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Anna Lanzetta: Elementi del Neoclassicismo in Canova, David e Gros
Canova: Ebe
Canova: Ebe 
16 Dicembre 2007
 

 

Cari lettori e navigatori di Tellus, cari ragazzi, vi presentiamo il primo dei percorsi modulari, del progetto: Il diritto all’arte per gli studenti degli istituti tecnici. Progetto modulare: “Interazioni tra Storia, Arte, Musica e Letteratura”, di cui vi invitiamo a leggere la prima parte.

Questo modulo è frutto del lavoro di un gruppo di studenti del biennio di un istituto tecnico, che, interessati all’arte di Canova, David e Gros, dopo un’accurata ricerca, ne hanno commentato alcune opere, realizzando il principio ispiratore del progetto: l’arte deve essere indistintamente patrimonio di tutti gli studenti.

 

 

Elementi del Neoclassicismo in Canova, David e Gros

(a cura degli studenti)

 

L’idea di analizzare opere di Antonio Canova, Jacques Luis David e Jean Antoine Gros ci è stata suggerita dagli stessi contenuti curriculari, poiché questi artisti nelle loro opere hanno rappresentato temi che si correlano ad argomenti di storia antica, ai miti classici e a episodi dei poemi omerici da noi studiati, insegnandoci che le arti, come la poesia, guardano al passato e ne ricavano valori storici, morali ed estetici come: l’amor di Patria, l’eroismo e il bello ideale.

In questo periodo, l’arte greca oltre che imitata, fu anche studiata in modo metodico e fu proprio da questi studi che trasse spunto Canova per realizzare le sue opere, esprimendo in esse il concetto di “Bello ideale”.

Il Bello ideale era espresso dalla perfezione delle figure e dai loro gesti e Canova, rappresentò la bellezza ideale, caratterizzata dall’espressione delle passioni e del sentimento.

Queste idee influenzarono anche gli stili dell’epoca. Infatti, durante l’età napoleonica nacque lo Stile Impero che diffuse un nuovo gusto sia per l’arredamento che per la moda. Esso era caratterizzato da elementi, simboli di vittoria, come: l’aquila e le corone di alloro, che venivano rappresentati sia sul mobilio che sui gioielli. Le forme erano semplici e lineari, con decorazioni non vistose ma di grande prestigio. Questo stile interessò non solo la produzione di mobili, ma anche l’abbigliamento, con vestiti semplici e tessuti leggeri e finemente pieghettati.

Canova utilizzò gli elementi sopraccitati nella scultura Paolina Borghese, infatti, il divano, sul quale la donna è distesa, è caratterizzato da decorazioni tipiche dello stile impero.

 

Canova, David e Gros appartenevano al Neoclassicismo, un movimento artistico-letterario che si sviluppò in Europa tra la seconda metà del Settecento e il primo decennio dell’Ottocento. Questa corrente traeva spunto dalla civiltà antica, soprattutto da quella greca, che si basava sul bello ideale e riprendeva contenuti mitologici. Essa coinvolse l’architettura, la scultura, la pittura, la letteratura, la musica ed influenzò la produzione di porcellane, ceramiche, tessuti, gioielli e del mobilio. In Italia, il centro del Neoclassicismo fu Milano, dove lavorò anche Antonio Canova (1757-1822), scultore di origine veneta.

Gli artisti neoclassici espressero il ritorno all’antico con l’ambientazione, lo stile architettonico e gli abiti. Crearono nelle loro opere una prospettiva capace di attirare l’attenzione dello spettatore verso la scena principale. Guardarono all’antichità, per esprimere valori etici e civili ed esaltarono l’uomo come un eroe, che si impegna a lottare per il proprio paese; massimo esponente di questa ideologia fu Jacques Luis David con il dipinto Il giuramento degli Orazi.

Importanti in questo periodo furono le scoperte archeologiche con gli scavi di Ercolano e, più tardi di Pompei, che riportarono alla luce grandi quantità di reperti, che diffusero la conoscenza dell’arte greco-romana. L’archeologo e storico tedesco, Johann Joachim Whinckelmann, scrisse un’opera molto importante Pensieri sull’imitazione dei greci nella pittura e nella scultura, nella quale definì l’arte greca modello di assoluta bellezza e ne suggerì l’imitazione e non la copia.

