Angelo. In futuro la vedremo sempre più utilizzata a fianco di Lino Banfi che pare il suo comico prediletto. Si può dire che il ciclo de La poliziotta segna anche l’inizio della crisi della commedia scollacciata che poco a poco diventa sempre più commedia e sempre meno scollacciata.

Un bel ritorno alla commedia erotica lo segna La dottoressa del distretto militare (1976) di Nando Cicero, pellicola che inaugura la serie delle dottoresse.

Il 1976 è l’anno della consacrazione artistica di Edwige Fenech che fa il salto di qualità nel cinema maggiore. Ugo Tognazzi la dirige in Cattivi pensieri, una pellicola a metà strada tra l’erotico, il giallo e la commedia. Per dirla con Paolo Mereghetti «un film assai curioso e perfino disturbante, ma ingiustamente bistrattato».

Taxi Girl (1977) di Michele Massimo Tarantini non è riconducibile al filone delle poliziotte, perché la Fenech è una tassista che per caso si trova a indagare su un giro di droga. In comune con i film de La poliziotta ci sono l’origine romana della protagonista e una serie di comprimari come Alvaro Vitali.

Il grande attacco (1977) è un film di guerra di Umberto Lenzi che dimostra la grande versatilità dell’attrice impegnata nel bel ruolo drammatico di una prostituta accusata di collaborazionismo. I due film cult di Edwige Fenech di questo periodo portano la firma del geniale Nando Cicero e sono La soldatessa alla visita militare (1977) e La soldatessa alle grandi manovre (1978). Pellicole che rappresentano una variante erotica dei mini filoni delle insegnanti e delle dottoresse e si possono inserire nel sottogenere “militari”. La commedia scolastica vede più volte la Fenech nelle vesti di insegnante e, dopo il successo del primo film di Nando Cicero, Mariano Laurenti la ripropone nel 1978 con L’insegnante va in collegio. L’insegnante viene a casa (1978), ultimo capitolo della saga scolastica di Edwige Fenech, lo firma Michele Massimo Tarantini.

Alla fine degli anni Settanta la carriera della bella franco-algerina subisce una brusca sterzata verso la commedia firmata da autori del cinema alto. Prende parte a produzioni di un certo tipo con attori importanti e registi come Steno, Pasquale Festa Campanile, Dino Risi, Alberto Sordi e Bruno Corbucci.

Amori miei (1978) di Steno è il primo esempio di questo nuovo corso ed è una commedia con Monica Vitti, Johnny Dorelli ed Enrico Maria Salerno. Pure se un anno dopo torna a rivestire i panni della poliziotta nel film La poliziotta della squadra del buoncostume (1979) di Michele Massimo Tarantini. Dottor Jekyll e gentile signora (1979) è una commedia d’autore di Steno (Stefano Vanzina) su idea di Castellano e Pipolo. La Fenech è molto brava accanto a un mostro sacro del cinema comico come Paolo Villaggio. La patata bollente (1979) è ancora di Steno ed è un film che merita il grande successo di pubblico e una certa attenzione da parte della critica seria. Il film è importante perché è la prima pellicola comica che affronta una situazione gay senza metterla sul ridicolo, ma cercando di fare dei ragionamenti sensati. Sabato, domenica e venerdì (1979) si inserisce nel filone delle commedie a episodi, genere che ha avuto notevole diffusione negli anni Sessanta (I mostri del 1963, Ieri, oggi e domani del 1965…) e che ha preso nuovo vigore nel periodo delle commedie sexy. I titoli di testa mettono bene in evidenza i tre attori di punta: Fenech, Bouchet e Celentano che nel 1979 erano una garanzia al botteghino.

Nel 1980 troviamo Edwige Fenech con Pasquale Festa Campanile per la coproduzione italo-francese Il ladrone. Il regista sceneggia un suo romanzo storico e racconta la storia di Caleb (Montesano), un simpatico furfante che vive in Palestina ai tempi di Gesù. La Fenech è Deborah, compagna molto particolare di Caleb, che prima fa la prostituta e alla fine si innamora del ladrone. Nel 1980 anche Dino Risi vuole la Fenech nel cast di una commedia come Sono fotogenico che ha per protagonista un Renato Pozzetto all’apice del successo. Nello stesso anno torna a farsi dirigere da Sergio Martino ne La moglie in vacanza… l’amante in città (1980), una storia che vive sul gusto della pochade fine a se stessa.

Il 1980 è l’anno di grazia per Edwige Fenech che lavora in ben sei film e viene chiamata anche da Alberto Sordi per il deludente Io e Caterina. Non è eccezionale neppure Il ficcanaso (1980) di Bruno Corbucci che la vede accanto a Pippo Franco. Per Mereghetti si tratta di «un pasticcio giallo-comico lento e scontato che il protagonista cerca invano di vivacizzare». Zucchero miele e peperoncino conclude bene il 1980, grazie all’abile regia di Sergio Martino e alla bravura dei protagonisti della pellicola. Il film è realizzato sulla falsariga di Un giorno in pretura (1953) di Steno e, pure se non raggiunge le stesse punte di comicità dell’originale, è un lavoro dignitoso che regge al passare degli anni. Cornetti alla crema (1981) è una pochade raffinata dello specialista Sergio Martino. Asso (1981) è un altro film che delude, ma vede la Fenech accanto al molleggiato Adriano Celentano nel periodo di maggior successo del cantante nelle vesti di attore.

