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Interrogazione Poretti-Perduca: “Il carcere di Arezzo chiude?” 
Intanto è vuoto per ristrutturazioni interne mai finanziate e mai iniziate. Fino a quando?
21 Giugno 2011
 

E a che servono allora i lavori di ristrutturazione delle mura esterne, costati 2 milioni e mezzo di euro, con termine previsto a novembre?

 

 

Si vuole chiudere il carcere San Benedetto di Arezzo? Questa è la domanda ricorrente e allarmata tra il personale di vigilanza e amministrativo in pianta organica all'istituto, che dal 12 giugno scorso non effettua più servizio in quanto è stato svuotato anche degli ultimi detenuti, con la motivazione di ristrutturazioni interne. Peccato che però di lavori dentro al carcere, che avrebbe sì bisogno di ristrutturazioni con una previsione di spesa dai 2 ai 4 milioni, non se ne sono ancora visti e non sono in previsione, né finanziati né appaltati.

Ma allora perché non continuare a tenere in funzione nel frattempo quella piccola sezione di “accettazione” (da 10 a 19 detenuti) che serviva a custodire temporaneamente le persone arrestate nel territorio della provincia fino alla convalida o meno dell'arresto?

Questa era l'unica sezione, assieme a 4 detenuti definitivi lavoranti e un semilibero, rimasta attiva dopo che, nel luglio 2010, erano iniziati dei lavori di ristrutturazione delle mura esterne, per un importo di circa 2 milioni e mezzo d'euro, con termine previsto al prossimo novembre.

Ora che anche questa sezione è stata “temporaneamente sospesa” in attesa di lavori di non si sa quando, le Forze dell'Ordine che effettuano gli arresti nel territorio aretino sono costretti a portare le persone arrestate a Firenze, a Siena o a Perugia, trasferimenti che costano certo tempo e denaro, e che privano per il tempo necessario il territorio di competenza della loro azione di controllo e prevenzione.

Inoltre, anche magistrati, legali e parenti dei detenuti, sono costretti a simili dispendiose e impegnative trasferte per le convalide degli arresti, l'assistenza e i colloqui. Senza considerare che tutto il personale del carcere di Arezzo ora attende risposte dal DAP alle incognite apertesi in questo modo sul proprio futuro lavorativo, e temono di venire distaccati un domani presso altri istituti toscani.

In un quadro di grave sovrappopolazione dei detenuti in tutta Italia, con quasi 5.000 detenuti nella Regione Toscana a fronte di poco più 3.000 supposti posti tollerabili, di sempre peggiore carenza di risorse e di organico, il sospetto di un ulteriore sperpero di denaro e della soppressione o della sospensione a tempo indeterminato di un istituto di pena, grava come un macigno sulla disastrata situazione penale della Toscana e nazionale. Per avere delle risposte in merito, con il Sen. Marco Perduca, abbiamo presentato un'interrogazione al Ministro della Giustizia con la quale chiediamo:

- [...] quali siano le cause della sospensione delle attività nel carcere di Arezzo;

- se esistono ulteriori progetti di ristrutturazione finanziati e/o già appaltati che interesseranno l'istituto penale di Arezzo e entro quale data dovranno iniziare i lavori;

- se e entro quale data sia previsto il ripristino delle attività di detenzione presso questo istituto;

- se non ritiene auspicabile, in considerazione dell'alto tasso di sovraffollamento che interessa in generale gli istituti di pena italiani,

che il carcere di Arezzo possa al più presto riprendere la sua normale attività e ne sia sfruttata appieno la capienza, e se ha adottato dei provvedimenti perché questo avvenga.

 

Donatella Poretti

 

 

Qui il testo dell'interrogazione


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276