 

Antonio Canova fu il massimo esponente della scultura neoclassica. Giovanissimo si trasferì a Roma, dove espresse le proprie idee sulla pittura e, in particolare, sulla scultura. Per la produzione delle sue opere si ispirò all’arte greco-romana. I caratteri fondamentali della sua arte sono il naturalismo, cioè il suo modo di rappresentare l’anatomia dei corpi e l’idealizzazione, ossia la sua capacità di disporre gli elementi e di creare tra loro un giusto equilibrio. Nelle sue opere i soggetti sono rappresentati nudi, perché secondo lui la totale bellezza di un corpo umano può essere espressa solo da un corpo nudo proprio come nell’arte greca dove l’eroe era rappresentato nudo ed era protetto soltanto dalla sua virtù.

Le opere sulle quali ci siamo soffermati di più sono quelle in cui Canova ha rappresentato la bellezza femminile, perché le consideriamo più armoniose e tra queste: Ebe, Paolina Borghese e Le Grazie. Per realizzare le sue opere, l’artista utilizzò esclusivamente il marmo bianco, poiché lo riteneva più adatto ad esprimere l’idea di equilibrio e di grazia interiore.

Canova si sofferma molto sull’anatomia dei corpi, scolpendoli in tutta la loro bellezza, come abbiamo potuto notare analizzando la scultura Dedalo e Icaro: Il mito di Dedalo e Icaro narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, (Publio Ovidio Nasone, Sulmona 43 a. c. Tomi 17 d. C.), è uno dei più belli dell’antichità. Dedalo, per fuggire insieme al figlio, dal labirinto che egli stesso aveva costruito, fabbricò due paia d’ali con penne tenute insieme dalla cera. Icaro non ascoltò i suoi consigli ed essendosi avvicinato troppo al sole, la cera si sciolse ed egli precipitò in mare e vi morì.

In quest’opera la figura di Dedalo è rappresentata in modo naturale, a differenza di quella del

giovane Icaro che è più idealizzata. I due corpi s’intrecciano: il ragazzo ha il busto inarcato, la testa piegata su una spalla e una gamba flessa; il vecchio è colto nell’attimo in cui si sposta verso il ragazzo per allacciargli meglio le ali come in un abbraccio; i gesti possono comunicare sentimenti e stati d’animo e questo gesto ci ha comunicato -commozione-.

Anche l’arte dunque simile a un libro racconta, trasmette messaggi e ci fa riflettere sui temi che ci propone proprio come nell’antichità, quando, in mancanza di libri, la storia e le storie venivano raccontate oralmente o raffigurate, con linguaggi diversi come la pittura o la scultura, e tutti potevano conoscere il coraggio e il valore di tanti eroi, emozionarsi e apprenderne i valori etici.

L’antichità ci ha trasmesso miti e leggende, storie di dei e di eroi che hanno affascinato intere generazioni e che scrittori e artisti ci hanno tramandato con le loro opere. (vedi immagine)

 

Amore e Psiche. Leggendo un brano tratto dalle Metamorfosi di Apuleio (Madaura, Africa sett., 125 d. C.) “Amore e Psiche”, ci siamo soffermati ad analizzarne il contenuto: è una storia d’amore, semplice e coinvolgente, in cui emergono le caratteristiche dell’animo umano: amore, gelosia, inganno e perdono.

