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Antonella Martinelli, Vincenzo Samà: “L’edera”. 4ª parte – L'inchiesta 'giornalistica' di febbraio e Free Play  
Progetto Liceo "B. Russel" - "San Vittore" Milano
'Ora d'aria nel 2° raggio' (foto Contrasto) 
24 Luglio 2008
 

Tracce dell’esperienza vissuta durante l’incontro nel febbraio del 2008 all’interno della Casa Circondariale di Milano “San Vittore” tra gli studenti delle classi IV/B e IV/D del Liceo Scientifico “B. Russell” e alcuni detenuti di San Vittore.

 

 

Il 26 Febbraio 2008 abbiamo visitato la Casa Circondariale di Milano - San Vittore, accompagnati dalle prof.sse Antonella Martinelli e Giordana Sborea.

Siamo entrati alle ore 9:00. L’atmosfera era tesa: non sapevamo a cosa saremmo andati incontro, né tantomeno quali sentimenti avremmo provato una volta varcati i cancelli che portano ai sei raggi di San Vittore.

Eravamo intimoriti e spaventati, non tanto per i contatti e i confronti che avremmo avuto con i detenuti, quanto, piuttosto, a causa dei pregiudizi che inconsciamente covavano “dentro” nei loro confronti…

Ad accoglierci all’ingresso c’erano diversi Agenti della Polizia Penitenziaria che, dopo aver provveduto a ritirare le carte d’identità e ad ispezionare con il metaldetector i nostri abiti – le borse le avevamo lasciate in appositi armadietti – hanno risposto a diverse domande:

 

Giuseppe (Agente di Polizia Penitenziaria)

Domanda) Generalmente quanto devono aspettare i detenuti nel carcere prima di ricevere la sentenza definitiva?

Risposta) Molto, sono necessari diversi mesi prima che la sentenza del giudice venga emanata; nel frattempo i non-ancora-detenuti attendono qui anche per lunghi periodi. Ma il tempo trascorso preventivamente viene poi scontato dalla pena.

Secondo lei esiste l’“anima criminale”?

Più o meno sì…

Come funzionano i contatti con il mondo esterno?

I detenuti hanno pochi contatti con il mondo esterno. Generalmente solo con i familiari, che possono venire a trovare gli ospiti normalmente una volta alla settimana e straordinariamente due volte al mese.

 

Mentre Giuseppe era letteralmente aggredito da noi ragazzi e dalle nostre interrogazioni incessanti, è sopraggiunta la Vice Comandante Manuela Federico.

Anche a quest’ultima abbiamo posto alcuni importanti quesiti:

 

Vice Comandante Manuela Federico

Come vive il suo lavoro?

La mia è una professione con mille sfaccettature: c’è, prima di tutto, l’aspetto umano. È necessario che i detenuti trovino le strade giuste per alleviare il disagio, che in carcere è a volte estremo. La componente afflittiva della pena deve essere limitata, a vantaggio di quella rieducativa. Ma non si deve mai dimenticare che la detenzione implica di per sé anche una punizione. Serve ad assicurarsi che le regole della società siano comprese e rispettate da coloro che in precedenza le hanno violate.

I due aspetti, quello della riabilitazione e quello della punizione, devono convivere e coesistere, tuttavia è necessario ricordare che dietro al reato c’è sempre una persona.

 

Ingresso in carcere

Siamo stati scortati dentro al carcere vero e proprio, abbiamo superato tre cancelli che, chiudendosi alle nostre spalle con un suono metallico, ci hanno isolato dal mondo esterno. A quel punto ci siamo sentiti anche noi in cattività, come i detenuti.

Siamo entrati con una sensazione di angoscia, ci pareva di sentire freddo, come se, attraverso le sbarre di ferro, passasse un vento gelido. Il Vice Ispettore Gianni Mazzarelli è subentrato al posto della Vice Comandante Manuela Federico e ci ha assistito per tutta la visita. Anche da lui abbiamo avuto molte informazioni:

 

Solitamente i detenuti costituiscono dei gruppi tra di loro, magari per farsi forza a vicenda?


