Avrei voluto dedicare a Spartiacque(1) la riflessione – e l’indugio, e il tranquillo pensare – che come sempre, Abramo Levi merita e richiede. Ma lungo i fiumi o piuttosto gli avari e impetuosi torrenti delle nostre montagne, camminare in silenzio è meno difficile che dissertare… Altra volta ci eravamo incontrati: anche allora, credo, lui saliva, e io – a quanto pare – scendevo, anzi precipitavo. Mi perdonerà, Abramo, se cito un passo della sua Postfazione a La preghiera di Ariele:(2)
«Qui il movimento iniziale non è di ascesa, di elevazione, bensì di discesa, e di discesa precipitosa come di acqua in una condotta forzata, che non si scontra frontalmente con l’ostacolo, ma lo sfiora e lo smuove passando oltre».
Passando oltre. Simile in questo, forse, a quell’intuizione dell’essere, che infine non riesce a dirsi e tanto meno a chiarirsi… Volevo scrivere su Spartiacque, e invece non m’è riuscito che di “rispondere” a certe immagini di Abramo; forse nella speranza, chissà, di incontrarlo ancora, per quelle valli, e nel tentativo di risalire, questa volta il corso di quel torrente; di risalire a un “prima”… E la parola che goffamente tentava questa risalita alal sua fonte non ha saputo scorrere, farsi discorso e racconto, né farsi filosofia. Abramo mi perdonerà – non mi resta che dedicargliela. (R.D.M.)
SPARTIACQUE
Sol oriens tibi laetitiam
legge la prima luce
sopra le tre grandi finestre ad arco.
Tiibi laetitiam. Ricordi?
“Sette paia di scarpe ho consumato
Di monte in valle, per te ritrovare.
Sette fiasche di lacrime ho versato…”
Era la stanza dei bambini il varco.
Da quella parte, amore
quante volte quel viaggio è cominciato.
C’era in fondo allo scrigno
di latta, in quella stanza
il nome di un paese – Cielodoro
forse, o Albarosa, un paese di mare.
Lo cercavo per te, nato d’aprile
il chiaro nome di quell’altra riva
dove eravamo, lieti – ora che cede
al tempo, che si strugge il tuo mistero.
Aprile ha sette anni, ma quel nome
non lo ricordo. Il mare
Friedrich, mia viva pace, oro del giorno
non lo rivede questo puro, inquieto
nascere che si perde
acqua sorgiva.
Alta nell’ombra viva
a Settentrione, sullo spartiacque
del cuore, dove brucia
l’ansia di un’altra lingua
int a l’ultima glutch
nasce divisa.
Sol oriens – come è immobile l’augurio
sulla facciata oscura.
da quella parte il popolo fiorito
sussurra in cupe fiamme ai suoi cancelli
Resurrecturi.
Dall’altra parte dolcemente curva
la valle del Nord. Si sale
nella luce di un nome fulvo e ripido
Valfurva.
Bianco signore che liberi il tempo
era mattino, e scaglie
di sole risalivano il torrente
al nostro fianco, pullulante pesca
che suscitavi con mano leggera
luce sull’orlo del pianto.
La stessa che riluce obliqua e ferma
nell’alto del mattino sull’ardesia
e fa dei tetti coperti di luce.
Caro paese dei muri di specchi
che oscuramente duri
familiare e segreto
e ogni svolta più alto
e più ferito
quante volte si torna
per confini di frane
al vago del tuo mito.
Sol oriens - ma l’annuncio fu una piuma
alta nel largo, e il cuore
- il Königsplatz, signore acuminato -
quasi svaniva, lieve
in un soffio di luna
e salire era lieve.
E superbia e dolcezza
orgoglio ed abbandono
erano uno, e lo stesso candore
picco e nevaio, insieme.
Et exultavit in utero meo
girando su se stesso
un carillon di fuoco
e l’augurio si fece canto pieno
- danza creatura mia
la vita è intatta.
Uscisti un giorno a caccia, e a sera
cent’anni eran passati.
Così avviene. S’impenna
la mente, e vola, chissà dove,
principe Biancospino.
Ma non la sapevamo
la fiaba dello scrigno
di latta. Non sapevamo niente.
Ora quando ritorno
l’altra parte mi chiama, ad Occidente
dietro l’Albergo Vecchio
dove è l’imbocco delle prime estati.