La storia è una favola mitologica: Psiche, inconsapevole sposa di Amore, istigata dalle sorelle, riesce a vederlo in volto nonostante il divieto da lui posto; viene per questo severamente punita e dovrà sostenere molte prove prima di essere perdonata e portata in cielo. Amore e Psiche sono presentati dallo scultore nel momento in cui si abbracciano amorosamente e i loro volti esprimono tenerezza e amore: Psiche è sdraiata e, con le braccia alzate, circonda la testa di Amore che, piegato con una gamba tesa, l’accarezza amorevolmente. Canova coglie, come ogni artista, il momento magico della scena che suscita in chi la guarda ammirazione e commozione. La storia di Amore e Psiche ha colpito anche noi, e sia il brano letterario che la scultura ci hanno trasmesso la stessa emozione. (vedi immagine)

 

Venere e Adone. Altrettanto coinvolgente è la lettura del mito di “Venere e Adone”. Adone, giovane di eccezionale bellezza, ama Venere ma Ermes per gelosia ne causa la morte ad opera di un cinghiale. Canova presenta Adone mentre abbraccia delicatamente Venere che sembra animata da un lieve movimento ed entrambi comunicano il senso della bellezza e la purezza dei sentimenti.

 

Ebe. Quest’opera a noi è piaciuta anche se i critici non l’hanno molto apprezzata, in quanto hanno visto in essa alcuni elementi barocchi, come la nuvola sulla quale poggiano le gambe della dea. L’opera fu commissionata a Canova da una gentildonna di Forlì, la contessa Veronica Guarini, e fu realizzata tra il 1816 e il 1817; misura 166 cm di altezza ed è conservata a Forlì, nella Pinacoteca Comunale.

Nel mito greco Ebe era la dea della giovinezza; figlia di Giove e di Giunone, diventò sposa di Ercole, quando questi fu accolto nell’Olimpo. Ebe, ancella e coppiera degli Dei, spesso è raffigurata sui vasi greci, mentre regge una coppa nella quale ha appena versato del nettare da una brocca.

Canova, per creare quest’opera, si ispirò alle immagini greche: l’ha rappresentata mentre avanza leggera ed armoniosa come una danzatrice, con le braccia semiaperte che le creano intorno un movimento rotatorio e un senso di equilibrio. Una leggera tunica, drappeggiata e svolazzante, le avvolge il bacino e le lascia il busto scoperto. L’uso del marmo mette in evidenza la leggerezza del tessuto, la morbidezza della pelle e i riccioli che sembrano naturali. Dopo aver lucidato il marmo, Canova, usò la cenere, per attenuarne il bianco, e posò un velo di minio sulle guance e sulle gote di Ebe. In contrasto con il bianco vi sono piccole parti dorate e, si dice che, per curarla nei minimi particolari, mentre la scolpiva le girasse intorno. (vedi immagine)

 

E fra l’altre immortali ultima venne

rugiadosa la bionda Ebe, costretti

in mille nodi fra le perle i crini,

silenziosa, e l’anfora converse:

e dell’altre la vaga opra fatale

rorò d’ambrosia; e fu quel velo eterno.

     U. Foscolo Il velo delle grazie vv. 193-198

 

La lettura del mito ci ha fatto conoscere la storia di Ebe, Canova ce l’ha mostrata nella sua bellezza e Foscolo ci ha suggerito il colore dei capelli: così abbiamo capito come tre linguaggi, interagendo, riescano ad offrirci una conoscenza degli elementi più reale e completa.

 

Le Grazie. Analizziamo ora la scultura più famosa di Canova, Le Grazie.

L’opera, commissionata a Canova dall’imperatrice Giuseppina, fu iniziata nel 1813; misura 1.82m x 0.46m ed è conservata a San Pietroburgo, al museo dell’Ermitage.

Le Grazie rappresentano i tre aspetti di Venere: la castità, la bellezza e l’amore.

Canova le rappresenta mentre si abbracciano e questo gesto dona alla scultura un movimento circolare. Confrontando quest’opera con La Primavera di Sandro Botticelli (1444-1510), che si può ammirare alla Galleria degli Uffizi di Firenze, abbiamo evidenziato alcune differenze: le Grazie di Botticelli sono coperte da un velo trasparente mentre quelle di Canova sono nude e reggono il velo fra le mani. L’assenza del velo ispirò Foscolo che nell’Inno terzo delle Grazie, vv. 141-198, dice che Pallade, per la tessitura del velo, convoca molte dee e ad ognuna affida un compito: Psiche tesse, Tersicore danza, Iride appronta i colori, Talia suona la lira, Erato cantando suggerisce a Flora i colori da usare e le scene da ricamare.

