Caro Claudio, ...un paio di settimane fa, rovistando nel caos dei miei libri (e nel sottocaos dei libri di poesia), ho ritrovato questo piccolo (ma, per altri versi, non tanto piccolo) libro. UN POETA DI SETTE ANNI, di Antonio Fortichiari, con prefazione di Cesare Zavattini, Scheiwiller editore, 1968. Rileggendolo, dopo tanti anni, ho pensato che veramente la poesia non ha limiti di persone, di spazio e di tempo.
Ho scelto alcune poesie (da notare le ultime parole dell'ultimo verso della prima: «...nel letto gelo»; non si poteva dire meglio) e la prefazione di Zavattini: esemplare per il suo modo di considerare le persone, la vita e la letteratura.
Pensi di poterne dare notizia (per renderlo di nuovo vivo) ne “La vetrina delle Occasioni” su Tellusfolio?
Giorgio Bonacini
CESARE ZAVATTINI: PREFAZIONE ALLE POESIE DI ANTONIO FORTICHIARI
Antonio, nato a Milano il 4 aprile 1960, è figlio di Enzo Fortichiari, luzzarese, e di Biancamaria Cini, milanese però di genitori toscani. Biancamaria scriveva, vent’anni fa, ma si sposò presto e perse i manoscritti durante i traslochi. Enzo amministra un’azienda alberghiera e legge i libri migliori; suo padre era Tito, sua madre Carmen Berni sorella di mia moglie. Tito aveva il colletto più alto del paese e ogni tanto spariva per fare il primo attore giovane in qualche nota compagnia. Il bisnonno, omonimo del nostro Antonio, faceva il macellaio, era magrissimo, colto, socialista come tutta la famiglia - si sa che cosa significava allora - aveva tanti figli, tutti scomparsi, meno Bruno l’ex deputato, ed era odiato dai padroni della bassa padana.
Alla pari di due o tre generazioni di miei compaesani, io sono invecchiato venerando questi Fortichiari.
Antonio l’ho visto una volta sola, nel ’66, a Luzzara, abbiamo parlato un po’ nell’andi-to di una casa che ha ancora i vetri smerigliati di quando Prampolini era un dio.
Tre mesi fa mio fratello Angelo, zio di Antonio per avere sposato l’Alice, sorella di Biancamaria, mi allungò delle carte: “Leggi”. Erano i versi di Antonio. Belli, dissi, poi non seppi più niente.
Ieri l’altro, all’una di notte è venuto da me Vanni Scheiwiller con mio fratello e mi ha chiesto la prefazione al presente volumetto. È una occasione per ripetere che la poesia è proprio senza età e non si sa neppure se comincia dal bulbo o dalla corolla.
PICCOLA ANTOLOGIAWEB PER IL 21 MARZO E LA GIORNATA DELLA POESIA
L’ALBERO
O tu albero
con le sorelle foglie verdi.
Cadono ad una ad una
investite dalle auto!
Poi vai a dormire, sei stanco
ti vesti della vestina bianca
e vai a dormire nel letto gelo.
LA LUNA
Tu luna
illumini la tua gente
qualche volta sei triste.
Viene il Natale
ti chiudi in casa
e lo festeggi.
Viene l’Epifania
e lasci il più bel dono
il tuo raggio.
Brava.
L’OROLOGIO
Tic toc
fa l’orologio
tic toc
un cuore piccolo
ma prepotente.
I TORRENTI
I torrenti scintillanti
sembrano bisce azzurre
e nell’azzurro
si vedono nere cose
forse sono le macchie delle vipere.
LA STELLA MARINA
Si muove lenta
nel mare velato
e dice a tutti i pesci:
- Seguite la mia traccia
finché siete in tempo.
LA CANDELA
Ti accendi candela
di un lume rosso
e ai poveri fai felicità.
Rossa gialla d’ogni colore
nelle caverne fai lume
e nella notte
fai brillare la tua luce.
“All’insegna della Baita van Gogh”
cm 5,5 x 7 pagg. 64
Vanni Scheiwiller Editore, Milano, 25 ottobre 1968