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Sandra Chistolini. Pedagogia della natura e formazione permanente nello scenario dell’outdoor education
22 Aprile 2017
 

Il nostro rapporto con la natura è spesso controverso. La natura incontaminata di Rousseau diventa natura traditrice in Leopardi. La natura che stravolge le esistenze con i terremoti mette in crisi l’assioma classico del tutto è bene e porge a Voltaire materia per il suo moderno inchiostro pungente. Provvidenza e scienza si confrontano usando i linguaggi della letteratura e della politica.

È Kant a far emergere dalle spoglie della distruzione la spiegazione scientifica per conoscere e prevenire il disastro naturale. La natura, linfa è costante nella nostra vita ci rende soggetti ed oggetti di sé medesima.

Il ciclo vitale ci caratterizza e ci differenzia dalle altre creature che esistono ma che non hanno quello che possiamo chiamare slancio vitale con Bergson e spirito universale con Croce. La questione del confronto tra natura e spirito è un problema di continuità e non di dialettica dell’esclusione.

Gli educatori che sperimentano la pedagogia della natura camminano nel bosco con i bambini ed insieme apprezzano il mistero della nascita della popolazione tra gli alberi e i prati. Insieme sentono, vedono, percepiscono sapori, colori, emozioni, sensazioni e pensieri che tra le pareti di un’aula sarebbe impossibile sperimentare.

Da questa prospettiva nasce una concezione dell’educazione fondata sulla ricerca delle forze interiori che creano le condizioni adatte al ricongiungimento dell’uomo con la natura. Una responsabilità che diventa impegno ad educare in ambienti che vanno da situazioni di completa immersione nel bosco, con 8 ore al giorno per tutti i giorni della settimana lavorativa, a situazioni di visita parziale a riserve e parchi, costiere, prati e fattorie.

In un recente viaggio in Cina abbiamo stretto amicizia con il proprietario di un asilo urbano di Zhengzhou che sta progettando un villaggio in montagna nel quale intende realizzare un nuovo asilo nel bosco. Egli prevede residenze per gli anziani e ambienti di gioco ed istruzione per i bambini. Il suo sogno è quello di far vivere insieme le generazioni di inizio e fine della vita affinché ognuno sia felice con sé stesso, con gli altri e sia in grado di rispettare l’armonia del creato vivendo appunto in situazioni di benessere bio-psico-fisico. Quel proprietario è un giovane papà con tre figli. Egli crede sinceramente che l’ideale buddista, al quale si richiama mentre parla sentitamente del suo progetto, trovi piena realizzazione nella comunità educativa di piccoli ed adulti in una osmosi reale di circolazione della cultura nella natura, e viceversa.

Sappiamo che non basta essere un insegnante per accorgersi dell’infanzia. Comportarsi secondo i profili standard dell’Europa non dovrebbe escludere l’apertura a forme innovative di educazione che, in alcuni luoghi, non hanno di fatto nulla di particolarmente straordinario. Pensiamo alle scuole di montagna, alle scuole a ridosso del mare, a scuole nei pressi delle fattorie, alle scuole di campagna. In quei casi l’outdoor education non è una rivoluzione pedagogica perché la natura è a portata di mano. Viceversa, per il bambino metropolitano anche la ricreazione nel giardino della scuola, sta diventando un lusso. Ci sono scuole senza giardino, magari hanno un cortile dove non si va quasi mai. In alcuni casi, il prato è rigorosamente artificiale e viene introdotto nel rispetto delle norme sulla sicurezza. Il messaggio è antipedagogico: non muoversi, non correre, non sporcarsi, non fare le capriole, non cogliere le margherite, non bagnarsi, non cercare le formichine, non seguire le lumachine. Tante proibizioni che impediscono il gioco, il movimento, la fantasia che sono indubbiamente i gioielli dell’infanzia. Si preferisce curare che educare. I fautori dell’outdoor education sottolineano come i bambini che studiano le materie in condizioni di scuola ed insegnamento all’aperto apprendono meglio, con entusiasmo ed interesse, memorizzano facilmente, creano percorsi di autoformazione, e i casi di bullismo non emergono. Educazione curricolare ed educazione a vivere insieme vanno insieme. La nostra negletta disciplina chiamata Cittadinanza e Costituzione, sommariamente ricondotta alla antica educazione civica, trova nell’outdoor education una ulteriore ragione di essere e di esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

Il Convegno internazionale dal titolo “Pedagogia della natura. Dalla scuola nel bosco di Anzio all’outdoor education in rete”, svolto presso l’Università degli Studi Roma Tre, il 4 aprile 2017 ha raccolto i primi risultati dell’educazione fuori dell’aula da Anzio, presso Roma, a Barcellona, a Bristol. Il resoconto dei lavori, annunziato dagli abstracts, ora on line qui, è senz’altro promettente sia per la partnership tra istituzioni italiane ed europee, scolastiche, universitarie e politiche, pubbliche e private, sia per la feconda cooperazione tra fondazioni, associazioni, federazioni, società culturali e sportive.

I pionieri di queste innovazioni sono stati coloro i quali hanno scritto, sin dalla fine dell’Ottocento pedagogico, le ragioni di mutamenti educativi divenuti pietre miliari per la definizione di una filosofia dell’educare capace di concettualizzare il pensiero del bambino.

Il grado di sviluppo che oggi ci fa vivere bene, almeno dal punto di vista dell’accesso all’istruzione, e limitatamente ai Paesi e alle condizioni dove questo si renda possibile, va compreso come risultato di un progressivo avanzamento delle capacità di interazione tra l’essere umano e l’ambiente, nonché come il logico snodarsi di quelle premesse che partivano dalla constatazione del malessere dell’educazione e delle insufficienze pedagogiche che circondavano gli educatori più attenti.

Constatiamo l’origine lontana del bisogno di cambiamento della scuola nella quale la pedagogia vissuta è riconsegnata alle generazioni più giovani, quale invito a reinventare la scuola dell’oggi, coniugando istanza antica con impulso contemporaneo.

L’intreccio sapiente tra intenzionalità dell’adulto educatore ed espressione umana del bambino prende corpo e forma quella filosofia della formazione fondata sulla pedagogia vivente, la pedagogia che vive dell’azione e che nell’azione trova il senso della sua sistematizzazione conoscitiva. Le scuole nel bosco sono orientate alla ricerca di metodi per educare ed istruire il bambino, secondo una visione naturalistica e umanistica. Naturalistica, in quanto evitano di nuocere al bambino, perseguono quel sano sviluppo spontaneo che richiede l’evoluzione in armonia con l’ambiente. Umanistica, nella aspirazione a rendere il bambino persona preparata che disponga di quanto necessario per la espansione del suo spirito e per la conquista della propria essenza, in termini di cultura, di storia, di scienza.

 

Sandra Chistolini

 

 

Approfondimenti: S. Chistolini, Pedagogia della natura. Pensiero e azione nell'educazione della scuola contemporanea: Asilo nel Bosco, Jardim-Escola Joao de Deus, Outdoor education, Franco Angeli, Milano, 2016.


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