Solitamente sì. Tendono a raggrupparsi per etnie. Insieme, parlando la stessa lingua, si fanno coraggio, si danno conforto, trovano un po’ di speranza.

Ma quando sono riuniti e parlano tra loro, a volte si rattristano. Pensano a quello che hanno perso e che forse un giorno potranno riconquistare. Vi ricordo, ragazzi, che la Casa Circondariale San Vittore ospita detenuti in attesa di giudizio. Detenuti, quindi, che ancora sperano di potere ottenere, un giorno, la tanto sospirata libertà.

Quando inizia il processo di ri-educazione dei detenuti?

Non si può imporre, il ravvedimento. Esso può cominciare già pochi secondi dopo il compimento del crimine, nel momento in cui il soggetto si pente di ciò che ha fatto. Oppure può non avere mai luogo. Dipende, ovviamente, dalla singola persona. Dal punto di vista disciplinare e giuridico, però, la ri-educazione inizia solo nel momento in cui il detenuto viene dichiarato colpevole, poiché per lo Stato Italiano una persona è considerata innocente fino a prova contraria, cioè fino al momento della sentenza definitiva.

E la religione? Come fate a far convivere persone che appartengono a religioni diverse?

Il culto della propria religione è un sacrosanto diritto che a San Vittore non è mai negato. Tra poco vi presenterò una figura molto speciale…

 

L’incontro con don Alberto

L’incontro con il cappellano ha rappresentato un’esperienza di grandissima importanza (non programmata dalla professoressa Martinelli, che lo ha conosciuto per la prima volta proprio in questa circostanza).

Don Alberto è una figura di rilievo, rappresenta per molti ospiti di San Vittore, anche non cattolici, un punto di riferimento, una spalla su cui appoggiarsi nei momenti più tristi, un confidente pieno di compassione.

Appena arrivato, don Alberto ci è parso subito una persona sensibile, in grado di capire i carcerati e di considerarli senza pregiudizi, per quello che realmente sono: uomini.

Egli ci ha mostrato la piccola cappella nella quale vengono celebrate le funzioni religiose. I detenuti la chiamano la coscienza.

La coscienza, è un luogo dove i reclusi possono parlare, dialogare e, se vogliono, pregare.

La coscienza, ci ha spiegato il cappellano, è una stanza che fa entrare l’uomo nell’uomo; può mostrargli il male che ha fatto, ma anche il bene che desidera, può mostrare il buono che c’è in ogni persona.

 

Don Alberto, che rapporto ha lei con i detenuti?

Il cappellano in carcere è semplicemente un uomo che assiste altri uomini. Io sono qui per tutti, per incontrare le persone che soffrono e per dare loro conforto attraverso la carità. Ricordate, ragazzi, che la carità è vita.

Io sono fortunato, perché in questo luogo posso conoscere la vera natura umana. Vivere qui mi arricchisce.

Non mi importa di quello che il detenuto ha commesso, a me interessa solo la persona, la sua storia ed il suo cammino. Perché l’uomo non è ciò che fa, ma ciò che è.

Quindi non esiste l’anima criminale?

No, non esiste la mela marcia. L’uomo ha infinite possibilità e il suo valore non è mai del tutto soffocato.

Chi è ateo viene comunque a parlare con lei?

Quando si crede nell’amore non si è mai davvero atei…

Si è mai trovato di fronte a un rifiuto totale?

No, c’è sempre una breccia attraverso la quale entrare…

 

Scuola, Terzo raggio-classe di alfabetizzazione

Siamo giunti infine all’incontro vero e proprio con i detenuti, nelle classi del CTP “Cavalieri”, dove i professori cercano soprattutto di dare ai loro studenti-carcerati - molti dei quali extra-comunitari - un‘istruzione di base necessaria per vivere in Italia e per farsi capire. Entrati in classe veniamo accolti da un gruppo piuttosto piccolo di alunni. Tra loro, pochi parlano la nostra lingua. Nell’aula c’è la prof.ssa Marinella Mastrosanti che apre il dibattito:

 

Un aspetto molto importante è la relazione: quando si commette un reato c’è una rottura tra la società e il detenuto. Noi tentiamo di ricostruire questi legami attraverso l’istruzione, tentiamo di far recuperare ai nostri allievi il senso della collettività.