Nell’opera di Botticelli la figura centrale è di spalle e le due laterali la chiamano a sé, affinché si unisca a loro nella danza. Totalmente diverse le rappresenta Canova; nella sua opera le Dee sono viste frontalmente, e le due Grazie laterali abbracciano quella centrale come se volessero consolarla o infonderle coraggio. Il corpo delle ragazze è perfetto e l’uso del marmo, come abbiamo già detto, ne evidenzia la purezza e la giovinezza.

Ma come si procede per creare un’opera così perfetta?

Canova studiò la figura umana in tutti i minimi particolari e realizzò l’opera prima su dei bozzetti, poi sulla creta e infine sul marmo, dimostrando che, per realizzare un’opera d’arte, si sperimentano varie tecniche e si cercano le soluzioni più adatte. (vedi immagine)

 

Interazione tra scultura e poesia:

 

Cantando, o Grazie, degli eterei pregi

di che il cielo v’adorna, e della gioia

che vereconde voi date alla terra,

belle vergini! a voi chieggio l’arcana

armoniosa melodia pittrice                            5

della vostra beltà; sì che all’Italia

afflitta di regali ire straniere

voli improvviso a rallegrarla il carme.

Nella convalle fra gli aeri poggi

di Bellosguardo, ov’io cinta d’un fonte             10

limpido fra le quete ombre di mille

giovinetti cipressi alle tre Dive

l’ara innalzo, e un fatidico laureto

in cui men verde serpeggia la vite

la protegge di tempio, al vago rito                 15

vieni, o Canova, e agl’inni. Al cor men fece

dopo la bella Dea che in riva d’Arno

sacrasti alle tranquille arti custode;

ed ella d’immortal lume e d’ambrosia

la santa immago sua tutta precinse.              20

Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi,

nuovo meco darai spirto alle Grazie

ch’or di tua man sorgon dal marmo. Anch’io

pingo e spiro a’ fantasmi anima eterna:

sdegno il verso che suona e non crea;            25

perchè Febo mi disse: Io Fidia primo

ed Apelle guidai con la mia lira

 

  Ugo Foscolo Protasi delle Grazie Inno primo, vv. 1-27

 

Il rapporto Foscolo-Canova dimostra che uno stesso tema, rappresentato con linguaggi diversi, è ugualmente coinvolgente.

 

Paolina Borghese. L’opera di Canova che ci ha incuriosito particolarmente è stata Paolina Borghese, poiché in essa l’artista associa ad un personaggio di storia coevo il mito.

Infatti Canova, per rappresentare Paolina si ispirò alla leggenda relativa al giudizio espresso da Paride nel consegnare la mela alla più bella tra le tre dee: Giunone, Minerva e Venere. Egli consegnò la mela a Venere, dea della bellezza e dell’amore e per questo motivo, Canova, scolpì un pomo nella mano di Paolina, che sta a significare la –bellezza-. La rappresenta seminuda, come una dea dell’antichità: Paolina giace semidistesa su un divano, decorato con motivi ornamentali antichi e dorati in una posa che richiama quella dei sarcofagi etruschi ed ha il busto nudo, sostenuto dal braccio destro appoggiato sui cuscini.

L’opera, è molto curata nei particolari, specialmente nelle increspature del lenzuolo, infatti Canova, grazie alle pieghe del panno, che riveste la parte inferiore del corpo, più o meno fitte, ha reso la donna più sensuale e le ha impresso sul volto un lieve sorriso.

Per creare quest’ opera egli utilizzò un unico pezzo di marmo e per rendere la statua ancora più liscia e luminosa, vi sparse sopra uno strato di cera, che le donava un lieve colore rosato.

Questa scultura dimostra l’importanza dei particolari in un’opera, a qualsiasi genere essa appartenga perché la caratterizzano e indicano anche il periodo al quale appartiene.

