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Canova, Hayez, Cicognara 
L’ultima gloria di Venezia
15 Dicembre 2017
 

tutto ciò che concerne Venezia è o fu degno d’osservazione;

il vederlo fa l’effetto di un sogno,

i suoi annali sono un romanzo

Lord Byron

 

 


Fino al 2 aprile 2018 le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano la mostra “Canova, Hayez, Cicognara. L’ultima gloria veneziana” (catalogo Marsilio) a cura di Fernardo Mazzocca, Paola Marini e Roberto De Feo: nell’anno delle celebrazioni del bicentenario dell’apertura di un museo di qualità internazionale, che divenne il primo risarcimento rispetto alle perdite di tanti capolavori in grande parte sottratti alle chiese e alle Scuole soppresse, l’esposizione costituisce l’occasione per onorare un momento speciale della storia artistica della Serenissima, rievocando quella stagione di rilancio culturale che si afferma nel 1815 con il ritorno da Parigi dei quattro cavalli di San Marco, opera simbolo della città.

Il regista indiscusso di questa favorevole congiuntura fu il conte Leopoldo Cicognara (Ferrara, 26 novembre 1767 – Venezia, 5 marzo 1834), intellettuale e presidente dell’Accademia di Belle Arti, che insieme all’amico Antonio Canova, nume tutelare di questo progetto, e a Francesco Hayez, lavorò per dare vita ad un museo di rilievo internazionale, capace di valorizzare lo straordinario patrimonio artistico della Serenissima, promuovendo allo stesso tempo l’arte contemporanea.

Gli anni presi in considerazione da questa mostra sono stati un periodo di grandi speranze, un momento contraddittorio e singolare nella millenaria storia di Venezia.

L’inizio e la fine sono rappresentati da due eventi epocali, destinati a rimanere a lungo impressi nella memoria collettiva: il ritorno sul pronao della basilica di San Marco, il 13 dicembre 1815, dei quattro cavalli bronzei, che nel 1797 erano stati trasferiti a Parigi e issati sull’Arco di Trionfo del Carrousel, e la morte nel 1822, proprio a Venezia, di Antonio Canova, in singolare coincidenza con la decisione da parte di Francesco Hayez di abbandonare la sua patria per trasferirsi definitivamente a Milano.

Ed è importante introdurre in primis la figura chiave del conte ferrarese Leopoldo Cicognara, con il suo spirito intraprendente e europeo, che degli eventi rievocati in questa mostra è stato il grande interprete con l’amico Canova, figure considerate allora le sole glorie europee dell’Italia contemporanea. La reputazione e la dimensione internazionale di Cicognara, alimentata dai suoi numerosi viaggi di aggiornamento, furono soprattutto legate alla Storia della scultura ancora insuperata come visione d’insieme della storia di quell’arte nel nostro paese dalla tarda antichità sino a Canova, cui veniva dedicato l’ultimo volume della monumentale opera. Quello che più colpisce in Cicognara, e ne determina in qualche modo l’indiscutibile grandezza, è la capacità che ha sempre dimostrato di unire all’incessante attività di storico ed erudito uno straordinario impegno militante, per cui ha saputo reggere, in un momento davvero difficile, la gestione dell’immenso patrimonio artistico veneziano e nello stesso tempo seguire da vicino lo sviluppo dell’arte contemporanea. La sua attività di tutela e la formazione di un grande museo, individuato anche come strumento per incoraggiare leve di giovani artisti da inserire sia nelle commissioni pubbliche sia nel mercato, cercando così di creare una nuova figura professionale, erano iniziate da quando nel 1808 aveva preso in mano le redini dell’Accademia di Venezia.

La mostra con oltre 130 opere di rilievo, allestita negli spazi al pianterreno del museo mette in luce le figure dei protagonisti della vicenda che si propone di narrare – Leopoldo Cicognara, Antonio Canova, Francesco Hayez – e introduce alcuni dei temi più significativi che l’hanno caratterizzata: dal ritorno a Venezia delle opere d’arte asportate dai francesi, all’acquisizione della collezione di disegni del segretario dell’Accademia di Belle Arti di Milano Giuseppe Bossi; dalla ricostruzione dell’Omaggio delle Province Venete all’Austria, alla produzione degli artisti contemporanei, agli anni veneziani di George Byron, cruciali per lo sviluppo del Romanticismo.

Nel percorso, organizzato in dieci sezioni, spicca la riunione e il ritorno a Venezia dopo duecento anni, della serie di manufatti inviati nel 1818 alla corte di Vienna per il quarto matrimonio dell’imperatore Francesco I e noti come l’“Omaggio delle Province Venete”. Sono esposti la Musa Polimnia di Canova, dipinti, gruppi scultorei, due are e altrettanti grandi vasi di marmo, un tavolo realizzato in bronzo e legno con il piano ricoperto da pregiati vetri di Murano e preziose rilegature, opera dei migliori artigiani veneti del tempo, rappresentanti della più alta e unitaria produzione artistica del Neoclassicismo.

Ma l’esempio più significativo di un riuscito connubio tra le arti “liberali” e quelle “meccaniche” fu l’inserimento, da parte di Cicognara dell’Assunta di Tiziano nella sala dell’Accademia. Possiamo solo immaginare la magia di quell’allestimento, quando i venti colorati provenienti da quello che Canova e Cicognara consideravano il più bel quadro del mondo si riverberavano sul candore di quella statua eretta «sul bilico ove gira al soffio dell’aria che spira nell’aprire una finestra, e all’appressarsi del dito mignolo d’una donzella». Così si esprimeva Cicognora in una straordinaria emozionante lettera a Canova l’8 agosto 1817, aggiungendo:

«Essa signoreggia così quella gran sala ove è posta nel centro che produce un effetto meraviglioso, e quello che più di tutto è osservabile si è l’ascendente della realtà sugli oggetti dell’illusione. Quella sala coperta dei capi d’opera dell’arte meravigliosi fra i quali il più bel Tiziano che siasi visto da occhi umani la quale sbalordiva entrando chiunque aveva occhi, ora tutto cede al rilievo, alla verità, e la povera pittura si contenta di far mestiere di fondo all’opera di scalpello».

La «povera pittura» sarà destinata a far ancora «di fondo» in un’altra occasione, quando il 16 ottobre 1822 davanti all’Assunta saranno collocate le spoglie mortali di Canova per la solenne memoriCa celebrata da Cicognara, come è ricordato nel celebre dipinto di Borsato esposto all’Accademia nel 1822.

 

Maria Paola Forlani


Foto allegate

Hayez,
Giuseppe Borsato,
Borsato
Canova
Ludovico Lipparini,
Cammeo
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