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Luigi Zuzzi. Un caso di scuola 
In questi nostri tempi di internet
Ciampino. Primi anni
Ciampino. Primi anni '20 del Novecento 
05 Aprile 2016
 

I nostri nonni, i nostri padri, dicevano “l’ha detto la televisione”. Oggi sentiamo sempre più spesso dire “l’ho letto su internet”. Il disagio che ti affiora è sempre lo stesso. Vedi la realtà da un piccolo buco della chiave. Si vede solo quello che il foro inquadra e spesso senza avere elementi per capire se è realtà o pantomima.

Internet da circa vent’anni sta cambiando radicalmente, anche in positivo, la nostra vita. Ma oggi, rispetto a ieri, il rischio cui siamo esposti è maggiore. Ti sembra di avere tra la mani la lampada di Aladino. Hai l’illusione di stare a guidare tu l’inquadratura e le tue capacità di critica, le tue capacità di verifica si abbassano fino ad affidarti completamente al Genio della lampada arrivando, nei casi estremi, anche a sacrificare il tuo bagaglio di conoscenze sull’altare di questa nuova divinità.

Vogliamo qui rappresentare un caso concreto che riteniamo sia un vero Caso di scuola.

 

In questi nostri tempi di internet

 

In questi nostri tempi di internet, scrivere su qualcosa che ci appassiona presenta occasioni di conoscenza fino a pochi anni fa inimmaginabili. Ma comporta anche enormi rischi. Il più grande tra questi è lasciarsi irretire dalle soluzioni facili.

Fino ad una quindicina di anni fa non avevi scampo. Per cercare dati e fonti che confermassero o confutassero le ipotesi su cui stavi lavorando dovevi alzarti dalla tua scrivania, guardare nella tua scarna o ben fornita libreria, magari andare in soffitta per rovistare in quegli scaffali più o meno impolverati dove ricordavi di aver messo quella vecchia dispensa; oppure darti pace e programmare tempo prezioso – da sottrarre alle mille cose della vita – per faticose, anche se sempre affascinanti, giornate presso quella biblioteca, quell’archivio che sapevi specializzato nella materia che stavi trattando. E a dire il vero per noi che stiamo a due passi dai tesori racchiusi negli innumerevoli archivi romani, superata la pigrizia del primo momento, queste occasioni erano – sono! – dei veri momenti di piacere.

Aprire quei faldoni impolverati che spesso nessuno ha mai più aperto dopo essere stati chiusi per la conservazione, sentire il fruscio della carta, ritrovarti davanti alla sintassi ed alle parole usate in quegli scritti, la grafia pressoché inintelligibile o – più vicino a noi – l’irregolarità di quelle lettere impresse da improbabili macchine da scrivere, i tenui segni di grafite impressi a margine da segretari scrupolosi e discreti o gli appunti netti, con la matita rossa o blu di qualche anonimo funzionario che vuol far capire che conta, o spesso di personaggi che hai conosciuto nei libri di scuola. Tutte cose che ti danno, più dei contenuti, il senso del tempo passato. Se, in particolare, la tua materia è la Storia, quei faldoni sono una vera e propria macchina del tempo in cui t’immergi per ore e quando qualcuno ti avverte che è tempo di andare perché si sta per chiudere… per qualche istante non ti rendi conto di dove sei.

Queste sono esperienze che oggi può venirti in mente di definirle cose del passato. E devo dire che spesso è proprio vero. Se sai dove e come cercare, quello che riuscivi a fare in mesi, oggi te lo ritrovi in un file del tuo computer sfornato in pochi minuti da una fonte che sta dall’altra parte del nostro piccolo pianeta terra. Ma il rischio è pensare di trovarti davanti alla lampada di Aladino, senza i limiti dei tre e solo tre desideri. Invece, se non sei in grado di accertarti della fonte e della sua autorevolezza (e citarla), quel documento che ti sembra mandato dal cielo e che può facilitarti tanto la vita lo puoi solo mettere da parte in attesa; o trovi riscontri certi o lo cestini e riprendi pazientemente la tua strada anche correndo il rischio di renderti conto solo alla fine che quel tragitto è senza via di uscita e che l’unica cosa ragionevole è tornare indietro, cambiare strada o semplicemente gettare alle ortiche le tue ipotesi. Insomma devi accettare di avere… perso tempo.

