Venerdì , 17 Novembre 2017
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Bottega letteraria > Prodotti e confezioni
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
In libreria, Eventi/ Marco Furia. Commento a tre strofe di “scacciamosche (nugae)” di Silvia Comoglio 
Genova, BUG, 27 ottobre 2017
01 Novembre 2017
 

Sia tempo a notte di polmoni il dormire,

dormire-qui-per terra!, ad atto che conosce

tutto del mio sogno: e sia, sia buio,

buio a scacciamosche!, l’ombra di bastone

che, curva di sutura, ruota sulla stella

sulla corsa sul leone”

Quest’originale cadenza, articolata secondo immagini precise e anche evocative, coglie di sorpresa: il “tempo” con cui si apre la pronuncia è come arrestato dalla meraviglia.

Non si tratta di una costrizione, bensì di un desiderio di partecipare, di percorrere assieme alla poetessa uno sviluppo linguistico ricco di fascino.

Elementi vari, cronologici, fisiologici, onirici, zoologici, conducono in un mondo popolato da fisionomie diverse congiunte in un divenire poetico che, nel presentarle, le fa esistere.

Entrare in una sequenza come questa, partecipare alla sua sorprendente complessità, significa riuscire a esserci, pur trovandosi in una dimensione originale, davvero inaspettata.

Ci si accorge, così, che quelle parole, quelle brevi frasi, sono sconosciute e anche conosciute.

Quel dormire-qui-per-terra!, ad esempio, con il punto esclamativo che sembra quasi bloccare, appunto esclamando, una propensione all’espressionismo, è vivida articolazione d’immagini, di ricordi, di possibilità.

Di fronte, poi, all’ombra di bastone / che, curva di sutura, ruota sulla stella / sulla corsa sul leone, non si può non avvertire la presenza di un impulso cinetico, di portata quotidianamente cosmica, che si amplia, tende a diventare universale e, contemporaneamente, affonda radici nella terra.

Per la poetessa, l’universale, il cosmico, e il fantastico sono lineamenti della natura umana che non si distinguono in maniera rigida dal quotidiano, poiché ne fanno assiduamente parte.

Ancora, dunque, dopo la presenza contemporanea di precisione ed evocazione, di cui parlavo all’inizio, compaiono altre due fisionomie idiomatiche apparentemente non concordanti: l’universale e il quotidiano.

Siamo al cospetto di una propensione all’ossimoro?

Sì, anche, a condizione, però, di non considerare tale attitudine quale meccanico atteggiamento rivolto a suscitare automatica sorpresa.

La varietà del mondo diviene, per così dire, argomento di uno stupore controllato e, proprio per questo, particolarmente intenso, poiché di tale argomento fanno parte la stessa poetessa e il suo idioma.

Non si tratta di optare per il dividere o per l’unire, si tratta, piuttosto, di riuscire ad apprezzare, fino in fondo, tutto quello che c’è e di scoprire, così, che le classificazioni hanno senso soltanto entro certi àmbiti.

Se non esistesse l’universale (o l’evocativo), non potrebbe esistere il particolare (o il preciso) e viceversa: simili concetti opposti fanno, insomma, parte di un costume linguistico che, proprio nel distinguerli, li mette in relazione tra loro o, per usare un termine oggi in voga, li connette.

Nel caso della strofa in commento, si tratta di una connessione derivante dall’accostarsi e dal compenetrarsi di contingenze idiomatiche dotate di vivida, intima, energia.

Coinvolti in questo ininterrotto divenire, ci ritroviamo a essere partecipi di un linguaggio in cui riconosciamo tratti familiari.

È possibile comunicare non soltanto per via degli usuali canoni (il cui uso, peraltro, è spesso insoddisfacente), ma anche non rispettando le regole, promuovendo, così, la nascita di un dire altro, inedito.

Le umane potenzialità espressive sono talmente ampie da sorprendere talvolta, in virtù della loro originalità, gli uomini stessi: percorrendo il fecondo itinerario di scacciamosche facciamo esperienza di quella meraviglia che è anche consapevolezza e, perciò, conoscenza ulteriore.

è cifra, fu detto, scissa di presenza

la notte a-non-ricordo plasmata,

bianca di gradini, dove, il cuore,

tu versi a guado della bocca”

Con una “cifra” “scissa di presenza” si apre una strofa in cui “la notte”, priva di memoria, si mostra quale àmbito in cui emergono elementi fisiologici (“il cuore”, la “bocca”) congiunti in modo del tutto inedito.

Siamo al cospetto di una tendenza al surrealismo?

O, forse, soprattutto negli ultimi due versi, è presente un’inclinazione all’espressionismo?

Possiamo rispondere in maniera affermativa a entrambi i quesiti, purché non dimentichiamo come simili atteggiamenti poetici si svolgano secondo equilibrate cadenze poco propense a creare eccessivi sconvolgimenti.

La poetessa non vuole sconcertare, piuttosto è propensa a dire, a esporre uno sviluppo vario e imprevedibile che riesce a farsi integrità esistenziale, vita nei suoi dissimili aspetti.

