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Franca Zuccoli, Dalle tasche dei bambini...
07 Gennaio 2012
   

Il mito letale e lussuoso del museo, del grembo di pietra in cui tutto entra e tutto sta, Giorgio Manganelli

 

 

Dalle tasche dei bambini... esce di tutto perché nelle tasche dei bambini entra di tutto. Le tasche dei bambini sono luoghi di meraviglia, le prime collezioni, primordiali esperimenti museali con un'originalità e un'inventiva probabilmente mai ripetuta, che si tratti di biglie, foglie, carte varie, conchiglie, tappi o quant'altro. I sassi colorati mi attirano perché mi fanno sentire felice, Luca B., 11 anni.

Dalle tasche dei bambini... Gli oggetti, le storie e la didattica (pp. 311, euro 32, edizioni junior) è un magnifico libro di Franca Zuccoli, docente a contratto nella Facoltà di Scienze della Formazione all'Università degli Studi Milano-Bicocca. Insegnante, ricercatrice e scrittrice, Franca Zuccoli ha composto questo volume che può essere letto in molteplici modi: come un manuale pedagogico di estrema raffinatezza, come un excursus storico e sentimentale sul collezionismo museale, sua genesi, implicazioni e funzioni e sul miglior approccio alla materia, come un romanzo di formazione culturale. S'intersecano le idee dell'autrice in un viaggio affascinante: storia del pensiero pedagogico, filosofia, antropologia, metodologia e didattica, esplorazione della fantasia infantile, i meccanismi del gioco e dell'apprendimento, l'indagine delle istituzioni preposte alla conservazione culturale e perpetuazione e diffusione del sapere, tutto ciò s'intreccia mirabilmente. Un'autentica miniera di notizie, spunti, approfondimenti, riflessioni.

L'impianto è robusto e, nel contempo, di agile lettura e consultazione, dotte le pagine senza mai perdere la necessaria scorrevolezza. Il volume di Franca Zuccoli può rivelarsi uno strumento essenziale per la schiera degli studiosi, così come per chi, semplicemente, non è disposto a rinunciare all'arcobaleno delle bellezze che l'arte e la cultura ci riservano.

«La parte iniziale di questa mia ricerca partendo dalla raccolta spontanea del bambino per poi arrivare al più ampio tema della collezione, sia di bambini che di adulti, ha trovato, nel proseguire della trattazione, un concreto punto di attenzione e di realizzazione in quel luogo che da sempre è risultato la “casa” delle collezioni, ossia il museo […]. È in questo angolo di mondo, così rappresentativo del pensiero umano, che l'oggetto, estrapolato dal contesto della vita quotidiana e inteso come parte fondante della collezione, ha riassunto in sé il suo valore di catalizzatore di esperienze, di vissuti e di memorie», si può leggere nella parte introduttiva.

Si viene a conoscenza così del pensiero (geniale) di Rosa Agazzi, del suo museo delle cianfrusaglie e delle infinite e suggestive potenzialità educative che ne scaturiscono: «Il mio Museo non costa nulla; si potrebbe perfino chiamare museo dei poveri, se non avesse il pregio di giovare quanto e più di quelli ricchi; scatolette, bottoni, semi, noccioli, tubetti, fili, chiodi, fettuccine, figurine, boccette, tappi, campionari di tessuti, di carte, di trecce, ninnoli vari, palline, vasetti, sacchetti, cartoline; e materie varie: cera, ferro, stagno, marmo, legno, pelle, vetro...». Sembra banale? Non lo è di certo. Qui parliamo di elaborazione del pensiero, di stimoli che si faranno creatività, di acquisizione e accumulo di consapevolezza, ciò che poi consentirà di rispettare e amare quel che di più bello la mente umana ha e avrà osato concepire. Bello e utile, perché sfidiamo chiunque a dire che i due elementi non coincidano. Chi potrebbe mai negare l'utilità dell'arte? E dal museo delle cianfrusaglie al Louvre, alla fruizione di ciò che l'ingegno umano ha saputo produrre, il passo è più breve di quel che si creda.

L'autrice non manca certo di riportare, nello scorrere dei capitoli, il panorama delle sue esperienze dirette, teoria applicata sul campo, esperienza laboratoriale, il frutto di lunghi studi e acute osservazioni. Dopo le fondamentali premesse, sviscerate con dovizia di particolari, si entra nel cuore della questione: capitolo 3. L'oggetto, la collezione, il museo. Però ricordiamoci sempre che... Ogni pietra che trova, ogni fiore raccolto e ogni farfalla catturata sono per lui già il principio di una collezione, e una sola grande collezione è, ai suoi occhi, tutto ciò che comunque possiede. In lui questa passione mostra il suo vero volto, il severo sguardo indio di cui negli antiquari, ricercatori, bibliofili non resta che un bagliore offuscato e maniaco (Walter Benjamin). Si deve partire sempre dal bambino. Il bambino che è in noi. Da coltivare e allevare, sempre: magico fiore, creatura pronta a stupirsi.

Dal mouseion si transita alla wunderkammer per approdare al museo di concezione moderna, interattività e multimedialità comprese, non nemiche dell'umanesimo che presiede e sovrintende. La cultura è la memoria dei popoli, la coscienza collettiva e la continuità storica, il modo di pensare e di vivere, ha scritto il grande scrittore nativo di Brno Milan Kundera.

È piacevole navigare, condotti dalla Professoressa Zuccoli, lungo e attraverso i secoli, fra tesori, testimonianze e musei. L'attenzione sempre vigile nei confronti dei giovani e dei giovanissimi, i figli che saranno padri, nell'eterno giro di generazioni e Storia.

 

Alberto Figliolia


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