In realtà il tempo non si perde mai, si vive e spesso il ricrederti sulle tue posizioni di partenza può aprire strade ricche e prima impensabili. Non farlo, credo che possa configurarsi come un vero e proprio peccato di superbia. C’è di peggio: nel caso si tratti di Storia, si può diventare inconsapevoli costruttori di piccole (o grandi) Fahrenheit 451. Quando invito ad accertarsi della fonte e della sua autorevolezza (e citarla), non intendo dire che basta limitarsi a leggere l’etichetta che sta sulla confezione. Intendo dire che è sempre necessario capire:

- se il documento, il dato, sia stato rilevato/prodotto (e con quale metodologia) da chi lo ha pubblicato;

- se chi lo pubblica riporta il documento rilevato/prodotto da altri che però danno conto anche della metodologia di riproduzione/rilevamento o della sua eventuale metodologia di elaborazione.

Capisco che chiedere tutto ciò nel mondo della fretta, della velocità a tutti i costi, dove il pronto in tavola è il deus di ogni azione, di ogni pensiero, è chiedere veramente tanto, ma mancare di rigore (spesso scambiato da molti per pedanteria) può creare danni, che a seconda dei casi possono essere lievissimi o gravissimi.

Per capire meglio questa affermazione, entriamo nei dettagli di un caso che credo possa considerarsi esemplare.

 

Lo studio dell’andamento demografico di Ciampino:

un caso di scuola

 

Tempo fa girando su internet mi sono ritrovato davanti al link di un sito che mi sembrava veramente interessante: www.tuttitalia.it, un sito che si definisce «una guida ai Comuni, alle Provincie e alle Regioni d’Italia, un modo per conoscere l'Italia attraverso la geografia e le istituzioni».

Sono entrato per curiosità nella pagina del Lazio, dei suoi comuni ed infine del Comune di Ciampino che conosco come tutti possono conoscere il posto dove si vive da quasi quarant’anni. Inoltre, di Ciampino sono stato dal 2004 al 2010 il responsabile dell’ufficio statistico comunale ed ho anche scritto, sulla base di documenti d’archivio che ho avuto l’opportunità di consultare, qualcosa sulla sua breve ma particolare storia.

Fin dall’apertura della pagina dedicata al mio comune ho avuto una sensazione strana che a prima vista non capivo. Mi trovavo davanti alla pagina, al grafico, alla tabella riportata in allegato. Invito a leggere con attenzione, nella pagina. le parole che introducono il grafico della serie storica e che ho ripreso in corsivo:

«Andamento demografico storico dei censimenti della popolazione di Ciampino dal 1871 al 2011. Variazioni percentuali della popolazione, grafici e statistiche su dati ISTAT.

Il comune ha avuto in passato delle variazioni territoriali. I dati storici sono stati elaborati per renderli omogenei e confrontabili con la popolazione residente nei nuovi confini».

Sembrano dire tante cose interessanti, ma in realtà non dicono nulla.

Non riuscivo a comprendere: io avevo altri numeri. Confesso che se a suo tempo mi fossi trovato davanti a questi dati della popolazione, mi sarei dovuto fermare: nulla avrei potuto scrivere di questo territorio riferito allo spazio di tempo tra il 1871 ed il 1921. Non avrei potuto mai conciliare quei dati con la documentazione reperita nel tempo che mi diceva tutt’altra cosa. Inconciliabili sono questi dati con quanto affermato da chiunque si sia dilettato di storia di questa città, ovvero che per gli anni della prima decade del Novecento e per la metà della seconda decade «non è sbagliato pensare che di città vera e propria non ci sia traccia».1 Ma aggiungo che non si può parlare nemmeno di agglomerati, sia pur minimi, né di case sparse più stabili, di capanni per gli attrezzi agricoli dei contadini marinesi. Dati incongruenti con tutti i documenti che tracciano quel periodo: dai più certi come gli IGM, ai più labili come le Storie di vita che ci descrivono l’area solo e soltanto campagna romana.