Nel 1981 Michele Massimo Tarantini dirige la Fenech ne La poliziotta a New York, ultimo episodio della fortunata serie.

La commedia scollacciata non esiste più. Edwige Fenech vorrebbe fare altro, però finisce per ricoprire ruoli che non contentano il suo pubblico. Zitto quando parli (1982) di Philippe Clair ne è un esempio, ma anche Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande (1982) di Sergio Martino, il regista che meglio l’ha valorizzata sul set. Per finire citiamo Sballato, gasato, completamente fuso (1982) di Steno, altra commedia d’autore poco riuscita. Il paramedico (1982) di Sergio Nasca è una commedia divertente con Enrico Montesano nei panni di un infermiere del Policlinico che lavora come un matto e deve convivere con Edwige Fenech, moglie distante e teledipendente. Vacanze in America (1984) va solo citato perché è un film di Carlo Vanzina che fa rimpiangere la vera commedia sexy degli anni Settanta. L’ultimo film di Edwige Fenech per il cinema è interessante e segna un ritorno al thriller puro sotto al guida di Ruggero Deodato, un regista che sa fotografare molto bene le attrici. Sto parlando di Un delitto poco comune (1988), a tratti vicino al genere horror.

Gli ultimi ruoli di Edwige Fenech la vedono ancora impegnata in pellicole di genere, perché è ormai assodato che la fiction televisiva ha preso il posto del cinema popolare. Nel gorgo del peccato (1987), Il coraggio di Anna (1992) e Delitti privati (1993) sono un esempio. Delitti privati è un thriller ambientato nella stupenda cornice di Lucca. Edwige Fenech è Nicole, una bella giornalista francese trapiantata in Italia con una figlia cantante lirica. La fiction paga i suoi debiti di ispirazione con Twin Peaks di David Lynch. L’ultima occasione per vedere Edwige Fenech nei panni di attrice è la fiction Donna (1996). Parafrasando Nanni Moretti possiamo dire che in questo suo ultimo lavoro televisivo la Fenech è una splendida cinquantenne.

Non dimentichiamo poi il rapporto tra Edwige Fenech e la televisione che nasce negli anni Ottanta con trasmissioni di successo come: “Ric e Gian Folies” (1983), “Risatissima” (1985), “Sotto le stelle” (1986), “Bene, Bravi, Bis!” (1989), “Sulla cresta dell’onda” (1989), “Immagina” (1990), “Domenica In” (1990), il “Festival di Sanremo” (1990) insieme ad Andrea Occhipinti e infine “Singoli” (1997). Edwige Fenech ha poi affiancato il suo ruolo di attrice con quello di produttrice di fiction televisive e di pellicole cinematografiche. Al cinema ricordiamo Ferdinando e Carolina (1999) di Lina Wertmüller, Monster di Patty Jenkins con Charlize Theron e Christina Ricci e Shylock (2004), interpretato da Al Pacino e tratto da una tragedia di William Shakespeare. Il progetto Shylock è costato trenta milioni di euro e ha richiesto otto settimane di riprese tra gli esterni di Venezia, le ville palladiane del vicentino e il Lussemburgo. Si tratta del progetto più ambizioso curato dalla Fenech come produttrice e insieme ad Al Pacino recitano pure Jeremy Irons e Joseph Fiennes. La regia di Shylock è di Michael Radford. Lei stessa ammette in un’intervista che «per accettare un progetto da produttrice devo avere il colpo di cuore, se pensassi solo ai soldi ne avrei già messi da parte abbastanza per starmene tranquillamente in pensione».

In ogni caso Edwige Fenech come attrice ha lasciato il segno nel cinema di genere italiano. Si è sempre saputa adattare a ogni tipo di produzione, sia che fosse thriller, sexy, drammatica o brillante. Un elemento che ha contribuito al successo della Fenech è stata la bellezza, inutile negarlo. Tratti somatici delicati ed eleganti uniti a un fisico prorompente hanno realizzato un mix di successo. Non sarebbero serviti senza la determinazione, le indubbie capacità recitative e una grande personalità che riempiva lo schermo e affascinava lo spettatore. La Fenech sapeva essere attrice sexy, comica, drammatica e brillante. Si adattava ai ruoli ed era una valida spalla per ottimi attori comici come Pippo Franco, Renzo Montagnani, Lino Banfi e Alvaro Vitali. Ha impersonato i primi personaggi seriali della commedia sexy inaugurando cicli di pellicole su poliziotte, insegnanti, tassiste, soldatesse e dottoresse di grande successo. Per questo diciamo che Edwige Fenech domina la scena del cinema di genere italiano degli anni Settanta e Ottanta e per la sua grande carica seduttrice è la prima donna indiscussa della commedia sexy.

 

Gordiano Lupi


Foto allegate

Gordiano Lupi con Edwige Fenech. Siena, 29 settembre 2006
E forse questa è l
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