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Lidia Menapace. Divagazioni
'Il Giudizio Universale', affresco di Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina 
10 Aprile 2008
 

Siamo ormai alle ultime battute e mando alcune divagazioni, ma prima di tutto, essendo riuscita a fermarmi un po' per leggere la posta che si era accumulata, comincio col rispondere a tutti e tutte che mi hanno mandato auguri per gli 84, graditissimi gli auguri e felice io di riceverli.

 

Prima di passare alle divagazioni, ho trovato nella posta una dichiarazione di dell'Utri, uno degli “intellettuali” di Berlusconi, che in risposta a un appello per un voto antifascista diffuso dall'Aned (Associazione nazionale ex deportati) dice testualmente: «se vinceremo le elezioni tutti i libri di storia saranno revisionati»: sarà cioè ripristinato il libro di storia di stato, come era durante il fascismo? Oppure saranno sottoposti a censura preventiva tutti i testi che i vari e le varie storiche scrivessero, in modo da renderli conformi al Dell'Utri-pensiero? siamo al fascismo quasi esplicito, nel senso che gli manca solo il nome: l'articolo è stato pubblicato dal corrierone. Dobbiamo fargli perdere, e mi associo alla risposta di un insegnante che gli ricorda che i libri di testo li adottano i professori e non Dell'Utri; aggiungo che anche quelli che li scrivono, sono per lo più accademici. E non Dell'Utri e company.

 

Ciò che dirò è mitologico e scientifico insieme, a mo' di pastiche letterario, che detto in francese fa pensare a una cosa molto diversa da un pasticcio quale è.

 

Perché sinistra, dato che diciamo -unici- di essere di sinistra. La parola è un po' sinistra in effetti e difatti a sentirne che cosa dice la Bibbia si è un po' scossi. In una pagina famosa che narra mitologicamente la vicenda della fine del mondo e del giudizio universale, il Signore seduto sul suo trono chiama i morti e dice ad alcuni “venite qui voi buoni e sedetevi alla mia destra”, e poi caccia via i cattivi mandandoli all'inferno. Di purgatorio non vi è traccia, sia detto per incidens, il Signore non fa scelte di centro e non sta da due parti, non solo ma anche, quello del non solum sed etiam è Cicerone, non proprio campione di coraggio): un'altra volta addirittura loda i violenti che conquistano il regno dei cieli e sputa (letteralmente: “li vomiterò dalla mia bocca”) i tiepidi, che stanno sempre senza decidere dove stare. Teniamolo presente.

Nel racconto i più stupiti di tutti sembrano i buoni che domandano perché debbano stare nel posto che nelle costumanze era il posto d'onore, alla destra del potente. E il padreteno risponde che aveva fame e gli hanno dato da mangiare, aveva sete e gli hanno dato da bere, era carcerato e gli hanno fatto visita, era ammalato e lo hanno curato, era pellegrino e lo hanno accolto ecc. E sempre più stupiti i “buoni” che non lo conoscevano nemmeno, chiedono quando mai gli hanno fatto quelle cose e la risposta è lapidaria: ogni volta che l'avete fatto per chi ne aveva bisogno, lo avete fatto a me. Da cui si capisce che i buoni sono quelli che hanno fatto o almeno tentato, opere di carità e giustizia anche per gli immigrati e che oggi stanno a sinistra. Bisogna cambiare l'etichetta dei sacri testi.

 

Il greco è la lingua più politica che ci sia, avendo inventato quasi tutte le parole della politica, a cominciare da politica per andare a monarchia aristocrazia e democrazia e i loro peggiorativi tirannia oligarchia e demagogia: mette il discorso politico sotto la protezione della dea Peithò, la dea della persuasione (non mancando di sottolineare che la persuasione può anche essere cattiva, non dialogica, bensì mediatica e in questo caso si chiama discorso demagogico o sofistico, che inganna le folle e umilia il popolo).

Comunque i Greci chiamano la sinistra aristerà che vuol dire addirittura “più ottima” (so che è una etimologia varroniana, ma ho detto che facevo divagazioni e un pastiche): teniamoci dunque il nuovo galateo biblico e associamoci al senso greco di “sinistra”.

 

Come sappiamo sinistra indica chi nelle assemblee occupa i posti alla sinistra del seggio di chi presiede. E teniamoci pure il posto, che ha assunto il significato di “appassionati/e alla giustizia sociale, culturale, di genere, politica ecc”.

Insomma, mi pare che possiamo essere d'accordo.

 

Ma perché l'arcobaleno? A me sembra davvero un simbolo di sinistra, anche più grande e dilatato da ciò che ricorda nel simbolico recente della politica, cioè l'Ecologia e i Verdi, perché anche la bandiera della pace è arcobaleno.

Nel mito -di nuovo quello biblico ma non solo- si ricorda un evento calamitosissimo, che rischiò di far finire la specie umana, chiamato diluvio universale: se ne parla nell'antico Testamento e in molte altre mitologie, quella grecoromana e quelle nordiche, ad esempio. Nella Bibbia si racconta che per punire gli uomini delle loro malefatte, Dio mandò un terribile tsunami, tanto che dopo giorni e giorni di pioggia continua la terra era quasi sommersa. Noè un patriarca molto simpatico (dato che ci viene ricordato come inventore, e consumatore un po' esagerato del vino), si preoccupa delle sorti del pianeta e costruisce una grande barca (poi chiamata Arca di Noè), ci stipa tutti gli animali e le piante che conosce, e la sua famiglia, infine prendono il largo, vagando per quaranta giorni, per vedere se da qualche parte ci fosse terra dove approdare. Ma per i fatidici quaranta giorni e quaranta notti non vedono che acqua: alla fine una colomba con un rametto di ulivo nel becco arriva e un grande arcobaleno si disegna in cielo come patto e promessa da parte del Signore che non darà più simili “lezioni”, e scendono sulle pendici del monte Ararat in Armenia. Sembra che da allora in poi la colpa delle sciagure sia da riversare in prevalenza sulle rovinose scelte fatte dai potenti della terra (impoverimento di popoli e persone, non “poveri” dunque, bensì impoveriti dalle scelte capitalistiche ad esempio, cambi climatici, inquinamenti vari ecc. ). Poiché per salvare l'ecumene Noè ebbe cura di imbarcare sempre un maschio e una femmina di tutte le specie viventi, essere sinistra arcobaleno significa che bisogna essere assolutamente paritari nel distribuire il potere e il suo esercizio: non si tratta cioè di una moda o di un amabile gesto esornativo).

 

Mi fermo qui per ora.

 

Lidia Menapace


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