Come spiegare il documento che non ho mai consultato, ma che è citato da Michele Concilio e Anna Belli2 riguardante una relazione dei Carabinieri redatta in occasione dell’apertura nel 1916 di una Stazione dell’Arma a servizio dell’Aeroscalo, in una zona «paludosa, malsana, priva di abitazioni, solo nodo ferroviario». Una situazione confermata dalla relazione dell’ingegnere del Corpo Reale del Genio Civile che, il 15 febbraio 1915, presentando il suo progetto del primo tronco della strada 62 del nuovo piano regolatore della bonifica dell’agro romano (via che avrebbe congiunto l’Appia Nuova con la Stazione di Ciampino e con l’Anagnina), evidenziava l’importanza dell’opera che «verrà a costituire l’unico accesso dalla stazione suddetta». Ancora più convincente è la relazione dell’imprenditore che ha costruito la medesima strada, presentata il 3 gennaio 1922 a consuntivo della realizzazione, per chiedere integrazioni economiche per le spese affrontate nei cinque anni di costruzione dell’opera, dove evidenziava che «le difficoltà di approvvigionamento di mano d’opera… data la località deserta e malarica… gli operai ciò sapendo non vollero assolutamente alloggiare sul posto, nonostante che l’impresa avesse preso in affitto dei locali nell’unico casale nei dintorni ed avesse preparato apposite baracche… gli operai pretesero di continuare ad abitare a Roma e di andare e tornare mattina e sera col tram…» Documenti, questi ultimi due, rintracciabili presso il fondo Bonifiche dell’Archivio centrale dello Stato di Roma all’Eur.3

Dove mai potevano vivere quelle migliaia di persone indicate nei numeri e nel grafico di TUTTITALIA? Il fatto di questa storia che fa disorientare è che nelle incertezze che avvolgono chiunque cerchi di rappresentare il passato, ci sono dei punti fermi: i documenti d’epoca. Tra i documenti d’epoca che hanno una valenza indiscutibile ci sono i Censimenti. Ogni Stato da sempre assolve ad un compito ineludibile: contare periodicamente i suoi cittadini. Un’operazione che nasce per avere idea delle tasse che lo Stato può cercare di reperire [censere «valutare, registrare i beni dei singoli cittadini»] e nelle moderne democrazie per le funzioni elettorali e per avere elementi per “governare”. Per garantirsi tutto ciò si mettono in moto sia stabilmente che periodicamente ingenti risorse e la custodia dei risultati è vitale.

Dopo aver scartato l’idea che TUTTITALIA avesse riportato i dati rovistando nel sacchetto della tombola, ho ricominciato tutto da capo. L’informatizzazione mi ha consentito di entrare nella biblioteca dell’Istat rimanendo seduto alla mia scrivania. Quei singoli testi che a suo tempo avevo consultato toccandoli con mano e che riportano i risultati dei singoli Censimenti, me li ritrovavo digitalizzati sul mio schermo. E dal mio schermo facevano capolino… gli stessi numeri che mi erano noti.

 

Errore metodologico o pigrizia informativa?

 

Ma i redattori del sito TUTTITALIA dovevano pur averli presi da qualche parte quei numeri. Ho continuato a navigare ancora nel sito della biblioteca Istat e mi è caduto l’occhio sul link relativo ad “uno studio” che riporta i dati della popolazione residente per comuni dal 1861 al 1991. A pagina 360 del testo ho trovato la serie storica di Ciampino; a pagina 361 quella di Marino. I numeri per Ciampino sono gli stessi citati nel sito di TUTTITALIA...

Così come avevo scartato l’immagine di TUTTITALIA che rovistava nel sacchetto della tombola, ho anche scartato l’immagine di un gran rogo purificatore dei documenti accatastati nel mio studiolo. Sono così andato a leggere la nota metodologica con cui si apre lo studio linkato sul sito della Biblioteca Istat.

Il testo chiarisce che lo studio si basa sulla ricostruzione della serie storica della popolazione residente ai confini attuali: «I valori pubblicati nelle fonti originarie sono stati modificati, quando necessario, al fine di riportare i dati della popolazione alle circoscrizioni amministrative comunali del 20 ottobre 1991, data del 13° Censimento della popolazione». Inoltre, per i comuni che nel periodo della serie storica, hanno subito variazioni territoriali, dove non si reperiscono, i dati vengono «stimati per proporzione». Ovvero, partendo dal Censimento più vecchio di cui si conoscono entrambi i dati, si introduce una semplificazione che ipotizza costante il rapporto tra il dato della frazione territoriale di cui si vogliono stimare i dati mancanti e quello della popolazione dell’intero comune. Tale rapporto determinerà, a ritroso nel tempo, la stima dei dati mancanti della medesima frazione che ha acquisito autonomia amministrativa.