 

A questo punto finalmente abbiamo potuto dialogare direttamente con i detenuti:

Cosa manca in carcere?

Manca solo la libertà, la famiglia, gli affetti… manca solo tutto

Si diventa amici a scuola?

Sì, ci si relaziona in modo più positivo di quanto non accada con i compagni di cella.

Quanto è importante per voi l’amicizia?

L’amicizia è molto importante. Io ed il mio amico, che mi siede a fianco, ci scambiamo opinioni e ci sfoghiamo l’uno con l’altro. Ma, se devo essere sincero, non c’è mai la sicurezza che tra le sbarre si possa vivere un’amicizia vera. Definirei il nostro legame un vincolo di solidarietà.

Cosa pensavate del carcere prima di farne esperienza diretta?

Da fuori non si può immaginare… Solo vivendo qui ci si rende conto di cosa ti manca e di cosa ti è stato tolto.

Vi sentite giudicati dalle altre persone?

Entrare in prigione rompe la normalità a cui si è abituati. Per le persone che vivono fuori noi diventiamo improvvisamente degli estranei. Chi ci giudica dovrebbe venire a vedere…

Ma noi, con la nostra presenza, vi mettiamo a disagio?

No, no, anzi! Voi rappresentate una piccola parte del mondo che viene a trovarci…

Ma un po’ d’invidia potete concedercela…

 

LA SEZIONE FEMMINILE

 

Infine, al termine della mattinata, abbiamo vistato la Sezione Femminile, dove si trova la Cooperativa “Alice”, una sartoria in cui vengono confezionati gli abiti per i grandi stilisti di Milano e per il Teatro della Scala.

Ad accoglierci non c’era la signora Paola, di cui la prof.ssa Martinelli ci aveva abbondantemente parlato. E, tutto sommato, ci è parsa una buona cosa. Perché la signora Paola, grazie alla sua eccellente condotta ormai è fuori, in libertà vigilata. Al suo posto c’era una volontaria e la signora Wang, una detenuta di origine orientale.

 

Erano ormai le dodici e mezza. Avevamo visitato solo una piccola parte di San Vittore, eppure eravamo già profondamente turbati.

Mentre, ritornati verso l’uscita, abbiamo ripreso possesso delle nostre cose, c’era uno strano silenzio: ognuno di noi rifletteva, tra sé e sé, su ciò che aveva appena visto e sentito.

Eravamo entrati carichi di pregiudizi, paure e, forse, anche di diffidenza nei confronti degli ospiti di San Vittore. Ed ora ciascuno di noi sentiva risuonare dentro di sé le parole di un corsista del CTP:

«Meditate su quello che avete visto. Fate capire fuori cosa accade qui realmente.

Abbiamo sbagliato, è vero. Ma ditelo, fuori, che siamo, prima che carcerati, persone, esseri umani degni di ascolto e di rispetto».

Dopo questa riflessione siamo convinti che non sia necessario aggiungere altro…

 

Gli allievi di IV B e IV D

del liceo Scientifico B. Russell

a.s. 2007-2008

 

 

FREE PLAY

Gioco libero

 

 

Il tema della comunicazione tra carcere e società è stato sempre presente nel fare scuola dei docenti del CTP “Cavalieri” che hanno progettato e realizzato incontri con l'esterno.

Le attività didattiche e la realizzazione di prodotti, come quelli che di seguito proponiamo, possono favorire il dialogo e contribuire a realizzare dei luoghi per l'accoglienza.

 

 

Nell’anno scolastico 1997/98 abbiamo invitato la giornalista di Repubblica Silvia Giacomoni per raccontare ai corsisti come si forma una notizia. Durante l’incontro, avvenuto all’interno dei laboratori di scrittura e pittura, i corsisti hanno potuto esprimere il loro parere rispetto ai toni scandalistici e criminalizzanti usati dai media ed hanno avuto la possibilità di confrontarsi con il punto di vista dell’ospite. Alla fine dell’incontro i corsisti hanno letto le loro poesie e hanno mostrato i loro dipinti. Da qui è venuta l’idea di realizzare un gioco da tavolo, imitando il più famoso gioco dell’oca, che rappresentasse alcuni aspetti della realtà carceraria in una logica di comunicazione con l’esterno.