Quest’opera in cui passato e presente si fondono attraverso elementi simbolici come il pomo nella mano di Paolina, evidenzia che i miti e i poemi omerici, anche a distanza di secoli, sono stati sempre attuali e che gli artisti, in ogni epoca, hanno attinto ed attingono da essi valori morali ed il gusto di rappresentare il presente con riferimenti simbolici alle cose belle del passato. (vedi immagine)

 

Anche in pittura il Neoclassicismo fu rappresentato da molti artisti che espressero nelle loro opere episodi del mondo antico come abbiamo potuto vedere seguendo le lezioni del Prof. Carlo Sisi, ad es. Vincenzo Camuccini dipinse la Morte di Giulio Cesare e Pietro Benvenuti la Morte di Priamo. Per il nostro lavoro abbiamo scelto di analizzare alcune opere di David e Gros.

Jacques-Luis David (1748-1825), rappresentò momenti importanti della rivoluzione francese e fu pittore ufficiale di Napoleone. I temi da lui rappresentati ci hanno incuriosito molto, poiché riprendono episodi tratti da poemi epici e da vicende storiche che abbiamo studiato, consentendoci di analizzarli anche con il linguaggio dell’arte.

Dell’Iliade egli rappresentò I funerali di Patroclo e Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore, due momenti molto importanti per i valori etici in essi espressi, quali il tema dell’amicizia e degli affetti familiari mentre dalla storia greca riprese La morte di Socrate, esempio di virtù morale. Dalla storia romana ritrasse nel 1784 l’opera considerata il manifesto del Neoclassicismo Il giuramento degli Orazi

L’opera gli fu commissionata dal re Luigi XVI come esempio di impegno morale per la società francese, ma dopo la Rivoluzione francese e la morte del re, il dipinto assunse un significato rivoluzionario. È chiaro dunque che ogni opera è legata al proprio momento storico, lo rappresenta e assume in esso un significato specifico. Tema dell’opera è un episodio esemplare della storia romana avvenuto all’epoca del re Tullio Ostilio (VII sec. a. C.): i tre fratelli Orazi, romani, giurano al padre di sconfiggere i tre fratelli Curiazi di Albalonga, per salvare la patria. Il dipinto si presenta suddiviso in tre parti principali rappresentate dalle tre arcate: nella prima sono raffigurati i tre fratelli Orazi, nella seconda il vecchio padre e nella terza le donne che tristemente osservano i tre fratelli che giurano. Quest’opera è strutturata geometricamente, infatti i personaggi si rivolgono tutti verso il centro del quadro dove viene messa in risalto la figura del padre che dà le spade ai figli dicendo loro: o Patria o morte.

Il tema fondamentale di questo dipinto è L’Amor di patria, sentimento particolarmente sentito in quel momento di grandi fermenti rivoluzionari. (vedi immagine)

 

Nel 1793, David dipinse Marat assassinato. Per leggere queste opere e capirne la funzione abbiamo studiato gli elementi del linguaggio pittorico: la linea, il colore, la superficie e la luce.

Nel dipinto, la linea continua definisce le forme e le figure, come possiamo vedere nel lenzuolo dove giace Marat. La superficie è molto omogenea, grazie al tipo di tecnica usata: olio su tela; il colore non è molto intenso, poiché l’artista usa una tonalità bruna; la luce, che proviene da sinistra verso destra è molto importante, perché divide il personaggio in due parti: l’addome in ombra e le spalle colpite da un fascio di luce. (vedi immagine)

In un’opera d’arte dunque nulla è casuale, l’artista sceglie gli elementi in base a ciò che ha in mente di rappresentare, considerando obiettivi e destinatari, proprio come un poeta, uno scrittore o un musicista.

L’opera è importante per l’episodio storico che David in pochi mesi riuscì a rappresentare come un fatto di cronaca: Marat, eroe della Rivoluzione francese viene ucciso a tradimento da Carlotta Corday, appartenente al gruppo moderato dei girondini, perché ritenuto responsabile della violenza della guerra civile e della sconfitta dei girondini.

 

L’arte celebra Napoleone

Ogni artista vive da vicino il proprio contesto storico e spesso quando questo muta, cambiano anche i contenuti delle opere. Dopo la Rivoluzione francese infatti David divenne pittore ufficiale di Napoleone.