Balza subito agli occhi il rischio di un grave disturbo nella stima dovuto ad una pesante approssimazione metodologica, che a seconda delle situazioni storiche e socio-economiche del singolo territorio che si sta studiando (pur dando per costante nel tempo la densità abitativa) può portare in alcuni casi a risultati abnormi. Ovvero non si tiene conto (e stiamo parlando di una serie storica di 130 anni che spazia su tutto il territorio nazionale!) dei cambiamenti socio-demografici che sono intervenuti nel corso del tempo, il mutamento della vocazione di alcuni territori, il tasso di crescita della popolazione locale.

Si arriva infine con tale metodologia, a mio parere, ad un ossimoro: nei nuclei abitativi di un comune che ha raggiunto la sua autonomia dopo l’inizio della serie storica, si riscontrerebbe lo stesso rapporto tra la popolazione dell’intero territorio e quella della singola frazione, anche prima dell’autonomia. Sappiamo tutti che la spinta all’autonomia è sempre data da molteplici fattori, ma è indiscutibile che l’aumento demografico nei confronti del comune originario è tra quelli determinanti.

L’applicazione della metodologia di stima scelta è stata però particolarmente sfortunata per il caso Ciampino. I relatori si sono trovati ad applicare il rapporto – tra il dato della frazione Ciampino e quello dell’intero comune originario (Marino) – relativo al Censimento del 1931, per applicarlo per tutti i dati censuari precedenti. Nel decennio 1921-1931 la popolazione della frazione Ciampino aveva raggiunto da 154 abitanti “presenti” nel 1921, la ragguardevole cifra di 2.584 abitanti “residenti”. Il tasso di crescita annuo per Ciampino in questo periodo è quindi del 32,58%, dato che indica di quanto mediamente cresce ogni anno la popolazione della frazione, rispetto all’anno precedente. Tutta un’altra storia ci racconta in quel medesimo periodo il tasso di crescita annuo relativo alla popolazione dell’intero comune di Marino: cresce mediamente ogni anno dell’1,94%.

Si tenga presente che nel decennio che ha prodotto la più alta crescita (in valori assoluti) della popolazione sia della frazione Ciampino che dell’intero comune di Marino (ovvero il decennio 1961-1971) si ha per Ciampino un tasso di crescita annuale dell’8,70% e per Marino del 5,55%. Il coefficiente che definisce il rapporto tra la frazione Ciampino e l’intero comune di Marino relativi al 1931 utilizzato per la stima degli anni precedenti al 1931 è quindi particolarmente drogato dalla crescita tumultuosa della frazione stessa; la classica crescita che si riscontra in un agglomerato quando particolari situazioni economiche e sociali, da un dato momento in poi, si concentrano nel suo territorio. È quanto è accaduto a Ciampino a cavallo tra la seconda e la terza decade del Novecento.

Il dato della popolazione censita nella frazione di Ciampino nel 1921 è relativo ai presenti e non ai residenti; questa è la giustificazione che può aver spinto i relatori a mantenere una correttezza formale, considerando che la serie storica che intendono ricostruire è relativa ai residenti. È però anche probabile che non conoscendo (o non considerando) la storia socio-economica del territorio, abbiano inteso il dato dei presenti 1921 come un dato anomalo, da scartare. In realtà, poiché si ha a disposizione per il 1921 anche il dato dei presenti dell’intero comune originario (Marino), la proporzione che ne scaturisce è certamente un indicatore che può esser significativo, considerando anche che il dato dei presenti che i censimenti rilevano per l’intero comune di Marino (ma anche per la frazione di Ciampino là dove disponibile) è sempre superiore alla rilevazione dei residenti. Il territorio in esame è infatti terra di immigrazione e non di emigrazione. E soprattutto in quegli anni si tratta di immigrazione stagionale: lo scarto sempre positivo tra presenti e residenti lo conferma. Queste le differenze calcolate nei primi sei censimenti:

Variazione tra Presenti-Residenti relativa all’intero Comune di Marino (frazioni comprese):

- 1871: 805 ab.;

- 1881: 726 ab.;

- 1901: 870 ab.;

- 1911: 520 ab.;

- 1921: 184 ab.;

- 1931: 362 ab.

