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Tinì Cansino
18 Marzo 2010
   

Tinì Cansino è il nome d’arte dell’attrice greca Photina Lappa, nata in un paesino nei presi di Atene nel 1959, ma lei gioca per anni su presunti natali statunitensi. Alcune fonti la danno nata a Lecce - si veda 99 Donne di Davide Pulici e Manlio Gomarasca - ma è Cosmo de La Fuente - cantante venezuelano molto amico dell’attrice - a confermarci le origini greche. Studia danza classica, ma debutta in televisione nel sexy show Playgirl, insieme a Minnie Minoprio, dove mostra tutta la sua prorompente bellezza. Tinì diventa famosa nel 1983 per la partecipazione come ragazza fast food nel programma più seguito dai giovani, quel “Drive in” di Antonio Ricci che va in onda ogni domenica su Italia 1 - dal 1983 al 1988 - per la regia di Giancarlo Nicotra. La fortuna della showgirl è l’incontro con il manager Alberto Tarallo, che le suggerisce il nome d’arte di Tinì Cansino per sfruttare la somiglianza con Rita Hayworth, il cui vero cognome era Cansino. Il manager fa di meglio, s’inventa una finta parentela con l’attrice americana, sulla quale la showgirl vive di rendita per anni, al punto che in molti pensano di trovarsi di fronte la nipote della Hayworth. La somiglianza con l’attrice statunitense sta nella fluente chioma rossa e in un buffo accento americano inventato da registi e produttori. L’attrice vanta una serie di relazioni con vip del mondo dello spettacolo: Warren Beatty, Vasco Rossi, Kashoggi jr. e Saverio Vallone, ma non sappiamo se tutte queste storie sono vere. La parentela con Rita Hayworth alla fine viene smentita, Tinì scrive una sorta di biografia - confessione per il periodico Blitz dove ammette che il secondo marito di sua madre (Peter Cansino) è il nipote della Hayworth, ma pure questa notizia va presa con beneficio d’inventario.

Arrapaho (1984) di Ciro Ippolito è il primo passo nel mondo del cinema, un film basato sulle canzoni degli Squallor (Daniele Pace, Totò Savio, Alfredo Cerruti e Giancarlo Bigazzi) e ambientato in un villaggio di indiani gay dove lei interpreta la squaw Ascella Pezzata. Fanno parte del cast anche Urs Althaus, Armando Marra e Marta Bifano. La pellicola è un mito del trash, ma la cosa che più si ricorda è la campagna pubblicitaria a base di Ciao, vediti Arrapaho! che invita il pubblico a recarsi al cinema. La trama si riassume in poche righe: Ascella Pezzata non vuole sposare Cavallo Pazzo (Marra), ma gli preferisce Arrapaho (Althaus) e la tribù dei Cefaloni è in grande agitazione. Ciro Ippolito porta al cinema la comicità musicale degli Squallor ma l’esperimento non è esaltante, anche se rivisto oggi il film ha un fascino goliardico. Pace è Palla Pesante, Cerruti è come sempre la voce fuori campo, Bigazzi è il russo, Savio l’invitato al matrimonio e il regista interpreta un direttore d’orchestra. Molta volgarità, un po’ di battute risapute, tempi comici dilettanteschi, regia approssimativa, ma nonostante tutto il film si rivede con piacere per fare un tuffo nel passato. Originale la trovata degli spot pubblicitari che interrompono la narrazione, un’idea che a suo modo anticipa Almodovar e realizza una critica alla pubblicità invasiva. Tinì Cansino non è protagonista, ma la sua avvenenza da pin up americana anni Cinquanta fa aumentare l’interesse per la pellicola. La messa in scena è poveristica, il regista totalmente incapace, ma per un film così assurdo pare la persona giusta, visto che le battute migliori riguardano la tribù dei Frocheyenne, un allusivo The Gay After e un trailer della telenovela Anche i ricchioni piangono.

Carabinieri si nasce (1985) di Mariano Laurenti è un tardo ritorno al barzelletta movie scritto dal regista insieme a Nino Marino, Franco Bucceri e Roberto Leoni. La fotografia è di Guglielmo Mancori, il montaggio di Alessandro Lucidi e le musiche di Manuel De Sica. Il cast è interessante, soprattutto perché guidato da un improbabile Alessandro Benvenuti alla sua unica esperienza nel barzelletta movie. Citiamo alcuni reduci della commedia sexy come Renzo Ozzano, Sandro Ghiani, Vincenzo Crocitti e l’affascinante Malisa Longo. Cinzia De Ponti è una bellezza anni Ottanta che porta una ventata di novità nel cast. Tinì Cansino, fresca stella televisiva del “Drive In”, interpreta se stessa nel ruolo della sciroccata americana che replicherà in Delizia (1986) di Aristide Massaccesi. La sua partecipazione purtroppo si limita a due brevi apparizioni canore. Il barzelletta movie è un genere alla frutta, non è facile rivitalizzarlo, soprattutto sui carabinieri, dove è stato detto proprio tutto. Non è un film molto visto.

