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L'eredità di Lovecraft: dal Weird al New Weird
02 Aprile 2016
 

La più incredibile di tutte le particolarità di questo grande scrittore è che sia riuscito a lasciare un'impronta nella letteratura mondiale ed a influenzare filoni narrativi a lui successivi, senza in verità mai aver pubblicato un libro.

Howard Phillips Lovecraft, infatti, in tutta la sua vita, pubblicò soltanto racconti su riviste, in modo saltuario.

E questo non perché la sua arte avesse sofferto di quel male noto a tutti i grandi artisti: l'esser condannati dal talento a vivere come incompresi precursori dei loro tempi, non pubblicati, non considerati, non pubblicizzati, perché i loro contemporanei non avevano colto la grandezza delle loro opere. Anzi, leggendo la sua biografia, viene da chiedersi se forse la sua povertà ed il suo vivere di pochi proventi, non fosse più imputabile al suo carattere difficile, piuttosto che ad una mancanza di uditorio dei suoi racconti.

A tal proposito potremmo richiamare un episodio in particolare: Henneberger, fondatore e direttore di Weird Tales (storica rivista periodica americana di narrativa horror), racconta addirittura che, avendogli offerto un posto fisso al suo giornale, si sentì rispondere che non si poteva chiedere di vivere lontano da casa ad uno scrittore anziano.

Ed ai tempi il nostro illustre “anziano” aveva soli trentaquattro anni.

Piccolo aneddoto che ci fa anche capire quanto il nostro avesse un carattere peculiare, weird, come la sua scrittura. Il che non dovrebbe sembrarci neanche troppo strano, dato che sappiamo bene quanto una produzione scritta racchiuda dell'anima del suo autore e sia da essa inscindibile.

 

Arriviamo quindi al punto focale di questa breve chiacchierata: andando oggi in libreria o in biblioteca troviamo le raccolte di Lovecraft spesso tra gli scaffali dell'horror, a volte tra i grandi classici, meno spesso, ma comunque non di rado, addirittura tra la fantascienza. Ma qual è la sua esatta collocazione? E cos'è il genere weird?

Lovecraft stesso si autodefiniva uno scrittore weird ed in “Supernatural horror in literature”, ne dava una funzionale, per quanto pittoresca, descrizione: sostenendo appunto che tale genere non si limitasse ad «omicidi segreti, sangue, ossa e rumore di catene», ma che riuscisse a creare una atmosfera pesante, di paura dell'altro e paura dell'ignoto, di presenza di forze sconosciute, tutte catalizzate in un dramma interiore dell'individuo: la più terribile esperienza del cervello umano, sostiene, è la distruzione od anche la semplice sospensione, di tutte quelle regole fisse della natura, che l'uomo, per il suo semplice essere uomo, ovvero essere una creatura nata dalla natura stessa, segue. Regole a cui ogni uomo si attiene anche inconsciamente, perché da per scontata la loro esistenza, e che fanno da guida al suo senno.

Non quindi la vista del sangue, non il contatto con la violenza, non un killer misterioso (ovvero tutti i cari vecchi capisaldi dell'horror-gotico), possono davvero portare alla follia.

La follia viene portata dalla paura, la paura dalla scomparsa dei punti di riferimento.

«Non esiste paura più grande che la paura dell'ignoto» è infatti, forse, la sua più famosa citazione.

 

Weird quindi. Non più semplice horror, perché i racconti si arricchiscono di un elemento nuovo, più visionario, di cui già potevamo trovare i germogli in Poe.

La pulp-megazine Weird Tales, sopra citata, pubblicò la stragrande maggioranza dei più noti racconti appartenenti a questo genere (tra cui appunto anche molti di Lovecraft): al suo interno troviamo quindi horror soprannaturale, ghost story, scince fiction ed anche fantasy... tutti uniti nel grande insieme del weird, non quindi tanto un genere descrivibile con una serie di elementi strettamente tecnici, ma più un “sentire” (potremo quasi definirla una scelta filosofica ed estetica) comune dei suoi scrittori: in quanto la paura dell'ignoto si può provare tanto nello spazio, quanto in una vecchia casa cigolante.

Resta comunque il fatto che Lovecraft fu uno dei pochi scrittori degli inizi del ventesimo secolo a categorizzare il proprio lavoro come weird-fiction.

Così come Poe aveva gettato i germogli per il weird, il weird getta oggi i germogli per qualcosa di nuovo: poiché anche la letteratura risponde sempre ai nuovi stimoli che attraversano l'umanità da un secolo all'altro.

Nasce oggi così quello che viene definito, in modo poco fantasioso se vogliamo, ma certamente un nome funzionale e non incline a incomprensioni: il New Weird.

Genere che deve sì, senza dubbio alcuno, a Lovecraft e al weird, molto, ma che in realtà non può essere ricondotto soltanto a questa unica linea evolutiva.

Va premesso che è presuntuoso parlarne già come dato di fatto, poiché esiste sempre un forte dibattito sulla questione: molti sostengono che il così detto New Weird altro non sia se non un ibrido tra vari generi e che quindi, indipendentemente, non esista.

L'obiezione nasce proprio dal fatto che all'interno di un racconto o di un romanzo new weird si possano facilmente rilevare elementi fantasy (come la magia) elementi fantascientifici (come ad esempio l'utilizzo di macchine e computer, non soltanto come elementi di ambient ed atmosfera) ed elementi horror. Questo farebbe sì che tali racconti posano essere arricchiti da vari componenti, ma non per questo che assurgano a un genere indipendente.

Nell'altro schieramento troviamo a capo Jeff VanderMeer (noto autore americano da pochi anni edito anche in Italia) che si è fatto araldo principale della causa: l'esistenza e l'indipendenza del genere New Weird.

Perché sì, senza dubbio, esso ha in sé tutti gli altri generi sopracitati, ma li amalgama in qualcosa di nuovo e diverso.

Prende dal weird l'elemento horror della paura dell'ignoto e lo estremizza introducendo nichilismo e pessimismo ad aleggiare sui suoi contenuti e, da un punto di vista più strettamente estetico inserisce il bizzarro, lo strano, il diverso, usato però non tanto per spaventare quanto più per incuriosire e sorprendere.

Non pago di dover lottare per ottenere agli occhi di tutti la sua indipendenza, il New Weird lotta anche per lo sdoganamento del fantasy: che ritiene suo genitore tanto quanto l'horror e la fantascienza.

China Mélville, uno degli autori in assoluto più di spicco, sia da un punto di vista strettamente narrativo che come eco nel dibattito nel mondo letterario, è uno dei principali avvocati di questa battaglia: il suo principale obiettivo non è soltanto l'affrancamento personale da un marchio (quello fantasy) in cui si sente stretto, ma, sopratutto, l'affrancamento di tutta la letteratura fantastica, che ormai non può più essere legata ai vecchi (seppur cari) schemi della guerra contro il signore del male.

Insomma... chi l'avrebbe mai detto che gli eredi di Lovecraft avrebbero lottato per l'emancipazione da Tolkien?

 

Laura Laganà


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