Salgono a balzi e prati
fino alle bocche dell’acqua confusa
di polle solforose e di ghiacciaio.
Ora sempre nascente, acqua sorella
confusa vita, promessa ventura
parola che resisti, impura – dove
per condotta forzata
grazia stravolta in furia
chiami profonda ancora
Tibi laetitiam.
A questa nata
e sviata a servire
dove - sorella, vita, acqua, parola
sorgi, tenue, segreta.
Da Biancospino vedi la centrale
selva d’alta tensione.
Dov’era il fiume
un rivolo lucente, acqua di neve
che non ti toglie la sete.
Dove rinasce non lo vedi ancora:
guardavo in alto e mi tornò alla mente
l’onesto Nicodemo.
E vidi fra due abeti
l’invisibile, altissimo
filo di ragno luccicare al sole.
Di lì sale la strada militare
ai laghi di Cancano.
Come nell’alto il largo
scintilla la sua vita
arginata alla fonte.
Dal basso appare prima della diga
un riso che dilaga
e non discende
- una quiete di smalto.
Non ho corso né storia
oltre l’invaso
ma l’alto si fa largo
liquido prato
in lei si sciacqua
contenta fra gli spalti.
No, non pare soffrire.
Pare una vasta domenica d’acqua.
Così respira l’ampio
la betulla che trema in sé contenta
quieta e lieve, del nulla.
(1) Abramo Levi, Spartiacque, L'Officina del Libro, Sondrio 1994.
(2) Roberta De Monticelli, La preghiera di Ariele, Garzanti, Milano 1992. Prefazione di Abramo Levi.
Da Tellus, n. 15, anno VI, 1995.
Scheda biografica e Curriculum Vitae
Roberta De Monticelli ha studiato alla Scuola Normale e all’Università di Pisa, dove si è laureata nel 1976 con una tesi su E. Husserl: dalla Filosofia dell’aritmetica alle Ricerche logiche; ha continuato i suoi studi presso le Università di Bonn, Zurigo e Oxford, dove è stata allieva di Michael Dummett, logico e filosofo del linguaggio. Sotto la sua direzione ha scritto la tesi di dottorato su Frege e Wittgenstein. A Oxford è stata iniziata allo studio della tradizione platonica da Raymond Klibansky, membro e custode del Circolo Warburg, grande storico delle idee ed editore di numerosi testi medievali e moderni.
Ha cominciato la sua carriera universitaria come Ricercatrice della Scuola Normale di Pisa, poi trasferita presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Statale di Milano, nell’ambito della cattedra di Filosofia del linguaggio (Prof. Andrea Bonomi). A Milano ha frequentato per anni i corsi della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, approfondendo la sua formazione nel quadro delle sue ricerche sul platonismo, e poi sulla filosofia di Agostino, di cui ha curato per Garzanti un’edizione delle Confessioni con testo a fronte, commento e introduzione (La Spiga 1992).
È stata dal 1989 al 2004 professore ordinario di Filosofia moderna e contemporanea all'Università di Ginevra, sulla cattedra che fu di Jeanne Hersch (1910-2000, con Hannah Arendt e Raymond Klibansky la migliore allieva di Karl Jaspers). Per valorizzare l’opera di questa pensatrice, fra le più significative del Novecento, R. De Monticelli ha diretto fra l’altro una ricerca d’équipe sull’opera e la figura di Jeanne Hersch, finanziata dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca scientifica, ricerca che ha già portato alla preparazione per la stampa di numerosi inediti, e a svariate traduzioni in italiano e altre lingue di opere della pensatrice ginevrina. A Ginevra ha fondato la scuola dottorale interfacoltà "La personne: philosophie, épistémologie, éthique", che ha diretto fino al 2004 (corresponsabili: Prof. Bernardino Fantini, Faculté de Medicine, Prof. Bernard Rordorf, Faculté Autonome de Théologie Protestante, Prof. Alexandre Mauron, Centre Lémanique d’éthique), scuola dottorale frequentata da studenti di ogni paese europeo, nel quadro della quale ha invitato i migliori specialisti internazionali delle discipline interessate (etica ed etica applicata, ontologia, fenomenologia, filosofia della mente, filosofia della psicologia, scienze cognitive, storia della medicina, filosofia della biologia).
