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Sandra Chistolini. Per non ripartire da zero dopo il terremoto 
Scuole, bambini e insegnanti una promessa e una speranza
30 ottobre 2016, ore 07:41
30 ottobre 2016, ore 07:41 
30 Ottobre 2016
 

Questa mattina alle 7:40 a Roma abbiamo visto dondolare i lampadari, abbiamo sentito il tintinnio inconfondibile di quelli a goccia, mentre le sedie sulle quali eravamo seduti hanno cominciato a scuoterci come fossimo bambolotti di pezza. Nelle aree nevralgiche del sisma, i cani hanno abbaiato all’unisono poco prima della grande scossa mattutina, mentre nelle zone più interne ho sentito amici raccontare di animali agitati e improvvisamente taciturni. L’effetto sulle persone è stato il sentimento di paura e talvolta la stessa perdita della parola. In Emilia Romagna c’era stata la sensazione di essere risucchiati dalla terra, mentre ora, nel triangolo tremante, Lazio-Marche-Umbria, proviamo il senso dello sballottamento da una parte all’altra.

Gli esperti sentenziano che questa volta la scala Richter segna magnitudo 6.5, anche se alle 7:41 si leggeva in TV magnitudo 7.1. I crolli continuano. Alcuni Sindaci, davanti ai Paesi scomparsi, annunciano che si riparte da zero. Eppure domani, e nei prossimi giorni, a scuola, le maestre dovranno creare una nuova lezione sul terremoto. La cultura ha sedimentato e continua nonostante tutto.

Gli studi internazionali in tema di educazione e disastri naturali sono innumerevoli e gli spunti non mancano. Yamazumi Katsuhiro della Kansai University ha scritto un articolo dal titolo significativo “Inexpressible Memories and Learning for Reconstruction: Between the Major Eearthquake Disasters in Postwar in Japan”, in Educational Studies in Japan: International Yearbook, 7/2013. Sono presentati progetti interessanti che noi potremmo ben riprendere ed estendere alle nostre realtà. Ne citiamo tre, conosciuti come activity theory, rappresentativi di una ottima combinazione di volontà ed ingegno, appunto per ricominciare attivamente con quell’entusiasmo che non ci deve mai abbandonare e di cui i bambini sanno essere ottimi depositari, protagonisti consapevoli della memoria.

Il primo progetto si chiama Walking the suffered areas, riguarda il lavoro di docenti e bambini sulla sicurezza delle persone e dei luoghi subito dopo il terremoto e lo tsunami, si occupa anche della ricerca di ripari e di spazi nei quali riaprire le scuole per la ripresa delle attività quotidiane di insegnamento. L’impegno consiste nell’elaborazione comune delle esperienze del terremoto che talvolta hanno compromesso anche la salute mentale e nella creazione di innovazioni educative per la ricostruzione. Si sopravvive al disastro e si porta con sé la memoria di quella tremenda esperienza che non permetterà mai di vivere come prima. Questo non significa che la vita sarà peggiore, anzi si comprende che c’è stato un valore nuovo nella propria esistenza costituito dalla forza e dalla determinazione, è come se si fosse appresa una padronanza del rischio, precedentemente sconosciuta.

Il secondo progetto, denominato Telling earthquake stories, è stato condotto in una scuola elementare, divenuta riparo per coloro che avevano perduto tutto. Dal 2004 la Seido Elementary School, nella Hyogo Prefecture, ogni anno ricorda il terremoto attraverso una cerimonia commemorativa nella quale c’è l’opportunità di ripensare a come la vita può essere pesante e dolorosa. Durante il decimo anniversario, i bambini stessi hanno dialogato con il terremoto, non come esperienza personale ma come conoscenza di che cosa è stato fatto nella comunità ed hanno scritto temi focalizzando quello che hanno imparato dalla ricostruzione dopo il disastro. I bambini senza esperienza diretta invitano a parlare testimoni privilegiati che erano nella scuola quando il terremoto è avvenuto, conducono interviste presso le famiglie che hanno perduto i bambini durante il disastro, interrogano i vigili del fuoco e i funzionari che erano stati presenti all’evento. In tal modo, insegnanti e bambini creano un contesto integrato di apprendimento, escono dall’idea di una pedagogia incapsulata nella classe e si aprono allo scambio attivo con la comunità e le organizzazioni esterne, comprendono e definiscono problemi della vita reale.

Il terzo progetto, intitolato Education for Sustainable Development (ESD), si basa sull’apprendimento delle risposte migliori da offrire in manuali e in testi scolastici studiando le azioni collettive più opportune in caso di disastro naturale. Si individuano strumenti (simboli, materiali, parole, concetti, modelli, idee, concezioni, tecnologie) e si coinvolgono persone della comunità, delle organizzazioni e delle istituzioni proponendo scambi tra l’interno e l’esterno della classe. Il modello scuola tradizionale si espande fino a comprendere, nel curricolo e nell’apprendimento, l’indagine sui problemi sociali reali così da saper prefigurare la vita futura, lavorando sui nodi dell’innovazione e dell’immaginazione creativa. Il nuovo paradigma intende trasformare la scuola da luogo chiuso monodimensionale con “spazio funzionale” a luogo aperto multidimensionale con “spazio significativo”.

Dopo il 24 agosto 2016 alcune studentesse dell’Università Roma Tre del Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria si sono immediatamente organizzate per progettare ed andare nei luoghi del terremoto, offrendo competenza, supporto, vicinanza, collaborazione ad insegnanti ed alunni. Stabiliti i collegamenti con autorità e rappresentanze locali, varato il Progetto Scuola Amatrice, Hope: in rotta verso il futuro, il gruppo sta conducendo una azione pedagogica di grande rilevanza i cui risultati concreti saranno una forte testimonianza di interazione umana proprio per mettere mano al primo mattone della ricostruzione. Dal punto di vista scientifico, un evidente filo rosso raccorda il cosiddetto Multiple Interaction Team Education, sperimentato da anni nei corsi di pedagogia generale di Roma Tre, ed inteso a creare conoscenza tramite l’interazione significativa, con la activity theory divulgata negli studi giapponesi.

 

Approfondimenti: Le fotografie allegate sono dei quadri realizzati da ragazzi e ragazze di Amatrice, Accumoli, Acquasanta, Arquata del Tronto e delle zone limitrofe insieme all’artista Angelo Bellobono. Mostra Io sono futuro, Rome Art Week, 24-29.10.2016, Galleria Emmeotto, Palazzo Taverna, Roma.

 

Sandra Chistolini

 

 

Precedenti

Sandra Chistolini, “Pedagogia e disastri naturali. Un progetto su scuola e educazione nell’Emilia del terremoto”, in Tellusfolio, 18/08/2012


Foto allegate

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