Molti furono gli artisti in quel periodo, impegnati a rappresentare la grandezza di Napoleone.

Pietro Benvenuti nel 1812, rappresentò Il giuramento dei Sassoni a Napoleone: gli ufficiali sassoni giurano fedeltà a Napoleone dopo la sconfitta di Jena. Il dipinto, olio su tela, che noi abbiamo visto direttamente nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, guidati dal Prof. Carlo Sisi, ci ha colpito per le sue dimensioni, infatti misura cm.380x480. In esso sono rappresentati vari personaggi storici ma quello che ci ha colpito di più è stato il mamelucco Roustan, donato a Napoleone dallo sceicco del Cairo, perché con il suo turbante, in stile orientale, diede il via ad una moda tra le donne francesi. L’ambiente in cui si inserisce la scena è preromantico, infatti il cielo è cupo, elemento tipico della pittura romantica.

Anche David esaltò molto la figura di Napoleone. Il suo dipinto La Consacrazione di Napoleone (1805-1807, olio su tela, 609x918,2 cm Parigi, Museo del Louvre), è un esempio di pittura trionfale. Il quadro rappresenta la cerimonia dell’incoronazione di Napoleone e Giuseppina, avvenuta il 2 dicembre 1804, nella cattedrale di Notre-Dame. Fu proprio Napoleone a chiedere al pittore di dipingere questo momento indimenticabile. David divise la scena in verticale, grazie alle colonne che troviamo sullo sfondo, e in orizzontale, grazie alla disposizione dei personaggi, che sono rivolti verso l'imperatore. In questo dipinto troviamo elementi classici rappresentati dagli archi a tutto sesto decorati con colori luminosi. (vedi immagine)

Anche nel dipinto Napoleone che valica il Gran San Bernardo, David esalta la figura di Napoleone. Egli rappresenta l'imperatore come una statua greco-romana, con il dito alzato verso il cielo in segno di gloria. In questo quadro si nota il movimento, che viene realizzato con la posizione del cavallo che si regge sulle due zampe posteriori.

 

Un altro grande esponente del Neoclassicismo fu Jean-Antoine Gros (1771-1835), allievo di David. In tutte le sue opere troviamo l'esaltazione di Napoleone che egli rappresenta in vari atteggiamenti. A soli venticinque anni dipinse Bonaparte ad Arcole e nel 1808 La battaglia di Eylau. Nel primo quadro raffigura Napoleone come grande guerriero ma fa emergere anche la sua interiorità infatti l’imperatore sembra quasi preoccupato, nel secondo quadro invece lo rappresenta con un aspetto guerriero e potente per la sconfitta inflitta all’esercito russo-prussiano.

Napoleone viene rappresentato da Gros, anche nelle vesti di salvatore, come si può vedere nel dipinto Gli appestati di Jaffa (1804), dove l’imperatore francese cura gli appestati. (vedi immagine)

Anche la scultura esaltò Napoleone, infatti in una delle prime sale della Galleria d’Arte Moderna di palazzo Pitti è esposta una scultura raffigurante la Testa di Napoleone.

 

Conclusioni

Lo studio anche visivo di questi temi e personaggi, ci ha avvicinato al mondo dell’arte e ci ha consentito di utilizzare in sinergia il linguaggio letterario con quello artistico, spaziando dalla storia antica alla mitologia, dal testo storico a quello epico, dal testo letterario alla rappresentazione artistica, allargando il nostro orizzonte culturale, studiando anche contenuti non curriculari.

Leggendo queste opere, ne abbiamo appreso il significato e il valore educativo. Il Neoclassicismo infatti rappresentò i momenti più salienti della storia antica, per esaltare, attraverso i miti e i poemi epici i valori morali, quali gli affetti familiari: Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore; il senso dell’amicizia: La morte di Patroclo; la dignità e l’onestà: La morte di Priamo; i grandi eroismi e l’amor di patria, valori che saranno ripresi anche dai romantici.