Tinì Cansino frequenta ancora la televisione e interpreta due piccoli ruoli nelle fiction (ma ancora non si chiamavano così) Doppio misto e Provare per credere di Sergio Martino (1985). Nel primo film televisivo è accanto alla coppia comica composta da Gigi Sammarchi e Andrea Roncato e cerca di conferire un minimo di verve erotica alla commedia. Nel secondo vediamo la prorompente attrice accanto a Gianni Ciardo e Guido Angeli (testimonial del mobilificio Aiazzone), ma la farsa non funziona.

Delizia (1986) di Aristide Masaccesi - in arte Joe D’Amato, che per l’occasione si firma Dario Donati, omaggiando il cognome della moglie - è il primo e unico film interamente pensato sul suo personaggio da americana sciroccata. Tinì Cansino, insieme a Eva Grimaldi, è stella consacrata del programma “Drive In”. Nel cast del film troviamo Luca Giordana, Giorgio Pietrangeli, Adriana Russo, Valerio Castellano, Maurizio Marchisio, Pippo Cairelli, Antonio Zequila, Stefania Miniucchi, Donatella Clarizio e Gina Poli. Il soggetto è di Riccardo Ghione e la sceneggiatura dello stesso Ghione con la collaborazione di Elena Dreoni. Musiche di Guido Anelli e Stefano Mainetti. A parte “Vado al massimo” di Vasco Rossi - che uno dei protagonisti canticchia - durante il film ascoltiamo: “Far from you” e “Delight” cantate da Mike Turner (sono di Mainetti e Anelli) e “My father” (di Bonanni e Tovoli), eseguita dai Garçones Fatales. Scenografie e costumi di Valeria Valenza. Direttore della fotografia è Massaccesi che realizza pure il montaggio. Direttore di produzione è la moglie Donatella Donati. Il film è girato a Terni ed è prodotto da Filmirage con la collaborazione di Rete Italia, infatti dovrebbe essere un erotico molto soft da far passare anche in televisione. L’operazione finisce in un fiasco completo e infatti si tratta di un pessimo film, uno dei peggiori in assoluto tra quelli girati da Massaccesi. Può piacere soltanto a un fan di Tinì Cansino che come attrice dire che vale zero non rende bene l’idea. La trama si racconta in due parole tanto è banale e scontata. Delight (Delizia) è una fotomodella americana (Tinì Cansino) chiamata in Italia per ritirare un’eredità, che consiste in castello da vendere prima che lei rientri in America. Conosce i due cugini (uno yuppie e un paninaro) e ha una breve storia d’amore con il paninaro. Alla fine torna in America con il fidanzato. Tutto qui. Il film si ricorda per una serie di esibizioni sotto la doccia e per le frequenti scene di nudo con protagonista la Cansino. Il tasso erotico è modesto, anche se affiora un po’ di voyeurismo alla Massaccesi e rivaluta le poche sequenze interessanti. Ricordiamo il tentativo di Massaccesi per assimilare e rendere al cinema il linguaggio artefatto da “Drive In”, a base di espressioni gergali come: paninazzo, yuppies, placcato, arterioclerico, taroccato, troppo giusto, cuccare, schiaffazzo, trapanazione lingueale, sgomma, poppante e molte altre. La Cansino parla un italo-americano da finta sciroccata che la rende famosa, mostra primi piani generosi di petto e posteriore, recita il proverbiale: “Vuoi fare cucci cucci con me?” e conclude in bruttezza una pellicola che è un mito del trash. Il pubblico diserta le sale, dimostrando una volta di più di non gradire al cinema ciò che ama in televisione.

In questo periodo si favoleggia di un film su Rita Hayworth interpretato da Tinì Cansino che per assomigliare ancora di più all’attrice statunitense si opera al naso, ma non se ne fa di niente.

Arabella l’angelo nero (1990) di Stelvio Massi (si firma Max Steel) è l’ultimo ruolo da protagonista per Tinì Cansino, nei panni di una ninfomane killer che uccide per nascondere la sua doppia vita al marito paralitico. Il compagno è uno scrittore che non sospetta la doppia vita della donna, ma lei si ingegna a nascondere nel modo più definitivo le prove del tradimento. Massi gira sottogamba un pessimo thriller erotico che resta sempre indeciso su quale strada prendere, realizzando un curioso ibrido tra un softcore e un giallo alla Dario Argento. Tinì Cansino è molto nuda ed è la cosa migliore che può fare, mentre accanto a lei recitano per pochi istanti vecchi volti del nostro cinema di genere. Interpreti: Valentina Visconti, Francesco Casale, Carlo Mucari, Renato D’Amore, Rita Niehaus e Ida Galli (in arte Ewelyn Stewart).

