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Fausto Gusmeroli. La proposta “AmAMont” per un Protocollo tecnico di gestione degli alpeggi
28 Gennaio 2010
    

L'associazione Amamont propone un “Protocollo tecnico” sul modo di “caricare” gli alpeggi. Molto interessante! Sarebbe altrettanto interessante sapere la vostra opinione ed eventuali suggerimenti da poter girare ad Amamont. Suggerimenti che potete inviare anche direttamente a Fausto Gusmeroli (fausto.gusmeroli@provincia.so.it) che è il Presidente Commissione scientifica c/o Centro Fojanini - Via Valeriana, 32 - 23100 Sondrio entro il 22 febbraio 2010.

 

 

Protocollo tecnico di gestione degli alpeggi

 

Il presente protocollo è rivolto ai proprietari degli alpeggi, alle istituzioni pubbliche deputate alla pianificazione del territorio e ai tecnici che a vario titolo si occupano di alpicoltura. Sono puntualizzati i criteri fondamentali per una gestione sostenibile e multifunzionale degli spazi pastorali alpini, che possono ispirare e orientare disciplinari e capitolati d’appalto.

Il documento è suddiviso in brevi capitoli inerenti le strutture, le infrastrutture, i carichi animali, le integrazione alimentari, il pascolamento, la cura del pascolo e i prodotti.

 

Strutture

Le strutture dell’alpeggio devono essere accessibili e dotate di fonti energetiche e idriche adeguate. Materiali, tipologia, volumi e ubicazione devono conformarsi alle esigenze dell’uomo e degli animali, ma sempre nel rispetto della tradizione e dell’ambiente.

Ali spazi abitativi è richiesto di assicurare una permanenza dignitosa e sufficientemente comoda, in coerenza con i canoni convenzionali del tempo e dei luoghi.

I ricoveri degli animali devono garantire l’igiene e il benessere degli stessi, nonché comodità di lavoro per gli addetti nelle diverse fasi di allevamento (alimentazione, mungitura e smaltimento dei reflui).

I locali di mungitura, lavorazione del latte, conservazione e stagionatura dei formaggi devono rispettare le norme igienico-sanitarie ed essere coerenti con i criteri che, secondo la tradizione e/o gli specifici disciplinari di produzione sono fondamentali per la tipicità dei prodotti.

 

Infrastrutture

Le infrastrutture devono permettere il buon svolgimento delle attività d’alpeggio e concorrere ad una vita sufficientemente sicura e agevole per l’uomo e gli animali. Le soluzioni tecniche adottate per l’approvvigionamento idrico ed energetico e per le reti di comunicazione dovranno essere calibrate sulle reali necessità e privilegiare la semplicità e l’armonioso inserimento nell’ambiente. Dove non strettamente necessarie, andranno dunque evitate opere complesse, quali rotabili, acquedotti ed elettrodotti, in favore rispettivamente di piccole piste o impianti a fune, adduzioni mobili e piccoli impianti (piccoli salti, pannelli solari e fotovoltaici etc.).

 

Carichi animali

Gli alpeggi vanno caricati in modo equilibrato, con animali dalle caratteristiche morfologiche, funzionali, di rusticità e produttività idonea e privilegiando specie, razze e tipi genetici autoctoni. È sconsigliato bestiame molto pesante e produttivo, troppo esigente in termini nutritivi e di cure, facilmente aggredito da patologie cliniche e sub-cliniche (mastiti, zoppie e altro), poco abile nel pascolare e dannoso per l’integrità dei cotici.

Nella definizione del carico si deve tenere conto delle specifiche esigenze nutrizionali dei soggetti, distinguendo non solo tra le razze, ma anche entro la razza. Ciò si potrà fare introducendo nel calcolo delle UBA (Unità Bovine Adulte) dei coefficienti di conversione calibrati sulle effettive caratteristiche e prestazioni produttive degli animali. Ad esempio, se ad una bovina di razza Bruna Italiana in asciutta viene fatta corrispondere 1 UBA, una bovina di razza Valdostana Pezzata Rossa nel medesimo stato fisiologico potrà avere un valore non superiore a 0,8 UBA, mentre una Bruna con una produzione di 10 litri di latte potrà equivalere a 1,3 UBA.

In linea di principio è meglio costituire mandrie o greggi omogenee (stessa specie e stessa razza), per i noti problemi di adattabilità (gerarchizzazione, dinamiche di gruppo) e rischi di diffusione di patologie infettive. Tuttavia, dove previsto dalla tradizione pastorale e casearia o in certe condizioni di pascolo molto eterogenee (alternanza di zone comode e pregiate e zone impervie e di bassa pabularità) può essere conveniente ricorrere a più categorie di animali, separando opportunamente i rispettivi domini pascolivi.