Posizione attuale
Dall’ottobre 2003 è stata chiamata per chiara fama all’Università Vita-Salute San Raffaele, sulla cattedra di Filosofia della persona. Un insegnamento di concezione nuova anche nel nome (è la prima cattedra in italia con questa denominazione). La persona, la sua realtà e i modi della sua conoscenza sono al centro della sua ricerca, che, pur riconoscendosi erede della grande tradizione, da Platone ad Agostino a Husserl, tenta una fondazione nuova, sul piano ontologico e sulla base del metodo fenomenologico (ora disponibile in versione riveduta nella rubrica dei Testi della biblioteca husserliana) di una teoria della persona. Sua ambizione è di costruire un linguaggio limpido e rigoroso per affrontare le questioni che si pongono a ogni esistenza personale matura (identità personale, sfere della vita personale (cognitiva, affettiva, volitiva), libero arbitrio, natura della conoscenza morale, fondamenti dell’etica, natura della vita spirituale). Un linguaggio, d’altra parte, capace di contribuire, anche con analisi concettuali e fenomenologiche e un proprio insieme di tecniche d’argomentazione, al dibattito contemporaneo promosso dagli sviluppi della filosofia della mente e delle scienze naturali dell’uomo, biologia, neuroscienze, scienze cognitive.
Libri e libri curati
Dottrine dell'intelligenza - Saggio su Frege e Wittgenstein, De Donato, Bari 1982, pp.212, with an introduction by Michael Dummett (pp. XI-XXX).
Il problema dell'individuazione - Leibniz, Kant e la logica modale, Edizioni Unicopli, Milano 1984, pp. 174 (in collaboration with M. Di Francesco).
Il richiamo della persuasione. Lettere a Carlo Michelstaedter, Marietti, Genova, 1988.
Le preghiere di Ariele, Garzanti, Milano, 1992.
L'ascesi filosofica, Feltrinelli, Milano 1995.
L'ascèse philosophique - Phénoménologie et Platonisme, Vrin, Paris 1997.
La conoscenza personale. Introduzione alla fenomenologia, Guerini e associati, Milano 1998.
La persona: apparenza e realtà. Testi fenomenologici 1911-1933, Raffaello Cortina, Milano 2000.
L’avenir de la phénoménologie – Méditations sur la connaissance personnelle Aubier-Flammarion, Paris, 2000.
Dal vivo, Rizzoli, Milano 2001.
El conoscimiento personal, Catedra, Madrid 2002.
Le Médecin Philosophe aux prises avec la maladie mentale, (avec R. Célis), Actes du Colloque International Phénoménologie et psychopathologie, Puidoux, 16-18 février 1998 , Etudes de Lettres, Lausanne 2002.
Leibniz on Essental Individuality, Proceedings of International Symposium on Leibniz (G. Tomasi, editor, M. Mugnai, A. Savile, H. Posen), Studia Leibnitiana, 2004.
La persona e la questione dell'individualità, "Sistemi intelligenti", Anno XVIII; .33, dic. 2005, pp. 419-445.
L’ordine del cuore – Etica e teoria del sentire, Garzanti, Milano 2003.
Jeanne Hersch, la Dame aux paradoxes – Textes rassemblés par Roberta de Monticelli, L’Age d’Homme, Lausanne 2003.
L’allegria della mente, Bruno Mondadori Editore, Milano 2004.
Nulla appare invano – Pause di filosofia, Baldini Castaldi, Milano 2006.
Esercizi di pensiero per apprendisti filosofi, Bollati Boringhieri, Milano 2006.
Traduzioni (con Introduzioni e note)
Agostino, Le confessioni, versione bilingue, Introduzione, Note, Bibliografia e Indice analitico, Garzanti, La Spiga 1990.
L. Wittgenstein, Osservazioni sulla filosofia della psicologia, Introduzione e Note, Adelphi 1990.
On Line
Dialogo sulla felicità (pdf)
Trad. ital. di Agostino, Le confessioni (Garzanti La spiga, Milano 1990)
Amore, salute lucente; On Essential Individualiy
L’etica del sentire – Abbozzo di una teoria (Forum Swif)
Una riflessione sul libero arbitrio (Forum Swif)
La fenomenologiacome metodo di ricerca filosofica e la sua attualità (Readings Swif)
Contro Heidegger (documento Word)