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Stefano Bardi. Parole nell'oblio: Giovanni Gentile
23 Settembre 2017
 

Il 25 aprile di ogni anno si festeggia un giorno importante per l’Italia, poiché in quel lontano giorno del 1945, grazie ai Partigiani e agli Alleati polacco-americani venne liberata e scarcerata, dalla tirannia e dalla dittatura Nazifascista. Un evento che mise fine al Fascismo Storico, alle sue ideologie, e ai suoi più illustri e grandi personaggi; e in questo mio articolo voglio ricordare un suo figlio più illustre e più grande, il quale di mestiere non faceva il dittatore o il manganellatore, bensì quello del Filosofo e del Ministero della Pubblica Istruzione. Di chi sto parlando allora cari amici, lettori, e compagni di vita? Del grande, illustre, e inimitabile Giovanni Gentile (Castelvetrano, 29 maggio 1875 - Firenze, 15 aprile 1944), che è ai giorni nostri dimenticato, disprezzato, e odiato. Una domanda viene spontanea a questo punto, ovvero, perché tutto questo astio, odio, e oscuramento mentale nei suoi confronti? Semplice, anzi semplicissimo cari amici e lettori, poiché il Giovanni Gentile aderì volutamente e fortemente, al Partito Nazionale Fascista (PNF), diventandone il suo massimo teorico e organizzatore culturale.

Per Giovanni Gentile tutte le ombre della tradizione e della conoscenza umana possono risedere solo nell’intelletto; e inoltre esisteva solo ed esclusivamente il legame somiglianza-uguaglianza e pratica-teoria. La sua filosofia è definita come Filosofia dell’Attualismo o dell’Atto Puro. Un intelletto, che fu concepito dal Gentile come il reale e come l’intera verità. Filosofia come Teologia. Una filosofia, che si basava, sulla personalizzazione delle vicende esistenziali e sull’interiorità spirituale, la quale quest’ultima era vista e concepita, come la verità delle cose. Fra tutti i meriti filosofici che ebbe, quelli più importanti sono legati ai concetti di anima e intelletto, dove con il primo termine si intende l’azione pratica e con il secondo invece, si intende l’azione nell’azione. Inoltre, per Gentile, l’anima era l’assenza totale e più precisamente l’essenza irriproducibile e interminabile, nella sua personalizzazione totale; ed era concepita come Uno, con uguale senso sia nel campo psichico sia in quello gnoseologico sia in quello religioso. In poche parole, l’anima non è qualcosa che è stata creata in modo definitivo, ma qualcosa che deve ancora realizzarsi. Solo essa medesima però può crearsi, attraverso la comprensione di sé e del suo campo di azione. In poche parole, Gentile intese l’atto puro come il processo nel realizzare un’idea, sempre però considerando l’obiettività irreale (negazione), e l’obiettività materiale (attuazione). In poche parole e per concludere, l’idea è una privata deformazione e mutazione, ovvero, è un non essere e allo stesso tempo un esistere, che si ripiega su se medesimo oscurandosi come essere.

Un punto fondamentale dell’intera sua filosofia, era quello della Religione, la quale si basava sulla logica Uomo-Dio in cui uno dei sue soggetti può esistere, solo ed esclusivamente, con la presenza e la cooperazione dell’altro; e inoltre, secondo Gentile, la Religione è la Chiesa. Una Religione che parla attraverso parole e termini chiave come Dio incarnato e divino, Dio che crea l’Uomo, Cristo, assoluzione e autonomia, Chiesa, verità rivelate, Regole ecclesiastiche, e Papa. Per Giovanni Gentile essere un cattolico, stava a significare, la prolungazione della sua esistenza nell’abissale privacy, della sua Famiglia, della Patria, e della Storia della filosofia italiana e occidentale. Un Dio che è indescrivibile e inintelligibile allo stesso tempo. Inoltre, per questo filosofo, la Fede non è solo la Fede di Dio, ma è la fede di Dio, poiché, è anche la Fede dell’uomo. Un altro e conclusivo punto fondamentale della sua filosofia religiosa, era costituito dalla concezione sugli Uomini, i quali erano visti come dei fratelli, che avevano fatto un compromesso fra di essi. Concludo sulla Religione gentiliana con l’analisi di due concetti simili, ma allo stesso tempo assai diversi, che sono quello di perpetuità e quello di immortalità. Il primo termine sta ad indicare, una specie di tempo dimidiato, che rispetta e schiavizza la verità, ma se possibile non sceglie di trascinarlo, nel magma esistenziale; e il secondo invece, sta ad indicare solo ed esclusivamente, un’essenza spirituale.

 

Per riassumere, possiamo dire che la filosofia gentiliana si può racchiudere in tre momenti:

1) Attimo Soggettivo o dell’Arte: l’Arte è intesa come la singolarità subitanea dell’anima, l’attimo fondamentale dell’esistenza religiosa, e come l’universo dell’irreale. L’Arte è la figlia della Filosofia. Per Giovanni Gentile conoscere e apprendere, vuol dire digerire l’opera e personificarla, con le sue membra ed i suoi pensieri. Arte come attimo della soggettività anacronistica, che, se si realizza nell’intelletto, può diventare una locuzione; e anima come verginea, personale, e impronunciabile soggettività dell’essere umano. Anche il processo produttivo per Gentile era qualcosa di astratto, e più precisamente era una parte attiva del pensiero. In poche parole e per usare termini più semplici, l’Arte è intesa come un’autocoscienza, che si ciba con le sue stesse membra creando così un suo Mondo personale. In conclusione, l’Arte è la contemplazione della pura obiettività, dell’ideologia irreale dall’antitesi e del soggetto irreale dall’oggetto.

2) Attimo Oggettivo o della Fede: la Religione intesa come presentazione dell’Io nel non-Io, come negazione della propria soggettività, e come contemplazione della materialità, che è un insieme composto dalle ideologie sapienti e da quelle logiche. Ancora sulla Religione dobbiamo dire, poiché è vista dal filosofo siciliano come misticismo, ovvero, come un oscuramento dell’essere umano nella materialità e di conseguenza, l’essere di Dio è il non esistere come soggetto. In questa concezione rientra anche Dio, che è visto dal filosofo siciliano, come una cosa materiale del nostro spirito. Vita come eteroclisi e Sapienza come resurrezione.

3) Attimo Sommario o della Filosofia: il filosofo è colui che illustra, organizza, e unisce le energie astrali presenti nella nostra mente. La Filosofia è concepita dal Gentile come lo scheletro dell’identità dell’Universo e come unica, vera, e inimitabile istruzione pedagogica. Inoltre e in conclusione, il suo unico e principale scopo è quello di dare una logica alle profonde e oceaniche volontà dell’esistenza cosmico-umana.

Parole queste da me spese, che sono e vogliono essere solo un omaggio a un grande intellettuale e filosofo italiano, senza nessuno scopo di Apologia del Fascismo e tantomeno, senza nessuno scopo di propaganda e aderenza a idee fasciste, come dimostra la trattazione prettamente filosofico-letteraria di questo mio articolo. Inoltre queste mie parole con forza, coraggio intellettuale, e senza paura vogliono arrivare alla riabilitazione e riscoperta di Gentile all'interno della cultura italiana. Spero in ultimo, che da queste mie parole, nascano e partano nuovi studi ed eventi, dedicati alla sua figura e al suo pensiero.

 

Stefano Bardi


 
 
 
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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 24762 LABOS Editrice
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