Non tutti gli alpeggi sono naturalmente idonei al pascolo bovino e alla produzione di latte. Per questi possono essere interessanti i piccoli ruminanti da carne, dato anche l’interesse per produzioni quali l’agnello, l’agnellone e il capretto alimentati con foraggio verde. Questi animali sono anche molto adatti al recupero di pascoli abbandonati.

 

Integrazioni alimentari

In una gestione sostenibile dell’alpeggio il pascolo deve costituire la fonte principale o esclusiva della dieta. Sono ammesse unicamente integrazioni con sali minerali e fieno in caso di necessità. Nei bovini, una razione di solo pascolo è tuttavia sufficiente ad alimentare soggetti tipicamente di montagna, ossia poco esigenti e rustici, ma non animali alloctoni pesanti e produttivi. Per garantire a questi uno stato di benessere e salute, nonché l’esplicazione delle potenzialità produttive, si deve necessariamente ricorrere ad integrazioni con concentrati. Volendo contenerne gli effetti negativi sui cotici (aumento delle deiezioni e loro concentrazione in superfici ridotte) e sulla tipicità delle produzioni (effetto di diluizione), queste non devono però oltrepassare una quota del 20% della sostanza secca ingerita. L’assunzione di foraggio va mantenuta la più elevata possibile destinando a questi soggetti i pascoli migliori, in superficie adeguata e nel momento ottimale di sviluppo, quando cioè l’altezza del manto non ha superato i 20 cm e lo stadio di maturazione non è troppo avanzato.

 

Pascolamento

Il pascolamento libero o vagante è causa di una serie di inconvenienti per gli animali e il pascolo e non permette una gestione dell’alpeggio che ne esprima compiutamente il carattere multifunzionale. La condizione imprescindibile per assicurare una buona alimentazione al bestiame, la conservazione e il miglioramento dei cotici e della fertilità dei suoli, la salvaguardia delle zone di interesse naturalistico (zone umide, torbiere, zone di riproduzione della fauna selvatica) e una convivenza esente da rischi con la fauna selvatica è applicare sistemi di pascolamento controllato. Ciò può essere attuato in vari modi (pascolo guidato, turnato, razionale, a rotazione), tutti per altro accomunati da una suddivisione del dominio pascolivo in lotti di pascolo, utilizzati secondo una precisa sequenza. Senza entrare nel dettaglio, è importante che i lotti non siano troppo grandi, per evitare di cadere negli inconvenienti del pascolo vagante, e che siano forniti di punti d’abbeverata. Laddove sia adottato il pascolo integrale (animali non stabulati), occorre disegnare i lotti in modo da avere zone idonee al pernottamento degli animali e alla mungitura del bestiame da latte, o riservare specifici lotti a queste funzioni. Dove invece il bestiame è stabulato si deve cercare di ridurre al minimo gli spostamenti dalla stalla al pascolo e viceversa.

Fondamentale è rispettare in ogni lotto l’equilibrio tra fabbisogni e disponibilità di erba e la corretta gestione delle deiezioni. Le mete vanno rotte appena indurite e il materiale accumulato nei ricoveri va distribuito uniformemente sul pascolo a fine stagione.

 

Cura del pascolo

Un carico equilibrato e un buon pascolamento sono di norma in grado di mantenere i cotici in buone condizioni. Se così non fosse è necessario intervenire con specifiche azioni: sfalcio e raccolta dei residui d’erba e controllo delle infestanti con mezzi meccanici (taglio, recisioni, estirpazioni, calpestio con gli animali). Altri interventi utili possono essere gli spietramenti e la regimazione delle acque. Questi lavori andrebbero programmati di anno in anno, in modo da evitare il progressivo ed esteso deterioramento delle superfici che imporrebbe poi interventi massicci e costosi.

 

Prodotti

Le produzioni tradizionali, anche di significato strettamente locale, contribuiscono a diversificare l’offerta e valorizzare il territorio e la sua cultura. Spesso, e in modo particolare i prodotti caseari, hanno poi un elevato valore dietetico, nutraceutico e organolettico, derivato essenzialmente dall’erba dei pascoli e dall’ambiente in senso lato. Occorre pertanto tutelarli, salvaguardando la loro tipicità, obiettivo che si realizza valorizzando le razze e i genotipi animali autoctoni, la dieta a base di pascolo e le tecnologie tradizionali. Per quest’ultimo aspetto, pur all’interno di un’inevitabile evoluzione, si deve cercare di evitare la pastorizzazione del latte e l’uso di innesti non autoctoni.

Un’azione di grande interesse è l’incentivazione della vendita in loco, utile non solo ai fini remunerativi, ma per rimarcare ancora una volta il legame con il territorio e l’identità culturale. Alla stessa stregua possono essere utili le attività agrituristiche, la promozione di forme di escursionismo in malga, percorsi didattici e ogni azione mirata a promuovere il mondo pastorale.


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