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Musica in forma, una nota di Giulio Marzaioli. Vie d’uscita 20
Musica in forma
Musica in forma 
16 Aprile 2009
 

Musica in forma

 

A Roma, presso il Museo dell’Ara Pacis, dal 31 marzo al 5 aprile è stato possibile vedere (rectius visitare) una installazione sonora d’arte adattativa (dal titolo Musica in forma) messa in opera dal compositore Michelangelo Lupone e dell’artista visiva Licia Galizia (con la collaborazione di uno staff formato da tre musicisti, un architetto, un fisico, due ingegneri per la sezione di controllo algoritmico, un ingegnere per il controllo dei dispositivi di rilevazione, un ingegnere per la sezione audio). Michelangelo Lupone è tra i fondatori del CRM, Centro per la ricerca musicale, all'avanguardia in Europa e che opera a Roma dal 1988; la ricerca di Licia Galizia è connotata dalla continua e sempre rinnovata riflessione attorno a problematiche estetico-concettuali. Il dialogo intrapreso tra i due negli ultimi anni è declinato sulle categorie di tempo e spazio e sintetizzato in quello che lo stesso Lupone, in suo scritto, definisce “rapporto uomo-opera”.

Il visitatore-attore della messa in opera viene accolto in una stanza che ospita un sistema di moduli, pannelli, geometrie scultoree (fisse) in cui diverse linee di metallo (mobili) possono ri-disegnare continuamente, ad opera dello stesso visitatore, lo spazio e il suono prodotto (tutte le parti mobili in metallo dell’opera possono essere diversamente posizionate dal visitatore). Leggiamo dal materiale divulgativo che gli elementi che costituiscono l’opera prendono il nome di Planofoni® (tecnologie innovative messe a punto proprio al CRM di Roma) e sono sistemi vibranti costituiti da pannelli di diverso materiale come legno, rame, ferro, che diffondono il suono con specifiche dipendenti dalla struttura della materia, dalle geometrie del disegno, dagli orientamenti e le curvature delle superfici, dai volumi plastici. I diversi “moduli” sono in grado di integrarsi tra loro attraverso l’interazione con il pubblico e di adattarsi alle condizioni ambientali. La partecipazione attiva del pubblico è una condizione necessaria alla vita dell’installazione e la sua azione determina sia i cambiamenti delle forme scultoree, sia le trasformazioni musicali. Quando l’opera non è agita o mantiene una forma statica per alcune ore, un proprio processo di trasformazione la fa evolvere musicalmente in funzione di ciò che rileva dall’ambiente circostante.

Visitando l’installazione molteplici sono le suggestioni e i temi ad essere investiti dall’immersione in (e interazione con) l’opera. Presupposto comune è il rapporto tra forma e caso, tra determinazione e aleatorietà. Le possibili combinazioni, infatti, rientrano comunque all’interno di forme fisse, vere e proprie sculture pre-definite, così come il rapporto di modulazione di suoni tra i vari elementi non è lasciato al caso. Casuale è invece il movimento che le dinamiche di spostamento attraverso detti elementi produce in ragione della presenza umana (ma non solo, come sopra indicato, visto che in una situazione di stasi anche soltanto la luce agisce come fattore de-formante). Sono in primo luogo le categorie di tempo e spazio che, a prima evidenza, vengono ri-definite nel segno di una mutevolezza che gioca praticamente su parametri fluidi solitamente riconoscibili nel pensiero scientifico puro o nella filosofia (si pensi al concetto di tempo nella riflessione che prende spunto e avvio dal pensiero di Henri Bergson). Così si può ipotizzare un’opera “a tempo indeterminato”, nella scrittura di una partitura semi-casuale, e di forma progressivamente mutevole. E ancora il concetto di spazio viene riconnotato nel momento in cui la spazialità dell’opera è da intendersi non soltanto nella sua fissità, ma anche nella variabilità delle forme e ancora nella modificabilità data dalla presenza umana e da ultimo dalla presenza umana che interagisce. Siamo, insomma, di fronte ad una vera rivoluzione del rapporto artista/opera/spettatore che scardina la supremazia del potere di chi esprime senza tuttavia perdere il carattere distintivo dell’espressione. Se nell’agire l’opera si vive una sensazione di lucida ipnosi, ciò che permane una volta usciti dalla stanza è la consapevolezza di una scoperta incompiuta, parziale, che potrebbe completarsi soltanto proseguendo l’interazione con l’opera tutto il tempo della sua esistenza. Di qui l’effetto ultimo della visita-azione: la percezione della propria temporalità all’interno di un numero indeterminato di sistemi temporali. Rimane il dubbio se, in ultima istanza l’opera sia inscrivibile nel campo della determinabilità=morte o nel campo della mutevolezza=vita, sempre che le due dimensioni possano sussistere distintamente.

 

Giulio Marzaioli

 

 

per una prova d’ascolto:

www.youtube.com/watch?v=tK19mMSXUPc

 

per informazioni:

Centro Ricerche Musicali – www.crm-music.it


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