Mercoledì , 06 Luglio 2022
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Critica della cultura > Lo scaffale di Tellus
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Marisa Cecchetti. “Cronache di misteri e di follie” di Matilde Jonas
02 Gennaio 2021
 

Matilde Jonas

Cronache di misteri e di follie

Puntoacapo, 2020, pp. 184, € 15,00

 

Fin dagli anni ottanta dedita alla letteratura, curatrice per sette anni della pagina culturale del quotidiano fiorentino La Città, Matilde Jonas ha una ampia storia di pubblicazioni e collaborazioni con diverse case editrici, medie e grandi.

Nei racconti di Cronache di misteri e di follie evidenzia chiaramente una formazione solida nel campo della psicologia, perché le sue creature sono analizzate e scavate nel profondo.

Sono storie dalla struttura non lineare, che chiedono una lettura attenta, che afferrano con forza, alimentano la voglia di indagare. Narrativa compatta, quella della Jonas, che a prima vista fa pensare alla saggistica, invece si rivela carica di tensione, e trascina dentro le pieghe insondabili della natura umana, nel mistero che determina e avvolge i comportamenti e le scelte: “nella vita ci sono misteri che non possono e non devono venire svelati”.

Del resto se la realtà, come già è stato ipotizzato, non è quella che si vede e forse non è altro che sogno, allora realtà e sogni possono intrecciarsi, l’immaginazione può costruire una vita parallela, mentre cadono i confini di spazio e di tempo.

Forse, per non impazzire, ci si deve limitare alla “accettazione di ciò che accade senza porsi domande” e “percepirsi avvolti dal mistero e accoglierlo in sé”.

C’è un invisibile che ci vive a fianco, e il nostro inconscio ci fa vivere a dimensioni sopra-reali. Ci sono segreti che nascondiamo dietro un volto levigato e sorridente, finché una mattina lo specchio rende la nostra immagine vera: “So chi sei… Sei l’incarnazione delle mie paure: lo spettro di quella che avrei potuto essere io, se non mi fossi ribellata al destino preconfezionato che avevo trovato ad attendermi”. Ma quello che lo specchio rende non è uno spettro, bensì la parte rinnegata di sé, quella soffocata.

Talora le nostre paure si possono trasformare in incubi notturni, nella sensazione di essere in pericolo costante: incubi che una donna si sforza di razionalizzare, di tenere sotto controllo, di attribuire alla fantasia malata, se non che, come una drammatica Cassandra, li vede improvvisamente avverarsi.

La sofferenza di una maternità negata può diventare la scelta di vivere in un mondo fuori dell’ordinario, come se fosse realtà. Si può cercare disperatamente una donna amata, dimentichi dei crimini commessi, quando ormai i fantasmi della mente sconfinano nella pazzia. Amore, morte, follia, aleggiano in queste storie.

Se è così difficile scendere nell’intrigo delle nostre stesse pulsioni, dei sentimenti, delle paure, ancora più difficile è conoscere l’altro nel rapporto di coppia: si possono verificare dinamiche complesse, si può rimanere stregati da un’immagine o dalla proiezione che ci siamo fatti di essa, fino a perdere la lucidità, fino a vivere situazioni in cui vittima e carnefice si identificano.

Anche la bellezza e la gioia sono beni da non indagare, giusto è viverli senza chiedere che cosa sarà domani, ne è simbolo una ballerina dai capelli rossi, quasi una creatura immaginaria, che appare, vive la gioia, scompare. E non vuole essere cercata. Decide lei quando tornare. Come la gioia, del resto, e come la fortuna, che sono così volatili.

A lettura finita rimane la vaga impressione di aver ascoltato, non visti, una serie di sedute psicanalitiche. E ci si chiede se mai ci ha sfiorato uno di quei pensieri, se mai abbiamo conosciuto o vissuto qualcosa di simile.

In un mondo così pieno di lacerazioni e di sofferenze, dove il sogno e la fantasia – ed anche la scrittura – sono una via di fuga, la Jonas offre comunque una possibilità concreta di salvezza attraverso le mani di una zingara che lascia nel terreno “i semi da cui deve nascere un mondo nuovo”, con la convinzione “che gli uomini, presto o tardi avrebbero cessato di dissipare la propria esistenza, avrebbero riscoperto di avere un cuore, e sarebbero tornati sui propri passi”. Una fiducia nell’umanità di cui c’è urgente bisogno in questo momento.

 

Marisa Cecchetti


 
 
 
Commenti
Lascia un commentoLeggi i commenti [ 1 commento ]
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 75.2%
NO
 24.8%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy