Caro Claudio, che gioia ricevere il n° 30 di Tellus, grazie al quale la mia vita sta cambiando! Mi riferisco in particolare al pezzo riproposto in apertura, A modest proposal, di Jonathan Swift, che mi ha spalancato la mente. Tu sai che in passato, scioccamente, non sono stato tenero con la Lega Padana, e me ne dolgo; perché ora ho capito che quella è la Via la Verità e la Vita, come, mi pare, disse qualcuno. Ma al momento che ho richiesto la mia adesione, mi è stato rinfacciato (giustamente) passate ironie, flaccide battutine ecc. ecc.; cose di poco conto, che però ostacolano il mio ingresso nel mondo del futuro. Come pegno di effettivo mutamento spirituale, mi è stato richiesto un atto di fede oggettivo. E qui entri in ballo tu, con il n° 30 di Tellus. Il saggio di Swift, che conoscevo solo di fama, mi ha illuminato, in quanto, come opera di vera cultura, ha fecondato la mia coscienza. Di nuovo, grazie! Tuo affezionatissimo Marco
LA RAGIONEVOLE PROPOSTA DI UN ASPIRANTE LEGHISTA
In sintesi. Occorre trovare una rapida ed efficace soluzione a un duplice problema che si fa sempre più grave: limitare al massimo l’immigrazione, specie dal sud del mondo, e tuttavia sopperire alla manodopera, per non dire manovalanza, di cui la nostra società non può più fare a meno. Dall’attuazione del presente progetto deriverebbero pure notevoli effetti collaterali del tutto positivi, quali una rassodata Identità Padano-Celtico-Cattolica, un incremento dell’industria alimentare e un aumento della circolazione monetaria; ma non solo questi.
Partiamo dalla constatazione che l’Invasione Islamica sta minando la nostra Identità PCC (pur essendo sacro, per entrambe le religioni, il colore verde), perciocché presto i nostri campanili saranno sostituiti da aguzzi minareti. Tale invasione è notoriamente dovuta a un afflusso incontrollabile, dato che nemmeno piazzando lungo tutti i nostri confini enormi cartelli con l’immagine della triade tricefala Bossi-Maroni-Calderoli con i denti digrignati si è riusciti ad arginare la marea nera & musulmana. Or dunque perché non usarla a nostro profitto?
L’idea è di spalancare le nostre frontiere e di radunare i convenuti in piacevoli campi di accoglienza, con il benvenuto di bande musicali e di majorettes, luoghi ameni ove poi i festaioli sarebbero macellati e inscatolati. Il prodotto potrebbe essere esportato nei loro selvaggi luoghi di provenienza, in cui è praticato il cannibalismo, con un incremento dell’import-export che pure favorirebbe quei paesi. Eventuali surplus di detta carne si potrebbero spacciare per l’ingrasso degli stessi immigrati in detti campi di accoglienza, in quanto sovente questi maleodoranti clandestini arrivano in condizioni non favorevoli alla macellazione.
Il problema della Marea Islamica si risolverebbe da solo, dato che quanto più le famiglie islamiche già stanziali procreano, e lo fanno come veri allevamenti umani, tanto più produrrebbero alimenti anche per sé stesse, siccome, essendo loro vietato di nutrirsi di carne suina, potrebbero surrogarla con quella dei loro bambini di circa uno, due anni di età, cotti stile “porceddu” o zampone padano (con lenticchie).
Ma la grande soluzione sarebbe che gli immigrati adibiti all’agricoltura e all’industria, per le quali c’è purtroppo un estremo bisogno, potrebbero essere metamorfizzati in alimenti allorché, a fine del rapporto lavorativo, con i loro modi arroganti pretendessero la liquidazione. Già abbiamo avuto un esempio luminoso allorché un lavoratore “abbronzato”, come direbbe il nostro simpaticissimo capo del governo, pretendendo due mesi di stipendio dal suo padrone, è stato da lui eliminato, giustamente difendendo la propria incolumità finanziaria. Insomma, le industrie, trattenendo quanto da questi intrusi sul suolo patrio provocatoriamente preteso, aumenterebbero così il loro capitale, tanto da potersi autofinanziare, per la gioia del ministro Tremonti; in specie le industrie agroalimentari, che oltretutto potrebbero inscatolare carne d’immigrato per rispedirla ai paesi d’origine: i quali gliene sarebbero gratissimi, e favorevolissimi a proseguire l’esportazione dei loro bipedi in eccesso verso le accoglienti coste italiche. Ecco risolto il problema con una piena cooperazione internazionale. E poi dicono che siamo razzisti!
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