La scelta del coefficiente che scaturisce dal censimento del 1931 è formalmente corretta rispetto alla metodologia indicata a premessa dello studio, ma sconta altrettanto formali incongruenze ineludibili: come conciliare il dato del 1921 (accertato censualmente) riferito alla presenza (che per Ciampino ammonta a 154 abitanti) con la stima di 2.132 abitanti che riguarda i residenti? Proviamo noi a prenderci la responsabilità di uno strappo alla forma, utilizzando il coefficiente relativo ai presenti del 1921. Queste sarebbero le stime dei presenti nella frazione Ciampino:

- 1871: 93 ab.;

- 1981: 100 ab.;

- 1901: 119 ab.;

- 1911: 123 ab.

Si tratta di dati stimati grossolanamente che si riferirebbero ai presenti. Dicono niente, ma comunque non stridono poi così tanto con quanto si sa storicamente di questo territorio. Se l’approssimazione utilizzata dalla metodologia scelta non evidenzia sul piano del dato aggregato particolari criticità in riferimento all’intero universo studiato (gli oltre ottomila comuni italiani) – assumo questo in modo “probabile”, in quanto non ho approfondito nel dettaglio la questione –, è evidente che è rischioso utilizzare lo studio per rappresentare singole situazioni riferite a piccoli territori. La conferma ce la dà proprio il povero Comune di Ciampino, che rimane stritolato dalle semplificazioni del procedimento di stima: l’insieme delle variabili trascurate nello studio è, infatti, un elemento costitutivo per la lettura (storica e no) di questo territorio. Ma è evidente che le gravi distorsioni dei dati ricostruiti con le stime effettuate dallo studio – stime che qui abbiamo accertato completamente inapplicabili per Ciampino – certamente possono ritrovarsi anche per tutti quei comuni che hanno situazioni demografiche e socio-economiche analoghe a quelle di Ciampino.

In estrema sintesi, a nostro avviso, il problema che si presenta non sta nello studio in sé, bensì nell’uso che se ne fa estrapolando da questo la serie storica di uno specifico comune senza fare attenzione alla metodologia utilizzata, senza menzionare il modello statistico utilizzato per la stima, senza leggere in modo critico i dati e valutare, quindi, la compatibilità della serie storica ricostruita con la reale situazione storica, sociale, economica del comune medesimo.

 

A conclusione credo si debba stigmatizzare la scorrettezza formale del sito TUTTITALIA che mette in ballo molte parole nella pagina che abbiamo riprodotto, ma non fa menzione di quelle essenziali: ovvero che i dati indicati dal 1871 al 1921 sono una “stima” e non un dato censuario come invece lo sono quelli riportati dal 1931 al 2011. E sarebbe deontologicamente e metodologicamente corretto che, quando si parla di stima, se ne comunicasse, sia pure in modo sintetico, anche la metodologia.

La scorrettezza può causare danni ancor più grandi per il pubblico a cui si rivolge il sito. Non è certamente un sito a cui hanno necessità di attingere specialisti e professionisti del ramo e quindi a maggior ragione le informazioni debbono essere quanto mai chiare, ma rigorose, non avendo gli utenti che lo frequentano elementi per confutare eventuali errori.

Errori che in tal modo verrebbero facilmente ed in buona fede diffusi, ripresi, utilizzati talvolta in tutte le salse, scollegati dalle fonti che li hanno generati e quindi senza possibilità di correzione. Errori che diverranno verità inconfutabili che andranno a popolare il sempre più vasto mondo della Lampada di Aladino del XXI secolo.

Verità inconfutabili che per confutarle si arriva a dover scrivere/leggere… tante noiosissime pagine.

 

Luigi Zuzzi

 

 

1 Michele Concilio, Ciampino. L’aeroporto, la città, © Comunicare Organizzando Srl, ed. 2015, pag. 16.

2 Michele Concilio - Anna Belli, Ciampino dall’Ottocento ad oggi, Anni Nuovi Editrice, 1977, pag. 44.

3 Archivio Centrale dello Stato, fondo P.C.M.1919/12-509.


Foto allegate

Screenshot dei dati demografici del Comune di Ciampino del sito www.tuttitalia.it
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