Occorre, senza dubbio, un alto livello di concentrazione per leggere davvero i versi in argomento, ma lo sforzo richiesto ripaga perché permette di riconoscersi in un’inattesa dimensione verbale intensa e feconda.

Il ritmo, qui, è esatto e necessario, è incidenza di una parola che sorprende per promuovere un vedere migliore, una parola i cui intagli, lungi dal ferire, aprono nuovi spazi: nell’improvviso, immenso, ampliarsi di sottili fessure esistenziali consiste, insomma, il nucleo originale della poesia di Silvia.

Un nucleo che è espressione e, assieme, efficace, vivido desiderio di comunicazione.

La poetessa costruisce un suo specifico idioma tale da non tradirla, da non creare equivoci.

I suoi versi non possono essere fraintesi, poiché il loro composto vigore non concede spazio al malinteso: le immagini sono proprio quelle, il ritmo è proprio quello, l’atmosfera è proprio quella.

Scrivere l’essere, questo è l’arduo compito del poeta e Silvia riesce in simile impresa.

Leggo a pagina 21:

disse che è ampia quanto una fronte

l’ampiezza che varia di vita nell’onda

muta di cielo sgombro a trifoglio”.

Si tratta di una breve pronuncia, dall’evidente valenza enigmatica, in cui compaiono parole d’uso comune: “fronte”, “vita”, “onda”, “cielo”, “trifoglio”.

Simile aspetto attira il lettore il quale, interessato a seguire l’impronta tracciata dalla poetessa, non viene indotto a tentare di sciogliere l’enigma ma a lasciarlo scorrere lungo una scansione che chiede, innanzi tutto, di essere ascoltata.

Ascoltata per ciò che è, ossia suggestivo sviluppo idiomatico che non dice secondo logica, eppure parla.

Parla di una vivida “ampiezza” mai identica a se stessa “nell’onda / muta” di un “cielo” in cui può trovare posto il “trifoglio”.

A mio avviso, il “disse” iniziale è immediata sottolineatura dell’evento proposto: il consueto idioma può anche volgersi in inedito linguaggio poetico.

Attenzione, però: non viene chiesto di abbandonarsi a una pur affascinante cadenza, bensì di riflettere sui collegamenti tra le singole parole, sulla maniera in cui simili relazioni sono proposte, su quel tutto che è sequenza di versi e anche altro, su un dire in poesia che è anche dire la poesia.

Insomma, il pensiero della poetessa tende a divenire pensiero del lettore (e viceversa)?

Sì, senza dubbio e bene si vede, qui, come l’enigma possa essere fonte di comunicazione.

 

Marco Furia

 

 

Silvia Comoglio, scacciamosche – nugae

Prefazione di Marco Ercolani

Profilo critico di Marco Furia

puntoacapo Editrice, 2017, pp. 62, € 10,00


Articoli correlati

  Poesia d'autore/ Anna Achmatova. Il re dagli occhi grigi
  Premi e concorsi/ Poesia e prosa: i vincitori del “Lorenzo Montano” XXXI edizione
  In libreria/ Silvia Comoglio. “Tratteggi” di Marco Furia
  Vetrina/ Patrizia Garofalo. Malacopia
  Gian Paolo Guerini: THE SMALL OUTSIDE con PICCOLE VARIAZIONI di Silvia Comoglio
  Marco Furia: Cruciverba notturno. Visual poem
  Marco Furia: Cruciverba. Visual poem
  Marco Furia: L'onirico canto di Silvia Comoglio. Otto poesie inedite.
  Marco Furia: Una statica danza? Dedicato a Shin Tanabe
  Marco Furia: Insonnia. Visual-poem
  Marco Furia: Dinamiche staticità e Sassei linguaggi di Shin Tanabe
  Marco Furia: Petrarcheschi barbagli. Su Alessandro Giorgi.
  Genova 16 giugno: Una giornata al 22° Festival internazionale di Poesia
  Marco Furia: Poetica filosofia
  Marco Furia: Concentrata voce. Su Marie-Thèrése Kerschbaumer
  Marco Furia: Strane parole. Recensione di “Anime strane” con tre brevi storie antologizzate.
  Flavio Ermini. L’esperienza poetica del pensiero
  Marco Furia: Pagina d'erbario
  Marco Furia: Silente meraviglia. Pensiero visivo di Bruno Conte
  Tiziano Salari, la ricerca poetica di Marco Furia
  Marco Furia: i “Nitidi tratti” di Shigeru Matsui
  Marco Furia: Amorose parole. Su “Il Bene” di Mario Fresa.
 
Opere correlate

 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
ISRAELE NELL'UNIONE EUROPEA. Cosa ne pensi?

Sono d'accordo. Facciamolo!
 62.5%
Non so.
 1.1%
Non sono d'accordo.
 36.4%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 24762 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. e Fax 0342 610861 C.F./P.IVA 00668000144 - SONDRIO REA 46909 - capitale sociale € 7.000 i.v. privacy policy