Mettendo in relazione i contenuti studiati con le opere citate in scultura e in pittura, abbiamo capito che i linguaggi della comunicazione sono molteplici e che ogni artista sceglie lo strumento a lui più congeniale ma ugualmente efficace per esprimere pensieri, emozioni o sentimenti.

In conclusione, questo lavoro ci è servito sia per approfondire i contenuti del programma sia per migliorare le nostre capacità di osservare un’opera d’arte, capirne gli elementi ed interpretarne il significato.

 

Opere citate:


Antonio Canova:

- Dedalo e Icaro

- Amore e Psiche

- Venere e Adone

- Il mito di Ebe

- Le Grazie e la Primavera di Botticelli

- Paolina Borghese e il Sarcofago etrusco

 

Jacques Luis David:

- Il giuramento degli Orazi

- La Consacrazione di Napoleone

- Napoleone valica il Gran San Bernardo

 

Pietro Benvenuti:

- Il giuramento dei Sassoni a Napoleone

 

Jean Antoine Gros

- Bonaparte ad Arcole

- La battaglia di Eylau

- Gli appestati di Jaffa


Gli studenti ITIS “A. Meucci” Firenze, 2001-02


 

 

Brevi note sul Neoclassicismo

 

Il Neoclassicismo è quella tendenza artistica e letteraria che, secondo una corretta visione storico-critica, si riferisce al periodo compreso tra la metà del secolo XVIII e i primi decenni dell’Ottocento e, più in particolare, agli anni tra lo scoppio della Rivoluzione francese (1789) e la caduta di Napoleone, con la conseguente affermazione della Restaurazione in Europa.

La poetica del Neoclassicismo si fonda sulla fusione di antico e di moderno, sulla sintesi di un contenuto attuale e di stile classico indicata da un famoso verso di Chènier «Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques».

 

La poetica neoclassica dunque, trova la sua genesi verso la metà del Settecento, in connessione con gli scavi archeologici di Ercolano e Pompei e la presentazione in collezioni pubbliche e private delle opere d’arte venute alla luce o della loro riproduzione in importanti volumi. Ispirandosi a queste opere, J. J. Winckelmann (1717-1768), scrisse una Storia dell’arte nell’antichità (1764) in cui delineò un ideale di perfezione artistica i cui caratteri fondamentali erano: la dignità, la grazia, la serenità, la semplicità, la compostezza anche nella rappresentazione del dolore. Una delle grandi immagini classiche è quella del Laocoónte,* il padre che muore straziato e avvinghiato con i figli, rappresentato nel gruppo scultoreo (erroneamente ritenuto da Winckelmann opera greca) è l’esempio di un animo agitato nel profondo e serenamente composto nell’atteggiamento esteriore. Secondo il Winckelmann. «alla bellezza, come al mare convengono la quiete e la calma»; essa è simile «all’acqua presa da una sorgente che quanto meno è saporosa, vale a dire priva di ogni particella estranea, tanto più si stima salubre».

Motivo centrale del Neoclassicismo è la bellezza ideale e l’arte come armonia.

Il tipo di bellezza ideale è rappresentato nell’Apollo del Belvedere (celebre statua attribuita a Policleto, Musei Vaticani) «Una primavera perenne come nel beato Elisio, riveste di amabile giovinezza la sua matura affascinante virilità e aleggia con grazia delicata sulla superba struttura delle sue membra…».

Sotto l’influenza degli studi di Winckelmann, si svilupparono in Italia indagini teoriche e ricerche archeologiche nelle quali si distinse il romano Ennio Quirino Visconti, autore di un’opera intitolata Il museo Pio Clementino descritto; altri teorici dell’arte furono: Lessing: Il Laocoóonte, Mengs e Milizia.

 

In tale contesto, nasce il mito della Grecia, considerata come il mondo della serenità e della tranquillità, verso il quale l’animo umano si protende.

L’Ellade diviene la patria ideale, la terra del sogno a cui approdare per evadere da una realtà spesso deludente. La mitologia diviene lo strumento di questa evasione. Personaggi e avvenimenti della vita contemporanea vengono così descritti attraverso il travestimento mitologico o paragonati ai miti antichi (Pasigato-Zoia, ‘800-‘900. La letteratura italiana per la maturità, Clio)

Il Neoclassicismo non si identifica né in un popolo, né in un periodo storico (Argan), velandosi a volte di una certa ambiguità.