A un passo dall’aurora (1990) di Mario Bianchi - che si firma Martin White - non esce neppure nelle sale. Gli interpreti sono Gerado Amato, Tinì Cansino, Franco Caracciolo e Adriana Russo. Un medico chirurgo, ricco, affermato e sposato a una donna affascinante, è morbosamente attratto dal compiere azioni violente verso il prossimo. Mario Bianchi gira un pessimo film drammatico basandosi sul romanzo di Schnitzler diversi anni prima che ci pensi Kubrick, ma lo fa nel modo peggiore possibile. Classico b-movie grossolano alla Bianchi, girato a basso budget, ma di buono segnaliamo una fotografia notturna di Venezia che la rende dark e misteriosa. Il cast è scadente.

Il cantante venezuelano Cosmo de la Fuente la ricorda così: «Tini Cansino è stata sposata e ha ben tre figli, una delle sue figlie è diventata attrice. Per anni Tinì è vissuta in Abruzzo, dimenticata da tutti. Si è divisa dal marito, per il quale aveva lasciato il mondo dello spettacolo. Malgrado il suo personaggio sexy era una madre dolcissima e attenta e all’epoca del “Drive in” la sua unica preoccupazione era per sua figlia, la più grande. Chi si ricorda di lei sa che ha avuto alcune storie più o meno importanti, da Vasco Rossi a Saverio Vallone finché, quasi per caso, è nata la nostra storia. Lavoravamo in studio insieme per la realizzazione di un disco, erano gli anni Ottanta e io ero poco più di un ragazzo, è nata una simpatia tra di noi e ci siamo anche divertiti a farci fotografare insieme a Roma, a Milano. Sai come funzionano queste cose. Sono rimasto sempre legato a lei, anche quando i nostri impegni ci hanno diviso. Oggi siamo ancora in contatto e siamo buoni amici. Ho saputo, tramite il nostro agente, che avremmo dovuto fare “L’isola dei famosi” insieme, perché si puntava al ritorno di fiamma pensando, forse, che non ci eravamo mai più visti. Il mio agente di Roma ha pensato di metterci insieme professionalmente per una trasmissione, ma non è ancora deciso nulla, forse Tv, forse radio. Di film non ne ha fatti moltissimi, il più conosciuto è Arrapaho (1984) con gli Squallor. Se cerchi nel web trovi anche molte foto e qualcuna di queste sono con me. Posso dirti che il Playmen che ci ritraeva insieme ha venduto moltissime copie. Lei era la diva del momento, io avevo un paio di canzoncine in classifica che si intitolavano “Amica” e “Dolce piano”, che cantavo come Carlos Cosmo. Tinì Cansino, credo, sia stata penalizzata rispetto ad altre attrici come Lory Del Santo e Carmen Russo, che non hanno mai fatto niente per aiutarla. Tinì non era ben vista da molte colleghe invidiose perché era più giovane, più bella e soprattutto più alla mano con la gente».

Tinì Cansino esce di scena nel 1989, dopo una partecipazione al programma “Trisitors” di Italia 1, per dedicarsi completamente alla famiglia e alla figlia - nata nel 1981 - che segue le sue orme come attrice. Si concede un cammeo di pochi secondi sui titoli di testa de La villa dei misteri, fiction televisiva girata nel 1998 da Beppe Cino e interpretata da Alberto Castagna. Tinì è una modella che interpreta uno spot televisivo. In tempi recenti si parla di un suo ritorno in televisione per la trasmissione-trash “L’isola dei famosi” e di una trasmissione radio televisiva condotta da Tinì Cansino e dal vecchio fidanzato Cosmo de la Fuente. Al momento in cui scriviamo niente di tutto questo si è verificato. Oggi Tinì Cansino non è più una showgril, pure se ha ancora i capelli rosso fuoco e il fisico da pin up. Vive a Roma, ha una figlia ormai grande, ha detto addio alla televisione e non ama parlare del mondo dorato degli anni Ottanta. Ha abbandonato la televisione per fare la mamma a tempo pieno, mentre adesso tenta la strada dello spettacolo la figlia Tamara, meno sexy della mamma. 

 

 

FILMOGRAFIA DI TINÌ CANSINO

 

Arrapaho di Ciro Ippolito (1984)

Carabinieri si nasce di Mariano Laurenti (1985)

Doppio misto di Sergio Martino (TV) (1985)

Provare per credere di Sergio Martino (TV) (1985)

Delizia di Aristide Masaccesi (1986)

Arabella l’angelo nero di Stelvio Massi (1990)

A un passo dall’aurora di Mario Bianchi (1990)

La villa dei misteri di Beppe Cino (TV) (1998)


 

N.B.: Questo pezzo andrà a far parte del mio libro Profumo di donna – da Silvia Dionisio a Ornela Muti (in preparazione per Profondo Rosso – Roma, 2011).

 

Gordiano Lupi


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276