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Laura Laganà. La storia della letteratura horror secondo H.P. Lovecraft
15 Maggio 2016
 

«Il più antico e potente sentimento dell'uomo è la paura, e la più antica e potente paura è la paura dell'ignoto. Questo è un fatto che pochi psicologi mettono in discussione e la sua riconosciuta verità stabilisce, in qualsiasi tempo, la genuinità e la dignità dei racconti horror e weird come forma letteraria».

Questa citazione, che possiamo senza dubbio indicare come la più famosa e la più utilizzata di Lovecraft (giustamente, ci sarebbe da aggiungere, dato che racchiude in sé una specie di dichiarazione di poetica dello stesso) è la frase che apre “Supernatural horror in literature”, un saggio dello scrittore americano che venne pubblicato sulla rivista The Recluse.

Il saggio è diviso in dieci parti nelle quali l'autore fa un dettagliato excursus nella storia della narrativa di paura, partendo degli albori di Egitto e Celti, passando dal romanzo gotico, fino ad arrivare ai suoi contemporanei.

 

L'interesse che suscita la lettura di questo saggio è plurimo, non solo per la conoscenza della storia della letteratura horrorifica in sé, della sua nascita e del suo sviluppo, ma proprio perché a parlarci di questo è Lovecraft stesso.

Grazie a questa lettura si vengono a scoprire molte cose su di lui: particolarmente indicativo è infatti il tono polemico (come si nota fin dalla frase di apertura), vera ricchezza del testo in realtà, poiché, senza di esso, si limiterebbe ad essere un mero elenco antologico di autori più o meno noti.

Lovecraft si mostra a noi in queste pagine come un lettore, più che come uno scrittore, e tenta di rivendicare e far valere la sua tesi: ovvero che la narrativa horror sia ingiustamente additata come “secondaria” (anzi, più che secondaria era ai tempi ritenuta vera e propria “spazzatura”), ma che debba invece essere parificata a ben altre narrative ritenute più importanti.

L'immaginazione del lettore di narrativa horror, sostiene Lovecraft, è diversa da quella degli altri lettori: essa è infatti “libera dall'incantesimo della routine giornaliera”, che invece impregna la maggioranza delle menti e che quindi, per questo, si sentono più attratte dai racconti di eventi ordinari e sentimenti comuni; “giustamente”, dice Lovecraft, perché appunto sono le questioni ordinarie della vita che creano la parte più grande ed importante dell'esperienza umana. Ma appunto il macabro richiede al lettore un buon livello di immaginazione, ma sopratutto la capacità di distaccarsi dalla vita quotidiana e forse è proprio per questo che è ritenuta una letteratura secondaria: perché per i più è inaccessibile.

Ma non è questa l'argomentazione principe dell'autore americano, egli infatti incentra la difesa sui due capisaldi che più gli stanno a cuore: la paura ed il sogno.

Egli infatti sostiene che le prime emozioni ed i primi istinti dell'umanità si siano formati in base all'ambiente in cui essa si è venuta a trovare: attorno all'uomo fin dalla preistoria sono sorti fenomeni che poté spiegare ed altri a cui non trovava risposta; ed è proprio da questi che si è sviluppata la sua fantasia, trovando le più disparate ed incredibili interpretazioni e l'atto del sognare ha aiutato molto l'uomo a sviluppare un concetto di mondo irreale e spirituale. Che porta, in primis, come lo stesso Lovecraft sottolinea, alle religioni ed alle superstizioni, ma che ha condotto anche alla nascita dei racconti di paura.

I racconti di paura sono sempre esistiti e sempre esisteranno: questa è l'argomentazione più forte dell'autore (“children will always be afraid of the dark”), perché i sentimenti umani verso lo sconosciuto ed il soprannaturale sono sì stati prima catturati e formalizzati dai riti religiosi, ma questi stessi sentimenti sono anche “caduti nelle tenebre”, verso quel lato più malefico del mistero cosmico.

 

Nell'introduzione Lovecraft cerca quindi di spiegarci il motivo per cui la letteratura horror andrebbe tenuta sempre in grandissimo conto: perché essa è antica quanto l'umanità stessa. La “paura” è sempre stato l'ingrediente necessario, il sale, di tutti i primi folklori ed egli infatti dedica tutto il primo capitolo a mostrarci la documentazione di questo assunto, elencando quelle antiche ballate, cronache e scritture sacre in cui il motivo creatore non era soltanto la ricerca di una spiegazione per ciò che era ignoto, ma anche la ricerca della paura (dai rituali egizi di evocazione di demoni e spettri, passando per gli strani sacrifici durante i raduni druidici, fino ai sabbah nei boschi).

Da qui a parlare dei grandi poemi come Beowulf o l'Edda Poetica e da lì arrivare a parlare di letteratura, il passaggio è intuitivo: dalle tombe, ai cadaveri, ai fantasmi del ciclo di Artù, fino alle streghe del Macbeth ed al fantasma dell'Amleto. Ed è al terzo capitolo che finalmente prende il via il lunghissimo elenco, completo di analisi (le analisi degli autori sono tutte piuttosto brevi, con l'eccezione di Edgar Allan Poe a cui è dedicato un intero capitolo) in cui Lovecraft analizza moltissimi testi e scrittori, estrapolando per ognuno quegli elementi che secondo lui saranno distintivi per inquadrare il genere.

 

L'idea ed il lavoro di HPL per questo saggio furono assolutamente originali: nessuno prima aveva mai fatto uno studio ed una analisi tanto completi e maniacali sui racconti del genere horror.

Ciò richiese quindi il lavoro di alcuni anni di studio e documentazione, per mettere insieme e per scritto tutte le informazioni e le conclusioni, creando appunto un'opera prima nel suo genere.

 

Laura Laganà


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