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Paolo Valente: I tre figli del vecchio Vitu.
13 Luglio 2006
 
Lo scrittore che ha da poco pubblicato per i tipi della EMI, Editrice Missionaria Italiana, La papaia di Senan, favole del Benin presenta una favola inedita del Benin.
 
 
I TRE FIGLI DEL VECCHIO VITU
 
C’era una volta un vecchio molto vecchio di nome Vitu. Aveva tre figli che vivevano con lui e la loro madre. Però non erano capaci di andare d’accordo. Tutto il giorno non facevano altro che litigare. Dalla mattina alla sera, dalla sera alla mattina.
Il vegliardo, dopo averli osservati a lungo, un bel giorno fece chiamare i tre ragazzi e disse loro così:
«Sono vecchio, non ho più forza. Fatemi il piacere di rompere per me questi pezzi di legno». E porse loro tre rami di borasso legati stretti tra loro.
«È subito fatto», risposero in coro i tre figli. Si gettarono sui legni e colpirono a turno. Uno alla volta cercarono di spezzare i tre legni menando fendenti con tutta la loro energia. Invano. Grosse gocce di sudore imperlavano la loro fronte, ma i tre pezzi di legno restavano lì intatti. Contrariamente alle aspettative, nessuno era riuscito a scalfirli. Sfiancati e rabbiosi, i tre fratelli gettarono a terra i bastoni legati e si guardarono sbalorditi. Come si sarebbero potuti giustificare?
Senza fare una piega Vitu, vecchio molto vecchio, snodò le corde che avvolgevano i rami. A questo punto i figli poterono spezzare agevolmente i bastoni, l’uno dopo l’altro.
Rivolgendosi ai suoi tre ragazzi, che lo guardavano meravigliati, disse loro:
«Dunque, figlioli miei, come questi bastoni, se voi vi separate, sarete divorati dalle belve. Se al contrario resterete uniti, sarete forti e nessuno potrà avere la meglio sulla vostra concordia».
 
Paolo Valente
 
 
Nota
Questa favola è raccontata dai peul, popolo di pastori nomadi che conduce ogni anno le mandrie di bovini dal Sahel ai mercati più prossimi alla costa del golfo di Guinea.
La favola è un interessante esempio di comunicazione culturale tra Europa, Vicino Oriente ed Africa. Lo stesso motivo infatti si ritrova già in Esopo (“L’agricoltore e i figli discordi”) ed è ripreso dal la Fontaine (“Le vieillard et ses enfants”).

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