Detto fatto: le classi del Terzo Reparto hanno cominciato a lavorare per definire i contenuti del Free Play. Si sono occupati del regolamento, della definizione di novanta caselle, alcune delle quali con penalità altre senza. Tutte le caselle sono state realizzate da loro stessi con disegni e dipinti. Per meglio raccontare la vita carceraria i corsisti hanno accolto l’invito ad esprimere in versi alcune modalità e attività tipiche che caratterizzano la detenzione a San Vittore.

 

Ecco il regolamento e… buon divertimento!

 

  • Gioco per due o più giocatori.

  • Vince la libertà chi per primo arriva al 90.

  • Per giocare si prendono due dadi.

  • Tira per primo chi fa il punteggio più basso.

  • Chi fa 2 con il primo tiro va all’89 e può ripetere il tiro con 2 dadi. Se a questo punto ottiene 1 va in libertà altrimenti retrocede con la modalità di chi oltrepassa il 90.

  • Chi va al 71, dove c’è il magistrato di sorveglianza, torna dov’era prima.

  • Chi va all’82, dove c’è la cella d’isolamento, ci rimane fino a che un altro giocatore occupa il suo posto.

  • Chi al primo tiro fa 9 con 6 e 3, va alla casella 26; con 5 e 4 va alla casella 53.

  • Chi va nella casella dove c’è liberazione anticipata raddoppia.

  • Chi arriva nelle caselle numero 6, 19, 33, 42, 52, 58 perde un giro.

  • Chi oltrepassa il 90, torna indietro. Se retrocedendo arriva alla casella liberazione anticipata arretra ancora di tanti posti quanti sono i punti che ha fatto.

 

 

Anche voi studenti, se lo desiderate, basandovi su questo esempio che parla del carcere, potete realizzare un gioco dell’oca che riguarda il vostro percorso scolastico. Nel farlo, non dimenticate di inserire un pizzico di fantasia e tanta ironia.

 

Di seguito potete leggere alcune poesie, che riguardano aspetti della carcerazione, scritte per essere inserite nel gioco.

 

 

La cella

 

Metri 2,20x4

due tavoli

quattro letti

quattro sgabelli

quattro armadietti

tanti attaccapanni abusivi.

Quattro persone

il quinto su una coperta:

 

un semaforo per camminare.

 

 

La libertà anticipata

 

Se hai fatto il bravo

e non hai avuto rapporti

il magistrato di sorveglianza,

se fai la domandina,

ti concede

45 giorni di libertà anticipata

per ogni sei mesi di pena scontata.

 

 

Il lavoro

 

Hai fatto la domandina?

Sei in lista?

Sei raccomandato?

Sei fortunato?

Vuoi fare lo scopino?

 

 

Il forno

 

Una scatola di cartone

un rotolo di stagnola

un fornellino a gas

un po’ di fantasia

tanta besciamella

e… nel forno la scodella.

 

 

L’impianto elettrico

 

Un po’ di luce

vicino alla branda

là dove leggere

è un problema sovrano

carta stagnola filata amano.

 

 

Il frigorifero

 

Un secchio vicino alla turca

bottiglie di plastica

infilate a canale

dal rubinetto scorre il freddo

per le nostre vivande.

 

 

I permessi


Scontata una parte della pena

dopo un periodo di osservazione

il magistrato di sorveglianza,

a sua completa discrezione,

ti può fare uscire dalla prigione.

 

 

L’aria

 

Tre ore:

una al mattino

due al pomeriggio

d’inverno in frigorifero

d’estate nel forno.

Le mura di cemento

alte cinque metri

fanno venire il torcicollo.

 

 

I mestieri

 

Scopino

scrivano

magazziniere

vitto bianco o semiliquido?

Spesino

tabelliere

portapacchi

piantone o infermiere?

 

 

(4 – continua...)


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