 

Il Neoclassicismo e l’arte

Il Neoclassicismo in arte, nasce come reazione al gusto frivolo e decorativo del barocco e del rococò e si rivolge allo studio del mondo greco-romano, inteso come ordine e linearità.

Varie sono le cause che permisero il recupero del mondo antico:

  • Gli scavi e le scoperte archeologiche tra cui Ercolano e Pompei.

  • Le opere di importanti studiosi, quale Storia dell’arte nell’antichità di Winckelmann.

  • Il bisogno della Rivoluzione francese di ispirarsi alle virtù dell’antica Roma (le pitture di David)

  • Il gusto coreografico e monumentale di Napoleone imperatore nelle vesti di Giove o di Cesare

  • La ricerca del decoro e della maestosità negli edifici di uso civile (chiese, teatri, palazzi )

  • La scoperta della civiltà egizia in seguito alla campagna di Napoleone.

I due centri maggiori dell’Europa furono: Roma e Parigi e i due massimi esponenti: Canova e David.

Nacque in questo periodo “Lo stile impero” che fu prevalente nell’abbigliamento e nell’arredamento elaborati attorno alla figura di Napoleone: forme geometriche, linea retta, materiali ricchi (marmo, mogano, onice), colori scuri, ornamenti antichi (corone d’alloro, vittorie, sfingi, imitazioni del costume antico (acconciature dei capelli e vesti), stucchi e bassorilievi.

Prevaleva l’ispirazione all’arte dello scultore Fidia (Partendone).

Erano molto diffusi i medaglioni (cammei in corallo)

 

Opere in immagini:

 

Antonio Canova: Possagno (Treviso) 1757 Venezia 1822:

  • Dèdalo e Icaro; 1777-79; marmo; m 2,20x0,95x0,97. Venezia, Museo Corrèr

  • Paolina Borghese; 1804-1808, marmo; lungh. m 2 Roma, Galleria Borghese

  • Ebe; 1816-17; marmo; alt. M1,66. Forlì, Pinacoteca Comunale

  • Amore e Psiche, 1788-93; marmo; m1,55x1,68. Parigi, Museo del Louvre

  • Le Grazie; 1813 sgg.; marmo; m 1,82x0,46. San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage

 

Jacques-Luis David: Parigi 1748 – Bruxelles 1825:

  • Il giuramento degli Orazi; 1784; olio su tela; m 3,30xa,25. Parigi, Museo del Louvre

  • La morte di Marat, 1793; olio su tela; m 1,62x1,28. Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts

  • La consacrazione di Napoleone; 1805-1807, olio su tela ;609,6x918,2cm; Louvre Parigi.

 

Jean-Antoine Gros: Parigi 1771 – Meudon 1835:

  • Gli appestati di Jaffa; 1804, olio su tela; 532x720 cm, Musée du Louvre

 

A. L.

 

 

* Laocoónte: personaggio della dinastia troiana,tramandatoci dalla mitologia greca. Figlio di Capi (o di Antenore), sacerdote di Apollo timbro, morì insieme ai figli aggredito da due serpenti, perché contrario all’accoglimento del cavallo di legno in Troia (II libro dell’Eneide). L’opera firmata da tre artisti rodii Agesandro, Atenodoro e Polidoro, fu ritrovata nel 1506 e si conserva ai Musei Vaticani. Notevolissima è stata la sua influenza sugli artisti del Cinquecento, a cominciare da Michelangelo. (Grande enciclopedia De Agostini, vol. XI, 1975)


Foto allegate

Canova: Le tre Grazie
Canova: Paolina Bonaparte Borghese
Canova: Amore e Psiche
Canova: Dedalo
David: Consacrazione di Napoleone
Canova: Paolina Bonaparte Borghese
David: Il giuramento degli Orazi
David: La morte di Marat
Gros: Gli appestati di Jaffa
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